Social News

Il Brasile che vogliamo

Lettera del Gruppo Emmaus alla Presidente Dilma

Correas (RJ), 9 novembre 2014                        

Cara Presidente Dilma Rousseff,

Noi, i partecipanti del Gruppo Emmaus, vogliamo congratularci per il suo sforzo e impegno durante la faticosa campagna elettorale, così come per i risultati del suo primo mandato. Siamo un gruppo di teologi/e di varie chiese cristiane, sociologi/e, educatori/trici e militanti che ci incontriamo regolarmente da quattro decenni. Siamo tutti impegnati a costruire un Brasile, socialmente ed economicamente più giusto, solidale e sostenibile. La maggior parte di noi ha lottato fin dall’inizio a favore di PT e del suo progetto sociale. In queste elezioni del 2014, molti di noi hanno espresso pubblicamente il proprio sostegno alla sua candidatura. Abbiamo discusso, quindi, e ci siamo resi conto del rischio che il progetto popolare del PT, rappresentato da Lei, non possa riaffermarsi e consolidare. Per noi cristiani, in particolare nelle migliaia di comunità di base, abbiamo la convinzione che la partecipazione politica, di natura democratica, popolare e liberatrice, si presenta come uno strumento per raggiungere i valori del Regno di Dio.

Questi valori sono la centralità dei poveri, la conquista della giustizia sociale, l’aiuto reciproco, la ricerca incessante della dignità e dei diritti degli oppressi, la valorizzazione dei lavoratori e delle lavoratrici, l’equa ripartizione e il rispetto per la Madre Terra. Pertanto, in linea con il dialogo che Lei ha proposto alla società, vogliamo presentare alcuni suggerimenti perchè il suo governo prosegua nell’attuazione del progetto che beneficia la società brasiliana, in particolare i più vulnerabili.

Ref Pol QuadroIl Brasile che vogliamo

Queste sono le grandi opzioni che riteniamo debbano essere presenti nella costruzione del Brasile che vogliamo:

Promuovere una riforma del sistema politico. Una riforma che porti a fine il finanziamento delle campagne elettorali e dei partiti politici da parte delle imprese private, e stabilisca il finanziamento pubblico. Una riforma che consenta la partecipazione dei cittadini e cittadine al processo decisionale:

– In materia di politica economica;

– In qualsiasi progetto che abbia forte impatto sociale e ambientale;

– sulla privatizzazione delle imprese statali e dei servizi pubblici.

Una riforma che includa la democratizzazione del potere giudiziario, che è ora il meno controllato dei tre poteri.

Solo allora potremo dire che ci muoviamo verso una democrazia politica, economica, sociale e culturale, in un dialogo effettivo tra i membri della società politica e della società civile, il che significa governo del popolo, dal popolo, per il popolo.

Rafforzare un modello economico più sociale e popolare. Ripensare con attenzione la privatizzazione dei servizi pubblici e delle nostre risorse naturali (compreso il petrolio).

Orientare un modello economico incentrato sulle persone, sulla realizzazione dei loro diritti e in un rapporto armonico con la natura, il “buon vivere” – come condizione per affrontare la grave crisi ecologica in cui siamo immersi. Deve essere chiaro a tutti, ce lo auguriamo, che il governo Dilma governa l’intero paese, ma privilegia i poveri e coloro che non sono in grado di mantenersi da soli.

Realizzare un audit sul debito pubblico, esterno e interno, come previsto dalla nostra Costituzione (Costituzione federale, Disposizioni costituzionali transitorie, art. 26, 1988).

Abbiamo bisogno di sapere a chi deve e quanto è il debito reale del Brasile, e come è stato fatto questo debito. L’unico audit che il Brasile ha fatto, nel 1931, ha rilevato che il 60% del debito era irregolare, giuridicamente inesistente. Nel 2000, si è tenuto un Plebiscito Popolare sul debito estero, a cui hanno partecipato 6 milioni di persone, e il 95% ha votato per la realizzazione di un audit sul debito. L’Ecuador ha effettuato un audit sul debito pubblico nel 2009 e ha scoperto che il 70% del debito era irregolare. Da allora, ha cominciato a pagare solo il 30%, il resto è stato investito nella sanità e nell’istruzione.

Rivalutare i megaprogetti alla luce dei criteri ecologici, ambientali e sociali affincè non minaccino l’ambiente e l’habitat delle popolazioni indigene, quilombi e le comunità delle rive dei fiumi. Investire nelle energie rinnovabili, in particolare nell’energia solare – visto che siamo uno dei paesi più soleggiati del mondo. Stabilire una strategia per la fine graduale dell’uso di fonti energetiche dannose per l’ambiente e pericoloso per la vita, come l’energia nucleare e la termoelettrica.

Proteggere l’ambiente: Da anni, gli scienziati, i movimenti sociali, le organizzazioni ambientaliste e molte ONG stanno mettendo in guardia sui gravi problemi climaticiche il Brasile avrà se mantiene il modello di sviluppo predatorio attuato finora. Quello che era una previsione sta accadendo davanti a noi: la più grave crisi di carenza d’acqua , con rischi evidenti per la popolazione, e il verificarsi di pioggie torrenziali, di vere tempeste, in diversi luoghi del paese, che causano distruzione e morte.

La scarsa considerazione per l’Amazzonia e il Cerrado, continuando la deforestazione – anche se il ritmo di deforestazione è diminuito – è il fattore principale per le piogge smisurate nel Nord e la siccità nel Sud-est. Il Brasile ha bisogno di assumere l’obiettivo di “deforestazione zero”.

La mancanza di acqua è il risultato di diversi fattori, tra cui la mancanza di attenzione per lo stato di vitalità dei nostri fiumi, la realizzazione di mega-progetti, la distruzione delle foreste fluviali, l’inquinamento delle acque e la mancanza di infrastrutture sanitarie e di trattamento degli scarichi fognari. Il Brasile ha una posizione privilegiata nel mondo: il 13,8% di acqua dolce è qui. La più grande falda acquifera, l’Alter do Chão, è nel nostro Paese. Eppure, molti dei nostri fiumi si stanno prosciugando, e comincia a mancare acqua in molti luoghi. Il secondo più grande serbatoio di acqua desalinizzata, la falda acquifera Guarani, è stato contaminato dalla infiltrazione di pesticidi. Vediamo urgente una politica che privilegi il cambiamento della nostra matrice energetica verso le energia più pulite (solare ed eolica), con un minor impatto ambientale (i grandi impianti idroelettrici) o il peggioramento dell’inquinamento ambientale e il riscaldamento globale (impianti termici a carbone, petrolio e gas ).

Difendere i diritti dei popoli indigeni e dei quilombi: I primi abitanti di questa terra sono stati i popoli indigeni. Quando i portoghesi arrivarono qui, si stima che ci fossero circa cinque milioni, suddivisi in più di 600 popolazioni, con le loro diverse culture e lingue. La colonizzazione ha causato un vero e proprio genocidio: interi popoli sono scomparsi, lasciando oggi, meno di un milione di persone. Molti di loro non hanno più terra su cui vivere – coloro che erano i millenari proprietari di queste terre – e vengono decimati, come è il caso dei Guarani-Kaiowá. Altri stanno perdendo la loro terra e, soprattutto, i loro fiumi, per megaprogetti, per l’agrobusiness, per l’industria mineraria. Lo stesso vale con le comunità dei quilombi.

E’ urgente garantire i diritti costituzionali a questi popoli, ripristinare le loro condizioni di vita, far fiorire tutta la ricchezza di essere un paese plurilinguistico multietnico, multiculturale e se vogliamo chiamare civile la nostra società: una civiltà che non rispetta i diritti umani non ha diritto a questo nome.

Fare la Riforma Agraria. Si tratta di una rivendicazione dei lavoratori rurali che risale alla prima metà del XX secolo, e che è stata uno dei motivi per il colpo di stato militare del 1964. La dittatura ha impedito riforma agraria, ma neppure i governi successivi l’hanno realizzata.

Si tratta di una riforma strutturale necessaria per porre fine alla concentrazione della proprietà della terra – dove 1% dei proprietari terrieri controllano quasi la metà della terra – per democratizzare l’accesso, facendo sì che la terra sia destinata a coloro che la vogliono lavorare e produrre cibo per la popolazione. E garantire condizioni favorevoli per cui le persone possano rimanere nei campi.

Promuovere la Riforma Urbana, per democratizzare il diritto alla città. Che le città siano fatte per la gente, non per le auto; investire nel trasporto pubblico di qualità, dare priorità all’uso delle rotaie (metropolitana, treni), ridurre i tempi di viaggio tra casa e lavoro. Per quanto riguarda l’alloggio, frenare la speculazione immobiliare e assicurare che tutti siano in grado di vivere con dignità, con pieno accesso ai servizi pubblici.

Limitare OGM e pesticidi. Fino a pochi anni fa, ci sono stati dubbi sul fatto che gli OGM siano nocivi per la salute. Quest’anno, un manifesto di 815 scienziati di tutto il mondo, ha allertato i governi che gli OGM rappresentano un pericolo e che si dovrebbe stabilire una moratoria di cinque anni senza OGM, fino a che ricerche indipendenti provino che sono buoni per l’essere umano. E’ urgente una politica di riduzione, controllo e fermare questo tipo di piantagioni impianto che sta danneggiando la generazione attuale, ma pregiudicherà ancora di più le generazioni future. E peggio ancora, permette il controllo della nostra agricoltura da parte di grandi multinazionali di questo settore, il cui unico interesse è l’aumento sempre maggiore dei profitti, mettendo in pericolo la nostra sovranità alimentare.

Lo stesso si può dire per l’uso di pesticidi: siamo il più grande consumatore di pesticidi in tutto il mondo. Nei paesi sviluppati, molti dei pesticidi che vengono ancora utilizzati qui sono stati vietati da oltre 20 anni. Ha attirato la nostra attenzione il regista Silvio Tendler, con il film “Il veleno è sul tavolo.” E ‘assolutamente necessario stabilire una politica di controllo rigoroso sulle sostanze che entrano nei nostri alimenti, e ridurre sistematicamente il loro utilizzo.

Riforma fiscale. Riformare il nostro sistema fiscale in modo che sia progressivo, cioè, paghi di più chi guadagna di più e paghi di meno (o nulla) chi guadagnano meno, il che significa che l’imposta sul reddito abbia peso maggiore della tassa sui consumi.

Introdurre l’imposta sulle grandi fortune, al fine di ridurre l’enorme disuguaglianza sociale che caratterizza il nostro Paese. Aumento delle tasse sulla proprietà rurale, per porre fine al privilegio dei latifondisti. Introdurre l’imposta sul capitale finanziario (banche e investimenti): “la tassa sulle transazioni finanziarie” (la famosa Tobin Tax). Questa riforma è essenziale per invertire l’attuale sistema fiscale, generatore di disuguaglianza.

Politica di sicurezza pubblica. Abbiamo urgente bisogno di una nuova politica di sicurezza pubblica e la riforma del nostro sistema carcerario, in modo che diventi rigenerativo e non solo punitivo. Sono incarcerati /e, oggi, in Brasile, circa 550.000 persone. La maggior parte di loro è in prigione per reati contro il patrimonio o il traffico di droga, non per i crimini letali. In Brasile, avvengono circa 50.000 omicidi dolosi all’anno. La maggior parte delle vittime sono giovani, poveri, neri, e di sesso maschile. Questo genocidio deve finire, e abbiamo mezzi per farlo. Si deve esercitare la sicurezza pubblica per proteggere la vita dei diritti dei cittadini, non solo quelli della proprietà.

Democratizzare i mezzi di comunicazione. E’ necessaria una legge che renda la libertà di informazione e di espressione reale per tutti i brasiliani (e non solo per l’elite che controlla i grandi mezzi di comunicazione), e che apra lo spettro della comunicazione, rompendo l’ attuale oligopolio – che favorisce solo un piccolo gruppo di grandi proprietari, a scapito dei diritti della maggioranza.

Universalizzare i diritti umani, politici, civili, economici, sociali, culturali e ambientali, nel rispetto della diversità. Garantire un sistema sanitario pubblico di qualità, così come l’educazione, i trasporti, i servizi igienico-sanitari di base. Che si combatta con tutta la forza, la violenza della polizia, l’uso della tortura sui detenuti comuni e la situazione degradante delle carceri sovraffollate.

Valorizzare i lavoratori e le lavoratrici: Assicurare lavoro per tutti/e. Un lavoro dignitoso e non precario. Riduzione dell’orario di lavoro a 40 ore, senza riduzione del salario, come l’assegnazione di guadagni abusivi di produttività del capitale. Ristrutturazione dell’apparato di ispezione del Ministero del Lavoro. Lotta alla terziarizzazione.

Il controllo sociale della pubblica amministrazione, al fine di garantire un servizio pubblico rivoltogli interessi dei cittadini. E ‘essenziale che essi possano esercitare il controllo dell’attività parlamentare, così come il controllo dei governi (locali, statali, federali). Aggiornare il progetto di Partecipazione sociale. Creare Osservatori di Controllo sociale (OCS) in tutti i comuni brasiliani, formati da rappresentanti della società civile.

L’etica nella politica e della politica. Il comportamento etico è essenziale per la vita del cittadino e in particolare per quelli/e che si vogliono dedicare al servizio della società, del bene comune, del servizio pubblico. Nessuna politica basata sulla corruzione porterà ad una società giusta, democratica, solidale e equa. Un’altra politica è possibile, con punizione esemplari e riforma delle nostre istituzioni, al fine di contenere l’impunità.

Cogliamo l’occasione per dire che ci impegneremo a collaborare con i mezzi a nostra disposizione in modo che questi suggerimenti possano diventare possibili e facciano progredire questo progetto di società che tutti cerchiamo.

Le auguriamo il successo nella Sua nuova gestione, chiediamo che su di lei ci sia la lucidità e il coraggio dello Spirito Creatore e sul suo governo, tutte le benedizioni divine di luce, di pace e di amore reciproco.

traduzione di Antonio Lupo

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