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Saharawi, i campi profughi distrutti dalle alluvioni

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Nella seconda metà di ottobre un’eccezionale ondata di piogge ha colpito i campi profughi Saharawi nel sud-ovest dell’Algeria. Le forti inondazioni, accompagnate da intense tempeste di sabbia e raffiche di vento, hanno danneggiato gravemente più di 2.500 costruzioni di adobe (realizzate con mattoni formati da un impasto di argilla, paglia e sabbia) in diversi accampamenti.

Secondo le informazioni esistenti, sarebbero oltre 3mila gli alloggi di fango e sabbia letteralmente scioltisi a causa delle intemperie e oltre 25mila gli sfollati. Un bilancio drammatico che ha colpito anche centri sanitari, scuole e asili, che sono stati distrutti o seriamente danneggiati dalla bomba d’acqua.

Le alluvioni di questi giorni aggravano una situazione già drammatica che ormai da decenni costringe migliaia di persone ad un’esistenza al limite della sopravvivenza, come raccontato da Fatima Mahfoud nel libro fotografico Il Deserto Intorno, le cui immagini descrivono la fatica, l’orgoglio, la speranza, la lotta e le tradizioni di questo popolo.

La rappresentante dei Sahrawi in Italia ha dichiarato: “Nelle ultime due settimane, incessanti e violente alluvioni stanno letteralmente cancellando le precarie costruzioni che davano riparo alla popolazione, ospitata da quarant’anni in tende e case di sabbia e in attesa, da ventiquattro anni, di un referendum per l’autodeterminazione annunciato nel 1991 e mai realizzato.

Le Nazioni Unite spendono 60 milioni di dollari all’anno per mantenere lì una missione d’osservazione composta da 240 militari. Per i duecentomila rifugiati saharawi i contributi delle Nazioni Unite ammontano a 30 milioni di dollari, ma il loro ottenimento non è mai garantito: ogni volta, i saharawi sono costretti a motivare le loro – ovvie – necessità per poter ricevere questo aiuto.

Necessità acuite proprio dal fatto che nessuno si preoccupa dei loro diritti. L’unico interesse che le Nazioni Unite sembrano perseguire è un cessate il fuoco che al momento garantisce solo l’occupante marocchino, e che impone ai saharawi una condanna senza fine pena e senza motivo”.

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