Frases

FRASES 1

Tantas quantas foram necessárias – FFAA JÁ – Não sabíamos que estava aberto – Merecem ser atacadas – Foi tudo inútil

È stata la settimana delle frasi. So che isolate dal loro contesto valgono poco e poco dicono. So che è il contesto stesso che ritratta quello che realmente siamo, o quello in cui ci siamo trasformati. Dicono che raccontare, spiegare, esternare, sia una forma di esorcizzare la paura, allontanare  gli incubi, annullare la violenza. Stavolta non è così, stavolta, ricordare, scrivere, raccontare, è per me una fonte di totale disperazione, è come se all’improvviso illuminassero l’abisso per mettermi faccia a faccia con l’orrore.

gdm_photos_040La Comissão da Verdade – Commissione della Verità – lavora da più di un anno con le mani legate da una legge del 1979 che dichiara l’amnistia generale per i “crimini” commessi nel periodo della dittatura militare, mettendo così allo stesso livello torturatori e torturati, ossia, i detentori del potere e chi a questi si ribellava. La legge permise il ritorno degli esiliati, ma garantì l’impunità dei carnefici. Il presidente della repubblica di quegli anni, il generale João Baptista Figueiredo, era a tal punto convinto della necessità di una pacificazione nazionale che disse: “farò di questo paese una democrazia e chi non è d’accordo lo arresto e lo spezzo in due”. Funziona così: la Comissão da Verdade convoca, interroga e comunica al paese le sue conclusioni, senza però avere il potere legale di infliggere pene o sanzioni. Sono stati ascoltati i sopravvissuti. Adesso è il momento dei boia. Dice il colonnello Paulo Malhães: “ho ucciso tante persone quanto fu necessario”. Dice il colonnello Paulo Malhães: “La tortura è un mezzo, se vuoi sapere la verità devi torcere… in quell’epoca non esisteva il DNA, quando devi eliminare un cadavere, quali sono le parti che possono determinare l’identità di una persona? L’arcata dentaria e le digitali… Rompevo i denti, le mani, le tagliavo da qui in su”. Dichiara davanti a un paese distratto e totalmente estraneo all’argomento. Gli assassini argentini sono in prigione e pagano per quello che hanno fatto. I nostri al contrario ricevono omaggi da buona parte della società che dedica a loro nel cinquantesimo anniversario del golpe, una marcia commemorativa. Si tratta della riedizione della famosa marcia di cinquecento mila persone che legittimò l’intervento militare contro il “pericolo comunista”: “la marcia della famiglia con Dio e per la libertà”. Oggi non più di mille persone in piazza, ma il cartello principale diceva: FFAA  JÁ, Forças Armadas Agora! – Una invocazione ad un nuovo azione militare: FORZE ARMATE ADESSO!

I poliziotti responsabili sono stati liberati dopo un solo giorno. Affermano  não sabiamos que estava aberto, non sapevamo che era aperto. La storia è quella di sempre. Una operazione in favela, gli spari, una donna colpita a bruciapelo. I testimoni raccontano i dettagli, completamente diversi dalla versione ufficiale, che parla di legittima difesa, di pallottole vaganti, e delle cose che sempre inventano per giustificare l’ingiustificabile.  Nello Stato di São Paulo è stata promulgata una legge che proibisce ai poliziotti di soccorrere le vittime di una sparatoria. Questo perché si è “scoperto” che la maggioranza di coloro che venivano trasportati in vettura per essere trasferiti all’ospedale, arrivavano morti. Ossia: erano assassinati nel tragitto da quelli che teoricamente avrebbero dovuto aiutarli. A Rio de Janeiro, il soccorso alla vittima è a descrizione degli stessi poliziotti protagonisti dell’evento. La donna colpita, ferita, è stata caricata in vettura, ma non nella parte posteriore dell’abitacolo come vuole la regola. La donna ferita è stata caricata nel porta bagagli. Il porta bagagli si è aperto con la macchina in movimento. Il corpo della donna è stato trascinato sull’asfalto per centinaia di metri. Chi assisteva, i passanti, gli altri automobilisti, tutti, avvisavano a gran voce. Le vettura si ferma, i poliziotti scendono e ributtano un’altra volta il corpo nel porta bagagli. Não sabiamos que estava aberto, Non sapevamo che era aperto, hanno dichiarato al giudice. Sono stati liberati. La pattuglia è composta da tre uomini, il capo e i suoi subordinati da tempo sono sotto inchiesta per altri omicidi.

È stata divulgato oggi un sondaggio effettuato da un importante Istituto di Ricerca, sulla violenza contro le donne. 65% dei brasiliani ha risposto di sì: le donne che usano vestiti succinti e che lasciano visibile gran parte del corpo merecem ser atacadas, meritano di essere attaccate e che “se le donne sapessero comportarsi ci sarebbero meno stupri”. Non so se il colonnello Paulo Malhães ha risposto a questo sondaggio. Non so se la pattuglia di Rio de Janeiro ha risposto, ma non importa: adesso so che ogni 100 persone che incontro per strada, 65 di esse giustificano lo stupro.

Il Papa Francesco, proclamerà santo il padre gesuita José de Anchieta.

Il 25 gennaio 1554 aiutò a fondare la città di São Paulo, fino alla sua morte ebbe un ruolo memorabile nella storia del Brasile. Umanista e poeta, aiutò a tradurre nell’idioma locale i misteri cristiani. Percorse il litorale del paese da nord a sud cercando di trasformare “gli indios senza Fede, senza Legge, senza Re, in uomini”. Il lavoro di evangelizzazione e conversione obbligava il religioso ad adattare i dogmi della fede alla realtà indigena, e aveva come impegno più difficile l’estirpazione del cannibalismo rituale, “la maggior prova dell’esistenza del demonio”. In uno dei suoi rari momenti di sconforto, racconta che una vecchia indigena, già convertita, in punto di morte, ricorda con nostalgia il suo tempo di selvaggia: “ah se adesso potessi mangiare una gambetta tenera di un bambino Tupi, o magari un braccino… per lo meno solamente un dito… che nostalgia… che nostalgia…” José de Anchieta, oggi sepolto nella cripta della cattedrale di São Paulo, nel descrivere il desiderio e la volontà della moribonda dice: Foi tudo inútil, è stato tutto inutile.

São Paulo Brasil XXI secolo

Edith Moniz

Paolo D’Aprile

Per saperne di più:

Il colonnello Paulo Malhães

http://www1.folha.uol.com.br/poder/2014/03/1430795-coronel-admite-que-torturou-matou-e-ocultou-corpos-na-ditadura-militar.shtml

– Il portabagali aperto

https://www.youtube.com/watch?v=j1TnEwAufwg

– Sondaggio IPEA

http://www1.folha.uol.com.br/cotidiano/2014/03/1431871-para-65-mulher-que-mostra-o-corpo-merece-ser-atacada-diz-pesquisa.shtml

 

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