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A colloquio con la Presidente Dilma

14-12-01 A colloquio con Dilma1La presidente ha ricevuto il 26 novembre, i rappresentanti del Gruppo Emmaus, che da 40 anni, articola, in Brasile, la teologia della liberazione e gli strumenti pastorali che la rendono realtà nella sfera ecclesiale. Ci ha accolto in Planalto (sede del Governo a Brasilia) per più di un’ora, in compagnia di Aloisio Mercadante, capo della segretaria del Governo. Dilma era di buon umore, aperta ai nostri suggerimenti e critiche. Abbiamo consegnato la lettera firmata da 34 partecipanti di Emmaus, tra cui teologi/e, sociologi/e , educatori e attivisti dei movimenti pastorali.

Abbiamo espresso la nostra proposta per il suo secondo mandato nel testo dal titolo “Il Brasile che vogliamo”: riforma politica (per il quale ha chiesto suggerimenti); un modello economico maggiormente sociale e popolare; audit del debito pubblico; rivalutazione dei mega progetti alla luce dei criteri ambientali e sociali; difesa dei diritti dei popoli indigeni e dei quilombolas; restrizione dell’uso di OGM e pesticidi. Abbiamo insistito sulle riforme di cui il paese ha tanto bisogno, principalmente la riforma agraria, urbana e fiscale. Abbiamo suggerito una nuova politica di sicurezza pubblica e di riforma carceraria; la democratizzazione dei mezzi di comunicazione; e l’universalizzazione dei diritti umani con il rispetto per la diversità.

Riteniamo importante ridurre l’orario di lavoro a 40 ore settimanali; la rideterminazione del progetto di Partecipazione sociale; e una rigorosa lotta alla corruzione.

14-12-01 A colloquio con Dilma2Abbiamo sottolineato l’importanza di un dialogo costante con i movimenti sociali e in particolare con i giovani. Dilma ha subito messo in agenda tale proposta. Abbiamo criticato anche il sistema di comunicazione del governo e insistito sulla valorizzazione dei centri di riferimento per i diritti umani e la politica di protezione dell’ambiente.

Dilma ha ringraziato non solo per le nostre critiche e suggerimenti, ma ha aperto canali perchè diventino frequenti.

Ho avuto l’impressione che il presidente non ha molti interlocutori critici. Il potere tende a inibire coloro che cercano un guadagno personale, mantenendo la funzione e la buona impressione presunta, e preferiscono non correre il rischio di essere sgraditi. Così si crea un circolo vizioso: il presidente ascolta molti che lo circondano solo di elogi, ed è disinformato su valutazioni critiche rilevanti. Al termine dell’udienza, Dilma ha espresso l’ammirazione per l’uomo che occupa oggi il suo cuore: il papa Francisco. Ha riferito degli incontri che hanno avuto e delle conversazioni informali, convenendo che in questo momento è il più importante leader mondiale, in grado di costruire ponti (da qui il termine Pontefice) tra regioni, paesi e Stati in conflitto.

Appena fuori dalla stanza presidenziale, ho trovato Robson Andrade, presidente della Confederazione Nazionale dell’Industria e amico di lunga data. Poi sarebbe stato ricevuto da Dilma. Ho scherzato: “Robson, abbiamo già affrontato con il presidente i diritti dei lavoratori. Ora è il tuo turno di parlare degli interessi dei datori di lavoro … “

 di Frei Betto

traduzione di Antonio Lupo

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