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Il neosviluppismo si è esaurito. Intervista a Stedile

Brasil de fato 6/7/15

 “Dobbiamo creare un fronte politico che pensi il futuro e abbia un progetto alternativo a quello della borghesia” intervista a J.P. Stedile

Stedile vede uno scenario complesso per la classe lavoratrice, un periodo di confusione che non si risolverà rapidamente. Per lui, le difficoltà dello scenario fanno sì che “da un lato, il popolo vede tutti i giorni la borghesia che prende iniziative contro di lui e un governo inerte e incapace”. “Da parte nostra non riusciamo ad arrivare alle grandi masse con le nostre proposte anche perché i media sono controllati dalla borghesia”. Nell’intervista, Stedile chiarisce il suo punto di vista sulle mosse del governo, delle elite e dei settori popolari. Critica l’aggiustamento fiscale, in fase di realizzazione nel secondo mandato di Dilma, e riconosce la necessità e le sfide relative all’elaborazione di una proposta politica unitaria, alternativa all’esistente: “Se il governo non cambierà strada continuerà ad affondare sempre più nella impopolarità e nell’ incapacità di uscire dalla crisi”.

15-07-12 Intervista StedileD. Come vede lo scenario politico brasiliano?

Il Brasile sta passando per un periodo storico molto difficile e complesso. Nella plenaria dei movimenti popolari, abbiamo discusso del fatto che stiamo attraversando tre gravi crisi. La prima è la crisi economica, con l’economia paralizzata, la mancanza di crescita dell’industria, segnali di disoccupazione crescente e caduta del reddito della classe lavoratrice. La seconda è la crisi sociale, i cui problemi, soprattutto nelle grandi città, aumentano: mancanza di case, di trasporto pubblico, aumento della violenza contro i giovani nelle periferie e milioni di giovani che non riescono ad entrare all’università. Gli 8 milioni di giovani che si sono iscritti all’ENEM, per esempio, si sono contesi 1,6 milioni di posti. E quelli che non riescono a entrare dove vanno? L’ultima grave crisi è quella politica e istituzionale, per cui la popolazione non riconosce la legittimità e la capacità di direzione nei politici eletti. Questo si deve al sistema elettorale, che permette che le imprese finanzino i loro candidati. Per avere un’idea, solo le 10 maggiori imprese hanno eletto il 70% del Parlamento. Ossia, la democrazia rappresentativa è stata sequestrata dal capitale e questo ha creato ipocrisia negli eletti e gravissima distorsione nella politica. Tutto ciò si riflette nelle agende che il parlamento adotta e nelle idee portate avanti che non hanno niente a che vedere con i bisogni degli elettori. Guardate solo un caso: nella società brasiliana ci sono il 51% di donne. E’ stato presentato un progetto per garantire il 30% di rappresentanza femminile, ma è stato bloccato e quindi resta l’attuale 9% di donne!

D. Come valuta le proposte per superare questo scenario, che dominano il dibattito pubblico?

Le classi dominanti, quelle che detengono il potere economico nella nostra società, sono molto esperte. Non è per caso che governano da 500 anni. Percepiscono la gravità della crisi e per questo hanno abbandonato il patto di alleanza con i lavoratori, rappresentato dall’elezione di Lula e Dilma, che ha prodotto un programma neosviluppista. Il neosviluppismo, come programma di governo, si è esaurito. I settori della borghesia che partecipavano e ricavavano benefici da questo programma se ne sono tirati fuori e ora puntano su un programma diverso. Il programma di questo settore per uscire dalla crisi è fondamentalmente la difesa dello Stato minimo, utilizzando strattagemmi come la diminuzione dei ministeri, meno ingerenza dello stato nell’economia, l’eliminazione dei diritti del lavoro – con l’obiettivo che il costo della manodopera diminuisca e si ripristinino gli alti tassi di profitto, potendo in questo modo competere meglio nel mercato mondiale con i loro concorrenti. Il terzo elemento è il riallineamento dell’economia e della politica estera agli Stati Uniti. Per questo criticano le politiche dei Brics, dell’Unasul, del Mercosul e sostengono apertamente la ripresa dell’ALCA. Questo è il programma della classe dominante per uscire dalla crisi. Non è altro che il ritorno del neoliberismo. E per raggiungere questi obiettivi fanno agire i loro agenti politici negli spazi in cui detengono l’egemonia completa, come è il caso del Congresso Nazionale, del Potere Giudiziario e dei media borghesi. Questi tre poteri stanno agendo permanentemente e in forma articolata per realizzare questo programma. E il partito ideologico che sta ritessendo questa unità tra i tre spazi è la Rete Globo.

D. Il governo ha assunto diverse iniziative di politica economica, misure provvisorie e aggiustamento fiscale. Come stanno guardando a queste iniziative i movimenti?

Per noi, il governo Dilma non ha capito la natura della crisi in atto, né quel che sta succedendo nella società brasiliana. Neanche la disputa ideologica che c’è stata al secondo turno delle elezioni, una tremenda lotta tra le classi. Il governo ha sbagliato nel creare un ministero che dipende fortemente dai partiti conservatori, che tra l’altro votano contro il governo in parlamento. Arriva ad essere schizofrenico. Forse è il peggiore ministero dalla nuova repubblica e sta riassumendo la crisi in un problema di deficit di bilancio. Ora, il deficit nel bilancio è solo conseguenza della crisi e non serve prendere misure palliative. Come ha spiegato bene il professor Belluzzo, “il motore dell’economia si è fuso e il governo si preoccupa della carrozzeria della macchina”. Per incredibile che appaia, tutte le Misure Provvisorie e le iniziative che il governo ha assunto non solo non hanno risolto le crisi di cui abbiamo parlato, ma tendono ad aggravarle, perchè restano alla superficie dei problemi e non vanno alle cause. Peggio ancora, molte delle misure, specialmente quelle economiche, vanno nella direzione del programma della borghesia, ossia sottraggono diritti ai lavoratori. Aumentare i tassi di interesse è tutto quel che il settore egemonico dei capitalisti vogliono: guadagnare soldi con la rendita e la speculazione. Se il governo non cambierà strada, non cambierà la sua politica economica e non prenderà iniziative che portino al dibattito nella società, sulla necessità di una riforma politica profonda, continuerà ad affondare sempre di più nella impopolarità e nella incapacità di uscire dalla crisi.

D. In questa complessa congiuntura, ci sono possibilità di un golpe?

Le classi dominanti, i capitalisti, gli imprenditori e la destra, come campo ideologico, sono molto diversificati, in una società complessa come la nostra. Per quanto la Globo si sforzi per dare loro unità, non riescono ad andare d’accordo nel modo di vedere i problemi e sulle proposte per uscire dalla crisi. Ci sono certamente settori più radicali della destra che vogliono il golpe o l’impeachment, anche attraverso il parlamento. Ma credo che i settori imprenditoriali non vogliano una fase di confusione istituzionale. Quello che vogliono è che il governo assuma il loro programma. Solo questo. D’altro lato gli stessi motivi che possono essere utilizzati per avviare un processo di impeachment nei confronti di Dilma, possono essere applicati ai governatori Geraldo Alckmin (PSDB), Beto Richa (PSBD), ecc. il che creerebbe una confusione generalizzata. Purtroppo penso che il governo sia caduto in questa trappola. E anche assumendo il programma della classe dominante, le tre crisi non si risolvono. Per questo siamo in un periodo di confusione che non si risolverà in breve.

D. E qual è la proposta dei movimenti popolari di fronte a questa situazione?

Anche dalla parte dei movimenti popolari, la situazione è complessa. I movimenti e le forze popolari, che comprendono tutte le forme organizzative come partiti, sindacati, movimenti sociali, pastorali ecc. non hanno avuto la capacità di organizzare una piattaforma comune, un programma unitario di uscita dalla crisi. Abbiamo idee generali in teoria, come, per esempio, l’idea che usciremo dalla crisi economica solo se il governo abbandonerà l’avanzo primario e, invece di pagare 280 miliardi di reais di interessi all’anno, investirà queste risorse pubbliche nell’industria, per generare lavoro, in opere pubbliche per trasporto, casa e educazione. Rispetto alla crisi politica, la supereremo solo se avremo una riforma politica profonda. Sono idee generali a proposito di riforme strutturali necessarie. Tuttavia è indispensabile costruire un programma che unifichi tutti i settori sociali e dia unità alle azioni di mobilitazione di massa. Attualmente, solo i settori organizzati della classe lavoratrice si stanno mobilitando. Le “grandi masse” popolari stanno quiete, assistendo preoccupate, in televisione, alle notizie della crisi e della mancanza di alternative. Da un lato il popolo vede tutti i giorni la borghesia che assume iniziative contro di lui e un governo inerte, incapace. E, da parte nostra, non riusciamo a raggiungere le grandi masse con le nostre proposte anche perché i media sono controllati dalla borghesia.

D. Che opinione ha sull’operazione Lava-Jato e sulle denunce di corruzione che coinvolgono le imprese e la Petrobras?

Ci sono molti aspetti relativi a questo tema. Certamente ci sono persone e imprenditori che si appropriano personalmente di risorse e hanno anche mandato soldi all’estero e quindi sono corrotti. Ma la corruzione – nella società brasiliana – è molto più ampia. E’ presente nella gestione delle risorse pubbliche, coinvolgendo politici di tutti i partiti e altri settori sociali. Quando un professore a tempo pieno della USP apre un ufficio di consulenza o intraprende un secondo lavoro, anche lui è corrotto. Tutto questo lo risolveremo solo con procedimenti di partecipazione popolare nella gestione delle risorse pubbliche e metodi permanenti di controllo da parte della società. Ma il caso più patetico del Lava-jato è che stanno incolpando questo e quello. Il problema di fondo è il metodo delle elezioni. Finchè ci sarà il finanziamento delle imprese nelle campagne elettorali ci sarà il Lava-jato. La soluzione reale non è solo arrestare pinco o pallino, è cambiare il sistema. Abbiamo bisogno di una riforma politica profonda. Il Congresso ha già dato varie prove, anche nelle ultime settimane, che non vuole cambiare niente. L’unica via d’uscita sarebbe convocare un’assemblea costituente esclusiva, che faccia la riforma del sistema politico brasiliano. E’ chiaro che la realizzazione di un plebiscito popolare, che legalizzi la convocazione dell’assemblea, ci sarà solo se le masse andranno in strada e lotteranno per l’assemblea costituente. Ossia dipenderà da una nuova correlazione di forze. Ma questa è l’unica via d’uscita politica per combattere la corruzione. E’ anche importante sottolineare che tutte le organizzazioni di avvocati giudici e giuristi hanno denunciato gli abusi di potere del giudice Sérgio Moro, che è andato oltre le sue funzioni, utilizzando – in collusione con i mezzi di comunicazione – fuoriuscita di informazioni, delazioni ben ricompensate e arresti mirati. Non si vede lo stesso livello di pubblicizzazione delle notizie lo stesso impegno e quantità di arresti nei casi di corruzione simili, relativi alla metro di São Paulo, per esempio o nel caso del cosiddetto mensalação del Minas Gerais, o anche degli imbrogli praticati dal governo Aécio/Anastasia nelle imprese statali Furnas e Cemig, in Minas Gerais. Il giudice Moro si è prestato ad alimentare l’odio della classe media contro quelli del Partito dei Lavoratori, come se tutti fossero coinvolti nella corruzione, tutti fossero colpevoli, quando il vero colpevole è il sistema elettorale, che loro non vogliono cambiare.

D. E come valuta il progetto del senatore Serra (PSDB), che esclude la Petrobras dal pré-sal?

Il progetto di Serra in discussione al senato è la prova più lampante di come i parlamentari di destra applicano il programma della borghesia all’interno del Congresso Nazionale, per uscire dalla crisi. Il progetto sottrae alla Petrobras la priorità nello sfruttamento del pré-sal. E’ quello che vogliono le imprese transnazionali; ormai non si dovranno più spendere soldi per la ricerca, visto che si sa dove sta il petrolio. Non c’è nessun rischio basta andare a prenderlo. In un paese di ampiezza continentale come il nostro, lo Stato brasiliano non ha nessuna possibilità di controllare ciò che queste imprese possono fare in alto mare, né quanto petrolio prenderanno e dove lo porteranno. Se la Petrobras sta passando per difficoltà finanziarie e non può gestire tutti i pozzi, è preferibile che si proceda più lentamente con l’utilizzazione delle riserve, garantendo – su queste – il controllo del popolo brasiliano. Ed è necessario che i lavoratori della Petrobras partecipino di più alla gestione dell’impresa, altrimenti succederà quello che è già accaduto con le miniere di ferro, quando Cardoso ha privatizzato la Vale do Rio Doce e l’ha regalata ai capitalisti statunitensi. Oggi, sono esportati miliardi di tonnellate di ferro all’anno e il popolo brasiliano non riceve nessun beneficio da questa ricchezza naturale, anche se – secondo la costituzione – dovrebbe essere utilizzata a beneficio del benessere di tutta la popolazione. Spero che il Senato abbia la saggezza di bloccare questo progetto o anche che la presidente ponga successivamente un veto e che i lavoratori del settore petrolifero portino avanti la mobilitazione e la lotta in difesa della Petrobras.

D. Quali iniziative stanno assumendo i movimenti popolari per prendere posizione in questa congiuntura?

Stiamo facendo tutti gli sforzi possibili per costruire assemblee unitarie tra tutti i fronti di massa, soprattutto a livello degli stati e stimolare i settori organizzati a lottare. In alcuni stati questa unità è più visibile, come è successo con la lotta degli insegnanti in Paraná e in Minas Gerais. E a livello nazionale, le centrali sindacali, in particolare la CUT (Centrale Unica dei Lavoratori), si sono impegnate a coordinare le iniziative di mobilitazione della classe lavoratrice in difesa dei propri diritti. E c’è una disposizione, in caso vada avanti il progetto di terziarizzazione di realizzare uno sciopero generale in tutti i settori dell’economia, per bloccare questa misura che fa parte del progetto della borghesia. Penso che ci sia già una grande unità e disponibilità nella lotta in difesa dei diritti dei lavoratori, ma ancora non siamo andati avanti nella costruzione di un programma alternativo di classe. Voi state proponendo anche un fronte politico, chiamato Gruppo Brasile. Il tema di fronti ampi o fronti di sinistra è in discussione.

D. Come vede il MST queste proposte?

Vediamo la necessità di costruire due spazi complementari, due fronti unitari. Un fronte di lotte di massa, che la Cut e i movimenti popolari stanno promuovendo. Tuttavia questo non è sufficiente. E’ necessario un altro fronte politico che riesca a mettere insieme movimenti popolari, partiti, entità pastorali e intellettuali per discutere un progetto per il Brasile. Ossia, un fronte nè partitico nè elettoralistico. Un fronte politico per pensare il futuro e costruire un progetto alternativo a quello della borghesia. E’ chiaro che nella costruzione di questo fronte ci sono opinioni e iniziative diverse. E’ probabile che nascano vari fronti politici. Forse non sarà possibile costruire l’unità in questo campo, poiché le ideologie, gli interessi dei partiti e le vanità personali a volte si sovrappongono alla necessità dell’unità e questa diversità fa parte della lotta delle classi. Come MST stiamo puntando su un fronte politico, popolare e nazionale che riunisca tutte le forze che hanno votato per Dilma al secondo turno. E’ un punto di riferimento ideologico. Probabilmente settori più a destra o più a sinistra non vorranno partecipare. Non perché noi non li vorremmo, ma perché hanno un diverso progetto. C’è una proposta di realizzare, nel mese di settembre, nel periodo della settimana della patria, una grande plenaria nazionale in Minas Gerais, che riunisca rappresentanti, militanti di tutte le forze popolari (partiti, sindacati movimenti popolari, pastorali e intellettuali) per discutere un programma popolare per affrontare la destra e la crisi.

D. E rispetto alla Riforma Agraria, che analisi sta portando avanti il movimento delle misure del governo di Dilma?

Anche la Riforma Agraria è paralizzata, come parte di questa crisi, della mancanza di un progetto di paese. Per fortuna ci sono stati cambiamenti nel Ministero dello Sviluppo Agrario e nell’Incra e abbiamo lì compagni seri e impegnati nella Riforma Agraria, il che ci aiuta molto a risolvere i problemi pendenti, il passivo di questi ultimi dieci anni. Ci sono 120.000 famiglie accampate, che il governo deve insediare. C’è un deficit di più di 100.000 case; negli insediamenti manca assistenza tecnica e i progetti di agroindustria sono fermi. Se il signor Levy [Ministro delle Finanze] non porrà ostacoli, penso che questi problemi emergenziali saranno risolti dalla nuova equipe. Tuttavia, è necessario un nuovo progetto di Riforma Agraria, quella che chiamiamo Riforma Agraria Popolare, che si basa su nuovi paradigmi che vanno oltre la necessaria democratizzazione della proprietà della terra. Inoltre, dobbiamo organizzare una produzione che dia priorità alla coltivazione di alimenti sani per tutta la popolazione. La matrice tecnologica deve tornare all’agroecologia, si devono installare agroindustrie e cooperative in tutti gli insediamenti, per aumentare i posti di lavoro e il reddito degli insediati. Bisogna democratizzare l’educazione e ampliare l’accesso alla scuola a tutti i livelli. Ma la possibilità di realizzare questo nuovo progetto di Riforma Agraria dipenderà dal programma e dalla mobilitazione di tutta la classe lavoratrice. Il MST e i senza-terra da soli non riescono più ad andare avanti. Da qui il nostro sforzo di collaborare con altre articolazioni politiche e popolari poiché l’avanzamento della Riforma Agraria Popolare dipende da cambiamenti generali, dalle riforme strutturali della società brasiliana.

D. Lei sta andando all’incontro dei movimenti popolari dell’America Latina con Papa Francesco, in Bolivia. Come sarà questo nuovo incontro?

Dall’elezione di Papa Francesco, per sua iniziativa, abbiamo costruito canali e ponti di interlocuzione. Abbiamo fatto seminari in Vaticano per discutere i temi della disuguaglianza. Abbiamo prodotto un documento sul pericolo di transgenici e veleni agricoli. Siamo stati molto contenti della nuova enciclica del Papa sull’ecologia, nella quale assume molte discussioni che si sono svolte all’interno dei movimenti contadini e tra gli scienziati impegnati a favore della verità. Nell’ottobre 2014 c’è stato un incontro in Vaticano tra il Papa e 180 leader popolari del mondo intero. Ora stiamo dando seguito a questo dialogo e riuniremo 1500 dirigenti di tutta l’America Latina per discutere con lui a Santa Cruz de La Sierra, in Bolivia. Qui in Brasile stiamo andando in 250 delegati. Tutto l’incontro e la nostra delegazione sono divisi sempre tra i tre settori dei movimenti popolari: terra (i contadini), tetto (la lotta per la casa) e lavoro (i settori sindacali e popolari che si organizzano intorno al lavoro). Sono certo che l’incontro sarà molto utile e abbiamo intenzione di scrivere una carta comune di impegno dei movimenti popolari insieme a Papa Francesco, come massimo rappresentante della comunità dei milioni di cattolici di tutto il mondo. Le posizione del Papa sui diversi temi sui quali si è già espresso sono state una lieta sorpresa per tutti, non solo per i movimenti popolari, ma per la società in generale. A Roma ha sostenuto tre tesi fondamentali, come programma minimo per salvare l’umanità: “Nessun contadino deve più essere senza terra. Nessuna famiglia senza una casa dignitosa e nessun lavoratore senza lavoro e diritti”. Penso che ora andremo avanti verso nuove tematiche.

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