Frases

Il Natale dei vigliacchi

di Marcelo Freixo

traduzione di Edith Moniz e Paolo D’Aprile

In questi ultimi giorni in Brasile si sono verificati episodi di violenza inaudita, purtroppo ormai diventati così frequenti e “giustificabili” a cui però non si dà il giusto peso. Catturare un ladruncolo che scappa è normale. Legarlo a un palo e massacrarlo di botte no. Chiedere al mendicante di spostarsi un po’ più là dalla porta del negozio è normale. Bruciarlo vivo no. Il clima di odio, soprattutto contro chi non ha nessun mezzo per difendersi, è tale che colui che osa dissociarsi o prendere posizione attiva in quella data situazione, viene spesso insultato e aggredito fisicamente. Traduco, senza il permesso dell’autore, un bellissimo testo di Marcelo Freixo, professore, deputato dello Stato di Rio e attivista militante a favore dei diritti umani.

Foto di Giulio Di Meo

IL NATALE DEI VIGLIACCHI

Cosa direbbero i fautori dell’intolleranza, gli autori dei linciaggi, gli apostoli dell’occhio per occhio dente per dente, cosa direbbero di un uomo che manifesta il suo amore per un ladro condannato promettendogli il paradiso? Continuerebbero con la vecchia litania: il buon bandito è quello morto?

Giovedì prossimo quasi tutti i brasiliani, compresi i consapevoli moralisti della violenza che legano gli adolescenti ai pali per linciarli, si riuniranno con le loro famiglie per celebrare ancora una volta la nascita di quest’uomo.

Un tipo oltretutto che risponde alla provocazione “Ti fa pena? Perché non te lo porti a casa tua!”. Sì, Gesù Cristo promette al ladro di portarselo a casa. “In verità ti dico che oggi sarai con me in Paradiso” dice il vangelo di Luca.

Gesù ha scelto gli oppressi e i rinnegati, i miserabili, i lebbrosi, le prostitute, i malfattori. È stato solidale con i rifiuti della società in cui è vissuto, ha contestato il sistema che li aveva esclusi.

Il Cristo biblico fu uno dei primi e più ispirati difensori dei diritti umani ed è morto per questo. È stato perseguitato, suppliziato ed ucciso dall’Impero Romano affinché servisse da esempio.

Così come servono da esempio i giovani linciati e crocifissi ai pali, nell’illusione che la violenza si risolve con la violenza. Conosciamo il messaggio cristiano ma preferiamo la pratica romana. I boia siamo noi.

Mi domando che cosa ne sarebbe di lui in questa nostra Gerusalemme di giustizieri. Non so se sopravviverebbe. È pericoloso difendere la tolleranza, l’amore al prossimo e il perdono quando l’odio è così banale. Come ha scritto Guimarães Rosa: “Se verrà, che venga armato”.

Non è difficile immaginare per dove camminerebbe. Senza dubbio non starebbe con i farisei che conclamano la violenza e fanno intrallazzi (anche politici) in suo nome.

Camminerebbe per le prigioni, centro di amnesia della nostra disumanità, dove buttiamo quelli che scartiamo e vogliamo dimenticare, i lebbrosi del XXI secolo. Impedirebbe che gli omosessuali fossero lapidati, che le donne venissero violentate e i giovani neri linciati in piazza pubblica. Starebbe nelle favelas, nel sertão, con i senza tetto e i sem terra.

Ironicamente nel prossimo Natale coloro che difendono la riduzione dell’età imputabile ed esigono l’inasprimento del sistema penale, quelli che sognano la pena di morte e fingono di non vedere i crimini praticati dalla Stato contro i poveri, riceveranno un condannato nelle loro case.

Davanti alla tavola imbandita, spero che le idee e la storia di quest’uomo diventino per lo meno un invito alla riflessione. Paulo Freire diceva che amare è un atto di coraggio. Lasciamo allora l’odio ai vigliacchi.

Feliz Natal

Articolo di Marcelo Freixo pubblicato sul Folha de S.Paulo il 22-12-2015

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