Frases

Da legare

La mia amica è maniaca. In vent’anni di lavoro con i bambini di strada, nelle favelas, tra i vagabondi, mendicati, topi morti, topi vivi, nel carcere minorile, nei tribunali…, oltre a fare il suo mestiere sul campo, bazzicava tra i potenti nei palazzi di cristallo e nelle stanze dei bottoni. Riunioni interminabili ad alto livello dove si concludeva e si deliberava all’unanimità la data della riunione successiva. Ha visto morire bambini nati sotto un accento sbagliato, ha visto un uomo e una campana stare insieme a gridare per ore e adesso è un po’ stanca. Ma vuole di più di questi anni amari, è convinta di farcela. E allora scrive, scrive a tutti, al sindaco, al governatore, al presidente della repubblica, ha scritto perfino al papa. È la maniaca delle lettere. Tanti anni fa, il governatore in carica accusò le organizzazioni dei direitos humanos di fomentare la rivolta nel carcere minorile (una rivolta terribile con torture, sevizie e molti morti). La mia amica scrisse una lettera aperta in cui si dichiarava responsabile di tali atti. Un casino totale. Un’altra volta denunciò una rete di pedofilia che utilizzava come copertura  una grande organizzazione religiosa: apriti cielo. Insomma è una rompicoglioni. Non ha ancora capito che i potenti vincono sempre perché su questa terra non c’è nessuno più forte di loro e le vittime, fin da bambini, assorbono questa verità e ne rimangono schiacciate per sempre: così continuano a vivere come i loro padri hanno sempre fatto, nella lordura, dove è infinitamente più bello crogiolarsi; tutti imprecano contro la miseria ma tutti ci vivono dentro, ci sguazzano, si adattano e proliferano. Niente è più accogliente della miseria: merda e putridume. E sempre si può stare peggio, al peggio non c’è mai fine.

_MG_6893La mia amica maniaca non vuole capire che quella gente non viene dalla polvere e alla polvere ritornerà, ma viene dalla merda e nella merda resterà. I meninos de rua, i bambini di strada (e questo la mia amica lo ha sempre detto, bisogna dargliene atto) vivono il momento presente dimenticandosi immediatamente del minuto anteriore, senza essere capaci di anticipare neanche per un secondo l’attimo che verrà. Esiste gente che vive alla giornata. Essi, i meninos de rua, vivono al minuto, vivono il minuto, solo il momento esatto in cui respirano, il necessario per sopravvivere, ma che allo stesso tempo impedisce di proiettarsi positivamente. Vivono come acqua stagnate contaminata evaporando in mezzo ad un solenne marciume, e scomparendo per sempre nell’apocalittico ambiente cittadino di inizio millennio. E la mia amica scrive, scrive a tutti, imperterrita don Chisciotte, da verace Regina dei morti di fame, da valorosa paladina della verità e della militanza sociale, scrive. Se la prende con tutti, soprattutto con quelli che secondo lei hanno dettano le regole della vita civile. Ignora che gli uomini sono ben contenti delle cose nel modo in cui sono, perché altrimenti le avrebbero già cambiate da un pezzo. La mia amica nelle sue lettere ignora che l’essere umano si abitua a tutto, se ogni giorno gli si dà una cucchiaiata di merda, all’inizio fa una smorfia poi sarà egli stesso a pretendere ansiosamente la sua cucchiaiata quotidiana e sarà disposto pure ad imbrogliare per ottenerne una seconda dose.

La mia amica crede come un profeta che una parola di verità, anche se pronunciata da un solo uomo è più potente di tutto un esercito. Dice che la parola libera, accende, infiamma, la parola può. Non si accorge, che i tempi sono definitivamente cambiati, che adesso il peggio del meglio è già passato e che quello su cui possiamo fare affidamento è solamente il meglio del peggio. E i suoi poveri, i suoi meninos de rua, le sue favelas, continuano a scivolare sulla vita di tutti i giorni, applaudendo il potente di turno, che con una mano gli indica il progresso e la felicità e con l’altra li bastona con gusto.

La mia amica: la maniaca delle lettere, è anche pazza da legare. Ha già pronta quella per il nuovo capo della polizia, colpevole secondo lei di voler sterminare tutti i bambini di strada. Non lo ha ancora fatto. Sostiene la mia amica che però lo solo detto. Ma non con queste esatte parole, ma usando i sotterfugi tipici di un latinorum da azzeccagarbugli. Infatti durante il suo discorso nella cerimonia di insediamento del nuovo governo, riferendosi all’aumento della criminalità e su come fare per affrontare il problema, ha declamato: “Oggi i meninos, sono come 007, hanno la licenza di uccidere, perché sanno che non saranno puniti. Al massimo verrano internati nella Fundação CASA, per un breve periodo, e poi se ne escono e comincia tutto di nuovo”. Ha continuato dicendo pure che c’è bisogno di punizioni esemplari, ecc ecc.  (La Fundação CASA è nata dalla ristrutturazione del carcere di minori in cui bazzicava la mia amica. Erano veri lager con migliaia di detenuti. Ora invece sono piccole unità in cui i ragazzi ricevono un trattamento più degno e più consono alla loro condizione. Insomma, un notevole miglioramento). Nel gergo della strada “punizione esemplare” significa “morte”. Le parole del capo della polizia sono l’esempio chiaro di come si è sempre affrontato il problema dei meninos de rua. La mia amica vide di persona le torture e i pestaggi, vide di persona quando arrivavano in pizza con i furgoni per caricare i bambini e portarli via per sempre. La mia amica vide le rivolte nel carcere minorile, gli ostaggi, le teste tagliate. La mia amica sentì sulla pelle le minacce di tutti. E scrive. Chissà, stavolta è la volta buona che si becca una bella denuncia, o che dalla minacce passano ai fatti, oppure che la processano; magari non succederà niente, la sua lettera verrà archiviata e a lei continueranno a spernacchiarla alle riunioni nel palazzi di cristallo e nelle stanze dei bottoni.

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(Avvertenza: in questo breve scritto solo pochissime frasi sono originali dell’autore. Quasi tutte vengono scopiazzate qua e là. In ordine di apparizione: Pino Daniele – Voglio di più; Fiodor Dostoevskij – I Fratelli Karamanzov; Pedro Juan Gutierrez – El Rey de La Habana; Guillermo Cabrera Infante – La ninfa incostante; Alessandro Manzoni – I promessi sposi – Vaclav Havel – Il potere dei senza potere).

São Paulo Brasil XXI secolo

Paolo D’Aprile

Foto: Giulio Di Meo

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