Frases

Tanti anni dopo

di Paolo D’Aprile

C’era una volta un uomo coi capelli rossi che non aveva né occhi, né orecchie. Non aveva neppure i capelli, per cui diciamo che erano rossi, così tanto per fare. Non poteva parlare perché non aveva la bocca. E neppure il naso aveva. Tanto meno i piedi e le mani. Non aveva la pancia, non aveva la schiena, neanche la spina dorsale, assenti totalmente erano le viscere. Non aveva niente! Così non è molto chiaro di chi stiamo parlando. E forse di lui sarebbe meglio non parlarne davvero più.

Daniil Kharms

Tanti anni prima, negli anni frenetici della rivoluzione, il poeta prevedeva così la sua fine, nelle prigioni di Stalin a Leningrado, durante l’assedio. Dicono che sia morto di fame.

John Thomson 031Come l’uomo della poesia, anche lui era invisibile. Un gigante, due metri, ma invisibile. Viveva nell’infra-mondo di un quotidiano indecifrabile e sopprattutto impossibile da modificare. Oggi la sua voce vulcanica risuona tra la folla del centro. È proprio lui. Lo si vede e soprattutto lo si sente da lontano. Porta al collo un cartello dove si annuncia il miglior prezzo, e per evitare che passi totalemte inosservato lo declama a gran voce. Io non sono nessuno, non conto niente, non valgo niente. Era proprio così che diceva: io non conto niente, io non valgo niente, io non sono nessuno. Era facile vederlo seduto con gli occhi bassi incapace di rispondere a qualunque sollecitazione, perfino alle frequenti provocazioni, agli sfottò, non rispondeva mai. La bocca deformata dal labbro spaccato, come una caverna oscura gli affondava l’anima e la personalità nel buco nero della depressione, quella da cui non se ne esce. E il pozzo diventò sempre più fondo, il fango sempre più melmoso, venne divorato dalle sabbie a mobili di una vita di stenti e umiliazioni fino a diventare un non-uomo, una non-persona, uno dei tanti invisibili senza occhi, senza pancia, senza capelli, senza spina dorsale. Qualunque cosa cominciasse a fare, qualunque lavoro o attività che si potesse chiamare tale, veniva interrotta dopo poco. Il pozzo nero, la non-persona, la bocca-caverna-deformazione-malattia erano tutto il suo mondo. Un giorno accettò l’invito. Il mio amico gli propose un trattamento in un centro specializzato. La trafila fu lunga, le strutture pubbliche a volte intimoriscono anche i più fiduciosi, le file, gli scioperi, le assenze del personale, le distanza tra un ambulatorio e l’altro, le attese snervanti di giorni, settimane, anni. Ma il fatto di aver accettato la proposta fece ben sperare il mio amico e in alcuni mesi venne a conoscenza dell’esito felice dell’operazione, seppe che tornò al suo paese, dall’altra parte del Brasile, da dove arrivò tanti anni prima sperando in un trattamento rapido, nella città capace di  divorare chiunque si distragga un attimo. E lui si distrasse subito e venne triturato. Perse ogni cosa e cominciò la vita infame da uomo invisibile. Razzolava tra gli stenti in cerca di se stesso. Non si trovò e cominciò a scivolare sempre più giù. Poi la svolta, l’invito, la decisione, l’operazione e il suo ritorno a casa. Fino a che la sua figura di gigante giuggiolone riappare dietro a un cartello di pubblicità. Urla il miglior prezzo, o meglio, canta. Canta le lodi del prodotto che annuncia, indica il negozio di fianco come il migliore del mondo. Il suo saluto è fatto da una pausa di silenzio, da un sorriso gigantesco e dal ditone che si appoggia sulla bocca. Non più grotta di Polifemo, ma alto-parlante baritonale capace di parlare, di gridare alle genti che l’uomo invisibile della poesia, senza capelli, senza occhi, senza pancia, senza niente, oggi, tanti anni dopo, ha recuperato i pezzi perduti, li ha rimessi insieme al loro posto e la sua bocca, una volta caverna deforme, adesso è capace di gridare a tutta la città, che il gigante è tornato, che veramente esiste.

Da lontano mi fa il gesto dell’abbraccio e mi invita a tornare a trovarlo in un altro momento, dopo il lavoro, quando potremo sederci al bar e prenderci un caffè.

São Paulo, Brasil XXI secolo

Paolo D’Aprile

Foto di John Thomson

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