Frases

Discorso agli Itagliani

È inutile negarlo: più che per un vero e sincero impulso morale, siamo persone decenti per pura vigliaccheria, altrimenti, homo homini lupus, saremmo capaci di scannare il nostro vicino di pianerottolo. Qualcuno ha scritto che ogni persona è potenzialmente padrona di tutto quello che há voglia, incluso il corpo degli altri. In questi giorni, al guardare i barconi, i morti annegati, i sommersi e i salvati, i campi profughi in cui vige la sospensione del Diritto(maiuscolo), pensavo proprio a questo, al diritto (minuscolo) che ci si è arrogati di profanare l’Altro.

Non avevo mai sentito nominare il paesino di Collio. Scopro che è in provincia di Brascia ed ha la bellezza di 2.128 abitanti.

Pensavo a questo e a un signore in maglietta di cui ignoravo l’esistenza: ha l’aspetto trasandato di chi non si lava da un paio di giorni, becero come colui che sa sempre il fatto suo, ama la pianura padana, ce l’ha coi preti e il Vaticano, e secondo me, vista l’apparenza, puzza assai. Qui in Brasile è un illustre sconosciuto, ma da voi è sempre in televisione, o per lo meno, lo vedo continuamente in prima pagina nei grandi siti di informazione.

Ho pensato a lui e al paese di Collio, quando il 1° Agosto….

Fragole Amare 012Discorso agli Itagliani

Itagliani! Borghesi, pantofolai, panzoni! Proprio ora che i sacri confini della Patria lanciano il loro grido di dolore, voi, razza di lardosi, non siete stati capaci de muovere er culo dalla poltrona. Le avete fatte le vacanze, vero? dove siete stati? in trekking sull’Hindukush? Maldive? Safari in Kenia? Sulle isole del Mar Egeo, Creta? Ditemelo, ditemelo dove siete stati a mostrar le vostre orribili e molli chiappe chiare. Cosa facevate mentre le nostre coste erano assalite dalle orde barbariche, dai barconi della feccia umana? Ve lo dico io cosa stavate a fa’, ve lo dico: fornicavate sotto gli ombrelloni, ecco cosa facevate! Noi qui a vegliare su di voi, e voi chiusi nei vostri chemmefrega! Noi a respignere l’invasor dalle nostre natie sponde, e voi a trastullarvi bel belli sulle spiagge de mezzo monno. Verggogna. Verggogna. Non vedete che er nemico è alle porte, non vi siete accorti che sono arrivati come na piaga d’Eggito e ce li avemo in casa? Ora più che mai, la parola d’ordine è una ed una sola: Reaggire! e Reaggiremo!

Guardate ch’anno fatto i brasiliani, imparate da loro: dalle sordide lamentele di bottega sono passati ai fatti. Perché noi vogliamo fatti, non parole.

Siamo stufi, stu-fi. È passato ormai molto tempo, troppo. I primi ad arrivare qui, alla fine degli anni ottanta, furono i polacchi, duemila polacchi a bivaccare per le strade della nostra augusta capitale. Con mogli e figli, volevano annà in Namerica, scappavano dai comunisti che, se sà, i bambini se li magnavano davero. E cominciarono a lavà li vetri a li semafori e poi, visto che le nostre autorità catto-vatican-volemosebbene non movevano un dito, cominciarono, sti miserabili, a sonà li campanelli dei trasteverini ed offrirsi pe’ sevvizzi a domicillio; t’attaccavano co’ o sputo ai portoni i manifestini confezionati nei sotto-sacrestia delle comunità de accoglienza catto-vattelapesca, con la scritta a lampositill: vojamo lavorare, siamo polacci onesti. Ce stava scritto proprio così “Polacci onesti”. Avete capito, italioti o siete sordi? “Polacci!” senza l’Acca. An vedi sti bovari! Nun sanno nemmeno parlà e già ce vonno fregà il lavoro, ce vonno! Così diceva allora la famosa saggezza popolare, e pure la mia.

E poi gli arbanesi, ve li ricordate gli arbanesi? Dieci miloni de arbanesi sulle navi. A volè lavorà al nostro posto e magnà a nostra robba, gratis! E poi li filippini, gli africani, i libbici, e adesso come se non bastasse, li siriani! La guera a casa loro mica l’avemo fatta nuje! Fanno bene i nostri fratelli di Collio a far sentire la loro voce: a casa nostra sti zozzoni non-li-vo-glia-mo, ve ne andate o no, ve ne andate si o no? Abbiamo pazientato vent’anni, ora basta.

Fragole Amare 010Itagliani! facciamo come fanno in Brasile: fatti non parole. Là nella itaglianissima città di San Pallo – itaglianissima sìssignore – perché ce stanno più itagliani e discendenti là, che nella nostre metropoli – itaglianissima sissignore, perché li nonni nostra, miserabili da morì de fame, partirono dal nostro sud per trovare lavoro là in Namerica, erano Itagliani-o-nes-ti che cominciarono dal basso e adesso dominano il mercato mondiale della pizza e della mafia; arrivarono coi barconi a milioni e mo’ pottano ar monno ‘a civirtà.

Là nella itaglianissima San Pallo, oggi chi ce va so’ gli Haitiani, che so’ molto differenti da gli Itagliani. E lo volete sape’ dove se vanno a infilà come sorci? And’ò vanno? ma nella chiesa de’ preti missionari Itagliani, è chiaro! Che mo’ sti poveretti non sanno più cosa ponno fà: sono centinaia de haitiani che vojono magnà, vojono li documenta, er lavoro, che vojono. Li poveri missionari se stanno a barcamenà, ma nun ce la fanno più con tutti sti haitiani, che quanno ne incontri uno te stai a cagà sotto, figurate mo’ tutta quella gente. Scappano dal loro paesaccio, attraversano tutto er continente per approdare alla parrochietta. E poi vojono anche rubbà il lavoro ai brasiliani, (figli di itagliani) (onesti)! E li preti de quà dovrebbero fà come li preti der Brasile: pijà li stranieri a casa sua! Te volevo vede’con sti africani a t’ insozzà la sacrestia, te volevo.

Chi l’ha detto che sparare ai clandestini è un crimine? Fatti non parole! Là agli immigrati clandestini si spara. Capito? Si spara. Fatti, non parole. Non basta lasciarli morì in mare, mentre voi vi abbrustolite la ciccia al sole, non basta rinchiuderli nei campi profughi e far finta di non vederli. Non basta. Itagliani! qui bisogna agire prima che sia troppo tardi!

Popolo itagliano corri alle carni!

Il 1º agosto da un’auto in corsa, un grido “Haitiani, volete rubarare il nostro lavoro”, poi gli spari. Sei persone rimangono ferite. Come di prassi, i colpevoli non verranno individuati.

São Paulo, Brasil XXI secolo

Paolo D’Aprile

Foto di Giulio Di Meo

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