Frases

Dal Parapagal

E adesso come faccio a tenerlo fermo? Il mio amico è furioso, si dimena come un ossesso, grida parolacce ai passanti, tira calci ai muri, sbava. Ho paura che litighi coi vicini di casa, specialmente quello del piano di sotto che per essendo davvero un emerito cretino, in fondo è un bonaccione che non fa male a nessuno. Ma il mio amico non vuol saper ragioni.

Lo vedo arrivare in preda agli spasmi della rabbia. Ha in mano la lettera che gli è arrivata dal suo paese. Viene da lontano, il mio amico, da un posto in cui la gente è convinta che il piedistallo della sua cultura e le colonne della sua tradizione bastino per poter andare in giro per il mondo a dettare i comportamenti da imitare, e divulgare i suoi valori come i massimi valori della civiltà. È da una vita che il mio amico cerca di convincere la sua gente del contrario, è da una vita che spiega l’importanza dell’ascolto e dell’umiltà, del lavoro silenzioso, della necessità di stabilire prima di tutto un contatto umano, poi -VIRGOLA -se si È CHIAMATI (maiuscolo!!!) convocati- VIRGOLA – allora sì che tutto diventa possibile….

rocinha_002aLa lettera che ha in mano e che gli sta provocando i sussulti del delirium tremens dice più o meno così:

Lavoro in una ONG che è molto attiva nel Parapagal, un piccolo paese sud est asiatico. Abbiamo deciso di espandere le nostre attività anche da voi. Sto preparando un progetto: Un grande edificio di tre piani per una scuola per bambini, una scuola professionale (corsi di artigianato, elettricista, riparatore di computer, infermiere…) ed infine una bella biblioteca in una sala polivalente che potrebbe anche servire da ambulatorio. Lo vogliamo localizzare in una zona in cui abbondino gli analfabeti e i miserabili e con un precario accesso alle cure mediche, magari con qualche malattia. Quale città mi suggerisci (possibilmente una che non sia troppo violenta, grazie)? Quanto costa un terreno? E i prezzi al m²?Quanto devono essere pagati i medici che lavorano part/time. Conosci qualche ONG locale che voglia associarsi a noi, che tra l’altro ci faremmo carico di tutte le spese?

Con gli occhi strabuzzati, tirando madonne in tutte le direzioni, lanciando imprecazioni contro la madre del mittente della suddetta lettera, chiamandola con nomi realmente scurrili e irripetibili, il mio amico mi porge un foglio con la sua risposta. Sul momento ho avuto paura. Pensavo che  avesse inviato per iscritto gli insulti che gli fuoriescono dalle viscere. Invece scrive come segue:

rocinha_025Caro signore

Mi permetto  di risponderle in poche righe domenicali, fermo restando il fatto di poter aprire un dialogo più profondo e utile. Abito in Brasile da 25 anni e da sempre lavoro nelle situazioni estreme della nostra città. Conosco dal di dentro sia i problemi sia le loro cause. Ho avuto contatti con decine e decine di associazioni italiane e straniere presenti in città e nel paese intero.

Quello che posso suggerirti, prima di intraprendere qualsiasi lavoro, è l’importanza fondamentale di conoscere a fondo la realtà del territorio. Il Paese vastissimo offre differenze gigantesche tra le varie metropoli e le sterminate campagne. Per cui la scelta  di dove cominciare un lavoro dovrebbe partire proprio da una visione specifica del luogo per realmente sapere quali sono i suoi bisogni e le sue necessità. In questi ultimi anni il nostro Paese ha compiuto molti passi in avanti. Una vera epopea di dimensioni bibliche. Milioni di persone sono riuscite, grazie a straordinarie politiche sociali, a uscire dalla soglia della miseria e avere un tenore di vita meno degradante. I problemi rimangono, certo. Violenza, droga, abbandono ecc. Però, le istituzioni si sono finalmente mosse e in città – per esempio – il governo di Stato e il municipio hanno creato scuole a tempo pieno (http://pt.wikipedia.org/wiki/Centro_Educacional_Unificado ) e case di cultura molto simili alla sua idea, dal nome suggestivo Fábricas de Cultura (http://www.fabricasdecultura.org.br/) presenti in tutta la città. Per esperienza diretta posso affermare che i progetti che realmente funzionano e che incidono sulla realtà sono quelli che nascono dal basso, dalle reali necessità di quella determinata popolazione, e che hanno l’obiettivo di far funzionare le istituzioni preposte a quella specifica necessità. I corsi professionali, ad esempio, per poter realmente funzionare, devono essere approvati dal governo e rispondere alle direttive del ministero dell’educazione altrimenti non sono riconosciuti e il diploma da loro rilasciato non è valido. Dal punto di vista sanitario (la mia area: sono fisioterapista) le attività di medici, infermieri ecc, devono essere collegate alle unità sanitarie locali. Esistono programmi  sia municipali, statali, che federali di intervento nelle zone di alto rischio. Per farne parte sono necessari il coordinamento e l’approvazione degli organi competenti. La costruzione fisica di un centro specializzato in aree di emarginazione esige sempre l’approvazione degli organi pubblici, altrimenti esiste una reale possibilità di cadere nelle mani del narcotraffico. Insomma, non voglio essere troppo pessimista in relazione alla sua iniziativa, ma l’invito che le faccio, prima di prendere qualunque decisione è proprio quello di conoscere a fondo la realtà del luogo dove volete lavorare. Grazie per l’attenzione.

Ecco perché il mio amico sbava. Più che con il suo corrispondente è arrabbiato con se stesso, perché ancora una volta per far bella figura ha mantenuto i suoi modi formali e forbiti. Invece di mandare dove realmente questa gente meriterebbe essere mandata, ha scritto una bella lettera a cui gli hanno pure risposto ringraziando e dicendo che si è presentata questa grande occasione, “espandersi” fino a qui, e che non possono certo buttarla via.

Ma porca di una troia zozza, chi mi aiuta a tenere fermo il mio amico? Puttana vacca, minchia della minchia di stocazzo, vaffanculo, potreste darmi una mano vero?, non rimanete lì impalati, forza aiutatemi dai, caralho vai tomar no cu…

rocinha_051

São Paulo Brasil XXI secolo

Paolo D’Aprile

Foto: Giulio Di Meo

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