Frases

LA GENTE DENTRO di Paolo D’Aprile

La gente dentro

Potrei cominciare dalla lettera ai giornali del comandante generale della Polizia Militare. Oppure dalla storia di Douglas Rodrigues, diciassette anni. O magari dal link di youtube con il linciaggio subito dal colonnello Reynaldo Rossi durante una manifestazione. Forse però sarebbe meglio raccontare dei saccheggi, dei blocchi stradali, del coprifuoco vigente in mezza città decretato dal PCC. Magari adesso racconto tutta la faccenda dell’intercettazione telefonica e le conversazioni tra i capi mafia, in galera in un carcere di massima sicurezza: capi mafia in carcere che dirigono i loro affari attraverso i telefonini fatti passare dalla vigilanza corrotta.

La Polícia Militar, Polizia Militare, risponde direttamente al Segretario di Pubblica Sicurezza nominato dal governatore. Centomila uomini la cui funzione è mantenere l’ordine pubblico. Tra le più violente e corrotte del mondo, la polizia militare dello stato di São Paulo è in guerra aperta e dichiarata contro il crimine organizzato. Il governatore non fa che ripeterlo ogni qualvolta gli capiti l’occasione, anzi, il suo primo atto governativo fu quello di intercettare e neutralizzare un gruppo di delinquenti che si preparavano ad un assalto spettacolare. Una soffiata mise in allarme l’alto comando che convocò le truppe scelte nel luogo più vulnerabile, in cui l’autobus che trasportava i delinquenti era costretta a rallentare, al casello dell’autostrada. Una volta bloccata, sulla corriera si spalancò l’inferno. Morirono tutti. Dodici “bandidos” pericolosi e armati di mitra e bazuca massacrati senza preavviso. L’inchiesta determinò che non riuscirono a sparare neanche un colpo. Fu un monito, un avviso, come a dire “qui comando io”. Da quel momento in poi la città pagò un prezzo altissimo. La guerra deflagrata dal governatore fece migliaia di morti. Tutti ci ricordiamo ancora le giornate nere in cui il PCC attaccò la città e i cittadini. In una notte 60 poliziotti uccisi, trucidati dentro le loro case, il giorno successivo centinaia di autobus incendiati (con la gente dentro), coprifuoco, strade deserte. La vendetta fu immediata. Cinquecento persone assassinate dalla polizia militare in poche ore, molti dei quali innocenti, o semplici cittadini scambiati per “bandidos” colpevoli di essere nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Nuovi attacchi, nuove vendette. Il governo per mettere fine alla carneficina scese a patti con i capi, reclusi nel carcere di massima sicurezza. Fu la “pace”. L’anno scorso il patto fu rotto e la guerra ricominciò. Non più in modo così palese, ma attraverso il giro delle estorsioni e delle bombe, che scoppiano nelle agenzie bancarie nell’area riservata ai bancomat.

Eppure gli indici ufficiali dicono che la criminalità, gli omicidi, gli assalti, le rapine, sono in rapido declino. Il governatore ringalluzzito dice “è il frutto di un lavoro serio di prevenzione”. Noi che lavoriamo per la strada e conosciamo la realtà, sappiamo bene che la verità è un’altra.

PCC, vuol dire Primeiro Comando da Capital. La telefonata, intercettata e trasmessa da tutti i mezzi di comunicazione, fa da controcanto alle dichiarazioni ufficiali. Dicono i mafiosi: “il governatore dovrebbe ringraziare me, sono io che ho fatto abbassare gli indici di omicidi e di rapine, il governo deve tutto a me. Prima, ammazzare uno era facilissimo, ci si sparava addosso per niente, oggi è “maior burocracia”, oggi è molto più difficile, mi devono chiedere il permesso”. La risposta delle autorità arriva immediatamente attraverso una nota che pare uscita dalla commedia degli inganni: non è vero, sono io – dice il governatore –  a comandare, non lui.

Nel frattempo le grandi manifestazioni di giugno, la grande protesta popolare che ha coinvolto l’intero paese e ha ridato alla gente l’orgoglio di appartenere a una nazione, di avere voce e forza,  sono state prese in ostaggio. I capi mafia nella telefonata famosa dicono: “bisogna mettere della gente nostra nelle manifestazioni…” In pochi giorni, da pacifiche che erano improvvisamente si fanno sempre più violente. Da manifestazioni di popolo, famiglie, cittadini di ogni classe sociale, giovani, studenti, lavoratori che esprimevano il loro malcontento e il loro entusiasmo, si sono trasformate in cortei di black bloc. I contenuti, l’agenda politica proposta, il dibattito sulle questioni locali e su quelle nazionali generato dalle mobilizzazioni di giugno è improvvisamente scomparso, in favore del discorso truculento sulla repressione ai “mascarados” che distruggono tutto quello che gli viene a tiro; invece del confronto democratico, anche duro, della cittadinanza con le autorità sorde e cieche, il silenzio e la paura.

La gente è praticamente scomparsa e assiste impotente alla scia di distruzione quotidiana. I bersagli preferiti: gli autobus. Esattamente come faceva il PCC. Il terminal che lega il centro alla zona est era pieno. Il corteo invade le pensiline e distrugge tutto quello che è nel suo cammino. La polizia guarda da lontano, non interviene e quando lo fa è con il metodo disastroso di prendersela con i più deboli, con ragazzine indifese, con le coppiette di adolescenti ingenui. Improvvisamente un grido “pega pega” prendilo prendilo. Il colonnello Reynaldo Rossi, comandante della truppa, è circondato e linciato. Non muore solamente perché il suo autista, agente in borghese, riesce a trascinarlo via dalla furia assassina. Il terminal è in fiamme, le biglietterie distrutte, la gente in panico.

Poche ore dopo, a morire davvero è Douglas Rodrigues, diciassette anni. La polizia dice che lo sparo è stato accidentale. I testimoni negano con veemenza. In favela è così che si fa, prima si spara e poi si chiedono i documenti. La protesta popolare comincia per combustione spontanea. Donne, bambini, parenti e amici bloccano la loro insignificante strada. Poco dopo è la rodovia Fernão Dias, autostrada federale che conduce a Minas Gerais, ad essere bloccata. Gruppi armati obbligano i camionisti ad abbandonare i loro veicoli che vengono incendiati, un autobus depredato, i negozi della regione saccheggiati da orde di scalmanati che, già che ci sono, sequestrano e rapinano gli automobilisti presi nell’ingorgo gigantesco. Per ore ed ore, la zona nord della città è abbandonata a se stessa. I gruppi di razziatori agiscono indisturbati. La mattina dopo viene decretato il coprifuoco, ma non dalle autorità civili. Negozi e scuole chiuse. A ordinarlo è il PCC. Nonostante gli appelli della polizia, e le dichiarazioni formali di che tutto è sotto controllo, la gente sa benissimo a chi deve ubbidire. Oggi è giovedì mattina. Da lunedì scorso, la zona nord della più grande città brasiliana è in mano ai delinquenti e alla loro volontà. E mentre la città esplode, il comandante generale della Polizia Militare scrive una lettera ai giornali, in cui ammette di avere le mani legate da leggi troppo permissive e tolleranti verso la criminalità e approfitta per chiedere il permesso di agire come vorrebbe.

Sulle immagini divulgate si potrebbero fare molte riflessioni. Il linciaggio del colonnello nel terminal di autobus da parte dei black bloc risponde a una logica precisa. Gruppi neofascisti mascherati e in camicia nera usano la tattica del branco, mordi e fuggi, mossi dall’unica finalità di distrugge il legittimo movimento popolare: quanto pior melhor, tanto peggio tanto meglio. A volte ne prendono qualcuno, che viene liberato istantaneamente per mancanza di prove. Una ragazzina di diciannove anni, alta un metro e cinquantadue è stata denunciata in base alla legge della Segurança Nacional, per la quale è stata accusata di atti contro i poteri dello stato, come se quella signorina fosse un pericoloso terrorista: portava nello zaino una bomboletta spray! Il comandante generale ha scritto hai giornali: datemi carta bianca. Una parte della stampa radical chic vede in questo tipo di protesta, una specie di nuovo maggio francese, i black bloc sarebbero gli ultimi romantici della comune di Parigi: la prova è che davanti al commissariato, in attesa della loro liberazione dopo un fermo fittizio, i loro amici cantavano l’internazionale! I giovanotti si mettono d’accordo via internet, si organizzano con feisbuk si filmano con l’aipad: come direbbe Pasolini, sono sempre loro, i figli prediletti della logica repressiva. Ragazzotti di vent’anni a cui viene dato o status di partigiani della causa contro lo Stato e che non sanno neanche mettere a posto la loro camera da letto.

Terra Pappagalli, Terra de Vera Cruz, Terra Brasilis. Molti i nomi dati alla zona torrida scoperta quasi per caso, o meglio, inventata per necessità immanente da filosofi e navigatori spagnoli e portoghesi che contro Plinio, Aristotele e gli antichi saggi, dovettero arrendersi all’evidenza. Colombo non aveva alcun dubbio, il “paradiso terrenal” doveva per forza essere qui. Lo confermava il clima ameno, l’assenza dei rigori invernali, la nudità degli uomini, la loro innocenza. La natura tutta con la magnificenza e l’esuberanza delle sue forme lodava il creatore. Il nome dati dagli indios alla reyna de la fruta era la conferma di che, così come nelle Indie orientali, fino a qui erano arrivati gli apostoli, SãoTomé das Indias, proprio lui, San Tommaso, quello che, con la scusa di abbracciare ancora una volta il suo Signore , finse di non credere alla verità delle sacre ferite.  La reyna de la fruta: l’ananas, il cui nome non è altro che la giunzione di due parole Anna Nascitur. E chi, se non la mulher vestida de sol, la Regina Coeli, è nata da Anna e di cui si invoca centocinquanta volte il nome nel Rosario? Ecco la prova della santità di queste terre, il sacro nome dell’Ananas. Il paradiso terrestre era qui, a due passi, nell’orto sotto casa.

Nel 1609, il Governador Geral, decise di fare del Brasile un nuovo Perù. Era là infatti che si trovavano le miniere d’oro e d’argento di Potosì, era là che la promessa di ricchezza senza fine veniva mantenuta. Qui invece nessun metallo prezioso, solo l’immensità della foresta infestata di cannibali. Si decise quindi di importare duecento “pecore da carico di quelle che portano l’argento di Potosì”. Pecore da carico: Lama. Per essere come il Perù, per trovare oro e argento, si deve cominciare dai Lama. E così facciamo fino ad oggi. Importiamo Lama elettronici sotto forma di smart phone e cravatte Hermès, per sentirci anche noi nel nuovo Perù tecnologico del lusso che non avrà mai fine.

Invece nella zona nord è tutta un’altra storia. Non più la massa di Pellizza da Volpedo, ma il sottosuolo, l’infernale agglomerato di straccioni, l’inarticolata, feroce massa dei dannati della terra agli ordini di chi grida di più, il PCC, lui sì capace davvero di mettere in ginocchio il sistema democratico e lo stato di diritto. Il sottosuolo ha spalancato i suoi tombini dal quale è uscito l’istinto trasformato in azione, in volontà di sangue e definitiva vendetta

Il vero Lumpenproletariat, a cui negli ultimi anni è stato insegnato il valore del consumo e dell’apparire effimero, il valore dei Lama, in quanto capace del nichilismo del possedere istantaneo, oggi ha imparato la lezione ed esige che il suo spazio venga riconosciuto. Nato dalla violenza della miseria, risponde con la violenza dei fatti, dei saccheggi degli incendi delle rapine degli omicidi delle esecuzioni, esige la presenza delle telecamere per contemplare la ferocia della sua forza e l’implacabilità delle sue azioni, ordinate e pianificate dalle menti assassine di una mafia in combutta con i governati, ma eseguite dall’incontrollabile estemporaneità, dalla voluttà distruttrice, questa sì anarchica nel vero senso della parola.

Il paradiso terrestre si è disfatto, si è liquefatto, si è volatilizzato per sempre, soffocato da una realtà irreale, dalla potenza della sopraffazione morale e materiale contro coloro che non hanno più nessuna difesa e finiscono per accettare come ineluttabile tutto ciò che succede, richiudendosi in un guscio di paura e rassegnazione. La gente… la gente, dentro. Dentro agli autobus incendiati, dentro di casa spaventata, dentro se stessa annichilata dalla macchina del consenso che esige misure drastiche. La gente…

di Paolo D’Aprile

http://www.youtube.com/watch?v=6nyVxGL3XNo

http://www.youtube.com/watch?v=lJIiZkd7EFU

http://globotv.globo.com/globo-news/jornal-globo-news/v/policiamento-e-reforcado-na-rodovia-fernao-dias/2921810/

http://g1.globo.com/sao-paulo/noticia/2013/10/governo-de-sp-pediu-acao-da-prf-na-fernao-dias-diz-ministerio-da-justica.html

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