Frases

Legge 11995 – Decreto nº 36.434 di 04/1996

di Edith Moniz e Paolo D’Aprile

São Paulo, Brasil XXI secolo

Le grandi manifestazioni contro l’impeachment, insieme al manifesto degli intellettuali che ho firmato, sono una chiara indicazione di cosa i brasiliani sono disposti a fare per difendere la democrazia. È chiaro che i difensori dell’impeachment negano che esso sia un golpe, ma le loro ragioni sono prive di sostanza. In verità quello che sta succedendo in Brasile é una crisi economica e politica che segna definitivamente la fine di un ampio e generoso patto politico – quel Patto Democratico Popolare che negli anni ottanta ci ha riportato alla democrazia e che recentemente ha permesso una notevole diminuzione delle disuguaglianze economiche. Fu un momento in cui le classi sociali si unirono, i poveri, i ricchi, i democratici e i liberali si associarono. Purtroppo questo patto ha cominciato a sbriciolarsi con le manifestazioni del giugno del 2013 e quest’anno è entrato definitivamente in collasso. Le cause sono molteplici. Esiste una causa morale, la corruzione che coinvolge politici e imprenditori; una causa economica, la diminuzione violenta dei prezzi delle commodities nel 2014; una causa politica, la mancanza di abilità del governo Dilma. Ma la principale causa è lo spostarsi verso destra delle classi medie tradizionali, in buona parte “rentistas” (cioè, che fondano il loro reddito sulla speculazione finanziaria, beneficiandosi degli altissimi interessi pagati agli investitori, e sugli introiti di affitti di beni immobili -appartamenti e terreni-, la più tradizionale forma di investimento brasiliana, n.d.t.). Questa classe relativamente ricca, sentendosi dimenticata, è venuta a creare un risentimento fatto di indignazione morale e ha abbracciato il progetto autoritario-neoliberale dell’impeachment. Ciò ha trasformato questo processo in una manifestazione della lotta di classe – non della lotta dei lavoratori per conquistare reddito e potere, ma la lotta del capitale “rentista” che vuole limitare i guadagni dei lavoratori. Una lotta di classe profondamente reazionaria, che non offre nessuna soluzione reale ai due grandi problemi brasiliani: lo sviluppo economico e la diminuzione della disuguaglianza.

(Luiz Carlos Bresser Pereira, economista, ex ministro)

Qualche mese fa è entrata in vigore la legge che obbliga a mettere in regola il personale domestico. Cioè, chiunque lavori a servizio di terzi a domicilio ha diritto di essere registrato. Sì. Sì. La legge è entrata in vigore qualche mese fa. È d’uso infatti avere in casa, oltre alla donna di servizio, la cuoca, la baby sitter, la badante, e la arrumadeira, ossia colei che mette in ordine ogni cosa: le scarpe nella scarpiera, la giacca nell’armadio, le mutande sporche nella lavatrice. Poi magari c’è anche il giardiniere, il portinaio, l’autista. A casa mia ho solo la donna di servizio. Nel mio palazzo invece lavorano sette persone tra sorveglianti, portinai, giardinieri e uomini delle pulizie. Ah, dimenticavo: la mattina alle sei, davanti alla porta di casa, appoggiato sullo zerbino, c’è il giornale, il mio giornale. Me lo portano su, uno degli inservienti, quello coi baffetti, me lo porta su ogni mattina, a me e ad ogni condomino. Così posso prendermi il caffè leggendo le notizie sportive.

Cari amici, è proprio così. Siamo un paese in cui per milioni di persone analfabete è necessario inventare posti di lavoro che non prevedano specializzazione alcuna, né particolari capacità professionali. Siamo miserabili.

Nel mio palazzo (in tutti i palazzi) ci sono due ascensori, uno destinato a noi abitanti e ai nostri invitati. L’altro per i commessi, gli uomini di servizio, le cameriere, ecc ecc. Sulla porta del primo vi è affissa una targa: “è vietata, sotto pena di multa, qualunque forma di discriminazione in virtù di razza, sesso, colore, provenienza, condizione sociale, età, malattia non contagiosa per contatto sociale, all’uso degli ascensori di questo edificio“.

Lei 11995Sì, una bella targa, grande, ben visibile a tutti, perché fino a ieri le donne di servizio e simili erano proibite di usarlo. Proibite. Hanno dovuto fare una legge. Così come hanno dovuto fare la legge che prevede la messa in regola del personale domestico, sempre considerato come appendice essenziale, parte del corpo físico del padrone, propaggine infinitamente utile e all’occorrenza scartabile. La reazione è stata violentissima. Una delle ragioni della prima protesta contro Dilma è stata proprio l’entrata in vigore di questa legge. E quando la classe media si muove è capace di ogni nefandezza. Il risentimento generato dalla corruzione non arriva alle classi popolari, da sempre escluse dal processo politico, ma proviene esclusivamente dalle classi medie, parassite del lavoro e del sangue altrui. Tutto qui. Mercoledì scorso cinquantamila persone all’Avenida Paulista manifestavano in corteo. Non a favore del governo (la cui immobilità politica, corruzione, inefficienza, ecc fa male a tutti, soprattutto a chi non ha altri mezzi di sussistenza oltre al suo lavoro) ma della democrazia, contro il processo di Impeachment, instaurato con manovre ai limiti della legalità, fomentato da accordi sottobanco tra i politici più retrogradi della nazione.

Nel frattempo la polizia federale è entrata nella casa del Presidente della Camera, Eduardo Cunha, per sequestrare i computer, i telefoni, le carte e i documenti. Uno di questi documenti dice che il vice presidente, Michel Temer (che qualche giorno fa scrisse la famosa lettera a cui accenniamo in precedenti articoli), ha ricevuto milioni di dollari  da…. Stamattina piovono le smentite: erano dollari legali, donazioni, ecc, ecc…

Ecco a che punto siamo. Intanto però di tutto questo, salvo cataclismi, se ne riparlerà dopo carnevale. Sì, perché la settimana prossima è Natale, poi viene capodanno, poi la befana, poi le ferie di gennaio (che qui sono come quelle di agosto per voi italioti) e poi il carnevale. E, ormai è noto, il Brasile riprende a funzionare solo dopo carnevale.

Allora ragazzi, Buon Carnevale a tutti.

Il manifesto degli intellettuali

Manifestazione contro l’Impeachment

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