Frases

Dilma

Per il momento le richieste di aiuto sono quasi quattromila. Che roba, ragazzi,: una settimana fa pensavano di vincere! Oggi, invocano l’esercito. È evidente che sto generalizzando in modo tale da non farmi prendere sul serio. Però a pensarci bene forse davvero così. Erano così conviti di vincere, anzi di stravincere, che ora, scornati e strapazzati per benino, invocano l’aiuto salvifico delle forze armate. D’altronde fanno sempre così, hanno sempre fatto così. Quando sentono quel tipico bruciorino, piangono come mammoni disperati. Poi magari se ne pentono perché alla lunga i militari stancano anche loro, però all’inizio sono lì ad applaudire in piedi. Quando Lula venne eletto la prima volta, nel lontano 2002, il consenso internazionale e soprattutto quello nazionale, erano così grandi, così imperiosi, che chi bofonchisse qualcosa, lo faceva sottovoce: o per timore di essere preso per scemo, o per vergogna pura e semplice. Adesso è diverso. Alcuni parlano di fraude, di brogli elettorali, di urne violate. A proposito di urne: sappiate siamo l’unica grande democrazia del mondo ad utilizzare l’urna elettronica che permette di sapere il risultato delle votazioni dopo una mezz’oretta: urca che bello, ragazzi.

DilmaSì, dicono proprio così: urne violate, manomesse, contraffatte, voti spariti o modificati nottetempo. Insomma non accettano la vittoria di Dilma Rousseff. Dicono: se il paese va male, l’economia va male, la corruzione è dappertutto, se dovunque tu guardi trovi degrado e malaffare, se pure la nazionale di calcio perde i pezzi, com’è possibile che abbia vinto la principale responsabile di tutto ciò? Come è possibile? Te lo dico io, dice il signor Carlos: sì avrà pure avuto cinquanta milioni e passa di voti: cinquanta milioni di miserabili e di vagabondi che vivono alle spese dello stato, mentre noi che paghiamo le tasse e lavoriamo dobbiamo mantenerli. Ecco perché, ha vinto ancora, hai capito? Se il Brasile si separasse e lasciasse il nord e il nord est a quei miserabili, si starebbe molto meglio. Lo sai che il PIL di São Paulo equivale a quello di molti paesi europei? Lo sai?

Ha ragione il signor Carlos: Dilma ha stravinto nel nord e nel nord est, proprio là dove i programmi sociali del governo funzionano massicciamente. Ed invece ha straperso al sud e soprattutto qui a São Paulo, dove si-la-vo-ra; ha capito? Qui-si-la-vo-ra!

Bolsa Família, il colossale programma di trasferimento di reddito, praticamente la differenza tra la fame e la dignità, le borse di studio che permettono l’accesso in massa alle università, il miglioramento delle condizione economiche che hanno tolto milioni e milioni di persone dalla miseria, tutto questo il signor Carlos e i suoi amici non lo mandano giù. Hai visto come sono ridotti i nostri aeroporti? Sembra di stare alla stazione delle corriere. È questa una delle frasi ricorrenti in ogni conversazione, qui nel mio quartiere, con il signor Carlos, che vuole uccidere tutti i Sem Terra. Adesso, tu non lo sai, ma sono venuti da Cuba e dal Venezuela per insegnare i Sem Terra a fare la guerriglia, dice convinto. Dilma era una terrorista, vuole impiantare il comunismo. Lo si sente dire in giro, lo ripetono in coro per lo meno quelli che invocano le forze armate, lo si legge su facebuk e compagnibella, anzi facebuk è pieno di bandiere nazionali listate a lutto.

Comunque non preoccupatevi, ragazzi, non ci sarà nessun golpe, state tranquilli. Molti giornalisti alla Tv e nei loro articoli affermano categoricamente che il governo ha in mente di istituire una specie di censura, di controllo sui mezzi di comunicazione con lo scopo di mettere a tacere le voci contrarie. No, ragazzi, anche se molti giornalisti gridano aiuto aiuto, non ci sarà nessun golpe. Però a pensarci bene, sta storia fa un po’ arrabbiare, mi verrebbe davvero voglia di chiamare qualche cubano dalla mano pesante per togliermi dai piedi per lo meno il signor Carlos. Ma se lei, la PresidentA, con la A finale, come le piace farsi chiamare, ha detto che è pronta al dialogo, chi sono io per invocare la Siberia?

E allora, volemose bene, damose da fà, semo romani, basta litigare…, è facile dirlo.

Pensate, ragazzi, che lunedì scorso, il giorno dopo le elezioni, la borsa è crollata e il dollaro è schizzato alle stelle: ecco, “l’economia che va male”, il mercato, non soppartano Dilma e la sua gang, dicevano un po’ tutti (giornalisti specializzati, giornalisti non specializzati, vicini di casa, parenti, parenti dei vicini di casa..), senza pensare neanche una volta al classico attacco speculativo. Infatti oggi, dico e ripeto, oggi, il dollaro è disceso e la borsa è salita. Ma mi faccia il piacere!

Non c’è niente da fare, quando l’economia è il fine e non il mezzo, a qualunque sussulto della borsa: apriti cielo. E via ad invocare l’esercito.

Calma ragazzi, ho esagerato un po’, ma poi neanche tanto. Tanto, come si dice qui, Deus é Brasileiro!

São Paulo, Elezioni Presidenziali 2014

Edith Moniz

Paolo D’Aprile

Quattro anni fa scrivevamo così:

Mulheres

Quando Lula passerà la fascia presidenziale a Estela, avrà le lacrime agli occhi. Perfino gli avversari si commuoveranno: per la prima volta nella storia il Paese sarà guidato da una donna. Cinquantasei milioni di voti, il destino di una nazione. Trasformare il Brasile in un colosso internazionale, dare finalmente dignità al suo popolo, alla sua gente.

Dilma 1Lúcia rimase in prigione per tre anni e venne torturata nei modi più abbietti. Qualche anno fa, già nella posizione di ministro, quando interpellata da una commissione parlamentare di inchiesta istituita per indagare la marea di scandali di corruzione del governo, venne apostrofata con sarcasmo: “Come facciamo a crederle, se ha sempre mentito, se quando venne interrogata dalla polizia mentì per tre anni consecutivi…?”  Luiza fissò negli occhi colui che osò parlarle in quel modo e rispose: “Avevo diciannove anni, venni arrestata e torturata barbaramente, e dire la verità sotto tortura significa consegnare i compagni alla morte. Io, grazie a Dio, riuscii a mentire”. La sala, davanti alla sua voce alterata e al suo sguardo assoluto, sprofondò nel silenzio.

I miei vicini di casa sono in lutto. Non possono concepire come una “bandita” sia  oggi  Presidente della Repubblica. I miei vicini di casa non perdono occasione di insegnarmi che Patrícia è una criminale pronta a sbranarci tutti, pronta a dare il via alle invasioni di terra, a distruggere la proprietà privata e a costringere le donne ad abortire. Lo ha detto pure il congresso dei pastori evangelici e dei vescovi cattolici. Non votate per chi è a favore dell’aborto, per chi è a favore della morte! Il candidato avversario sfilava con un rosario in mano e sui volantini la sua faccia veniva affiancanta a quella di Gesù tra la frase “Io sono la via la verità e la vita”.
Ho ascoltato attentamente il primo discorso di Wanda. Ieri, nel calore della vittoria, ha preferito leggere per non dimenticarsi di niente, per non commettere errori, per essere il più chiara possibile. Mi ha colpito una frase, la stessa che tanti anni fa disse Maria e che decidemmo porre come epigrafe alla raccolta dei nostri scritti chiamata “Proprio Qui”. In quei giorni Maria era alla fine della sua vita, un tumore le devastava il corpo, ma non la sua anima. Disse Maria:  “…è impossibile appoggiare la testa sul cuscino e dormire in pace finché qualcuno, bambino o anziano, continua privato della sua dignità di persona umana”.
Dice Marina: “Non  potremo riposare fino a quando esisterà gente che sta morendo di fame, fino a quando ci saranno intere famiglie che stanno vivendo per la strada, mentre i bambini poveri vengono abbandonati alla loro sorte, fino a quando ci sarà il regno del crack e della crackolandia. Sradicare la miseria nei prossimi anni è una meta che faccio mia, per la quale chiedo umilmente l’appoggio di tutti quelli che possono aiutare il paese a superare questo abisso che ancora ci separa dal diventare una nazione sviluppata”.
Quando il Paese viveva il suo momento più difficile, una ragazza di 19 anni decise da che parte stare. Decise che era venuto il momento. Entrò nella cladestinità, prese parte alla guerriglia. Si faceva chiamare Estela, Lúcia, Luiza, Patrícia, Wanda, Marina….

Dalla sua nazione, dal suo popolo, dalla sua gente, oggi, è stata eletta Presidente della Repubblica. La signora Rousseff. Finalmente conosciuta da tutti col suo vero nome: Dilma!

São Paulo, Brasil, Elezioni Presidenziali 2010

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