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Intervista a João Pedro Stédile: congresso della CLOC, rapporti con Dilma, modelli latinoamericani.

di Carlos Aznarez, Resumen Latinoamericano/15 aprile 2015

Joao 03Sul IV congresso della CLOC (la via campesina latinoamericana)
Questo congresso si realizza in un momento molto complesso. Stiamo vivendo tempi in cui l’impero USA sta riprendendo l’iniziativa per controllare le risorse naturali, quelle energetiche come il petrolio, quelle idroelettriche, il gas, le commodity della nostra America latina. Per realizzare questo obiettivo che è economico e geopolitico rilanciano l’offensiva ideologica, usando il loro principale partito politico che sono i mezzi di “comunicazione” della borghesia e stanno cercando di mettere alle strette i governi di Venezuela, Brasile e Argentina.  A livello delle lotte contadine siamo sempre più di fronte a una vera e propria lotta di classe che definirà quale sarà il modello vincente per la produzione agricola nel nostro continente. Se l’agrobusiness, che è il modello del capitale o il modello di produzione di alimenti sani de La Via Campesina, che è il modello dei lavoratori.

Com’è attualmente il vostro rapporto con Dilma, amore o crisi?
Questi criteri di tipo sentimentale non sono mai stati usati dal MST nella sua lotta politica. Abbiamo sempre sostenuto che i movimenti popolari devono essere autonomi dalla Stato, dal governo, dalla chiesa e dai partiti, il che per molti militanti di sinistra è un’eresia.  Questo ci dà la salute politica necessaria a criticare i governi quando sbagliano e appoggiarli quando fanno bene. Però il criterio fondamentale che ci serve a valutare i comportamenti sono le politiche che i governi assumono di fronte alle necessità e alle richieste del popolo.
La situazione con Dilma è la seguente. Noi abbiamo partecipato come cittadini e militanti alla campagna per la rielezione perché era uno scontro con la destra. Però, quando ha vinto e ha cominciato ad assumere misure contrarie agli interessi dei lavoratori, ha ripreso alcuni punti dell’aggiustamento liberista, noi siamo stati i primi a criticare pubblicamente il governo e a dire queste cose alla stessa Dilma, in modo molto trasparente, quando l’abbiamo invitata a venire in un insediamento del MST al sud. Lì, di fronte a lei, abbiamo esposto le nostre critiche a questa politica economica portata avanti dal Ministro dell’economia che è neoliberista.
Non abbiamo niente a che fare con questi aggiustamenti e vogliamo un cambiamento.  Lo abbiamo sostenuto anche davanti agli altri movimenti popolari che, di fronte all’offensiva della destra nelle strade, noi non dobbiamo tirarci indietro, ma al contrario capire che le piazze e le strade sono uno spazio privilegiato dove le masse devono fare politica, manifestare le proprie idee combattere per le politiche pubbliche a favore di tutto il popolo.

Governi progressisti per difendersi dalla destra cercano il voto della sinistra e dei settori popolari, poi, una volta che l’hanno ottenuto, si schierano su posizioni di aperta contraddizione con il loro programma originale. Perché? mancanza di volontà politica o problema ideologico?
Un po’ di tutto. C’è un intreccio di vari attori che si rivelano in questo periodo storico. Prima di tutto, è stato importante eleggere questi governi progressisti di fronte alle proposte della destra neoliberista. Però, quel che è successo in quasi tutta l’America Latina con l’eccezione di Venezuela e Bolivia, è che il popolo ha votato ma non si è mobilitato come forza politica: Inoltre, la sinistra non aveva un programma popolare, di riforme popolari, l’unico programma di sinistra era l’antiliberismo, però non c’è stato un programma propositivo come dopo la Secondo Guerra Mondiale,  con la crescita di proposte rivoluzionarie dalle quali sono sono scaturite, successivamente, la vittoria di Allende o la rivoluzione del Nicaragua. Ora la sinistra non è riuscita ad avere un programma sul quale raccogliere le masse e poi sostenerlo come programma di governo.  Quindi, ad ogni scontro all’interno del governo, questo diventa ostaggio di un rapporto di forze contrarie e a ogni offensiva della destra, cede. Il nostro ruolo come movimenti popolari e come sinistra è continuare a fare lavoro di base, mobilitare la gente per portare la lotta politica nelle strade e cercare un’unità programmatica che contribuisca a creare in futuro un programma comune di cambiamento che porti a governi popolari e non più a governi di conciliazione di classi, come il governo del Brasile

Vede Morales come un modello?
Non ci piace parlare di modelli. Ogni paese ha la sua storia, il suo processo, il suo rapporto di forze, le sue classi sociali con differenze di potere.
Evo ha fatto molti passi avanti ma è lontano dalla maturazione di un processo che modifichi tutte le strutture produttive della Bolivia. Perché la Bolivia ha molti problemi strutturali, ha un’economia che non si è industrializzata e ha molte difficoltà nel rispondere alle necessità del popolo. Evo ha avuto più coraggio dei suoi vicini nel sostenere idee di sinistra e rivendicare il protagonismo del popolo. Questo ha salvato il suo governo nei momenti di crisi, come è successo in relazione al prezzo del petrolio. Ha avuto la capacità di ricorrere al popolo e il popolo si è manifestato chiaramente contro l’aumento dei prezzi e lui ha fatto marcia indieltro. Questo modo  di fare politica è ciò che permette al governo di avanzare e mantenersi fedele al popolo  e lo stesso popolo sa quando può avanzare e quando il rapporto di forze non è favorevole.

Principali richieste del MST oggi
Il MST vive una congiuntura molto difficile della lotta per i cambiamenti nelle campagne. Siamo nati come movimento tipicamente contadino, che lottava solo per la terra però siamo stati coinvolti nella lotta per la riforma agraria e una società socialista. Questo continua, ma quel che succede nella lotta di classe di ogni giorno è che appaiono sempre nuovi elementi e nuove contraddizioni. Per esempio, quando abbiamo cominciato la lotta non c’era una presenza così forte delle transnazionali e dell’agrobusiness, la nostra lotta principale era contro il latifondo. Ora ci siamo resi conto che la lotta è contro un modello di produzione del capitale che è egemonizzato da un’alleanza che va dai grandi proprietari, ai mezzi di comunicazione, al capitale finanziario alle imprese transnazionali. Quindi le sfide per far avanzare il nostro progetto di organizzazione della produzione agricola si sono ampliate e questo esige che poniamo più energia nella creazione di quadri, nell’educazione della nostra gente, nel comunicare con la società e soprattutto generare processi di alleanza con la classe lavoratrice che vive in città. Perché i contadini da soli non hanno la forza di sconfiggere l’agrobusiness e le transnazionali. Solo tutto il popolo può farlo e per questo dobbiamo costruire una alleanza con la classe lavoratrice delle città.

Il MST per anni ha rivendicato il socialismo contro il capitalismo. Ritiene il socialismo concretizzabile nella america latina di oggi?
Socialismo è una parola che riassume l’idea di una società egualitaria e giusta, quindi rappresenta il superamento del capitalismo che è un modello che beneficia solo una minoranza che organizza la vita di tutti a scopo di ottenerne profitto.
La lotta per realizzare il socialismo è una lotta quotidiana e non dipende solo dalla volontà di ciascuno perché altrimenti –  come ci ha avvertito Marx –  cadiamo nell’idealismo che è una specie di religione. Bastava credere che sarebbe arrivato il socialismo che sarebbe avvenuto. Non è così. Se no, la religione cattolica avrebbe liberato il mondo molte volte in questi duemila anni.
Non si tratta di un ideale. La conquista e la costruzione del superamento del capitalismo dipende dal rapporto di forze, dalla capacità organizzativa della classe lavoratrice e soprattutto dalla loro coscienza di classe e questo può richiedere più o meno tempo. Giustamente il nostro ruolo come mediatori delle classi lavoratrici è svolgere il compito quotidiano di aiutare a elevare il livello di coscienza delle masse, aiutare a che si organizzino come classe e rendere possibile che producano e promuovano lotte di massa. Solo questa lotta collettiva permette di far fronte agli oppressori, alla borghesia e avanzare verso il superamento del capitalismo.

Amig@s MST-Italia e  Coordinamento 17 aprile 
www. comitatomst.it

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