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Assassinio di Berta Cáceres Flores, parla la figlia

da Diario El Heraldo Honduras – traduzione di Andrea De Lotto

Il 3 marzo Berta Cáceres Flores, leader indigena lenca, femminista e attivista per l’ambiente, è stata assassinata in casa. La settimana precedente aveva tenuto una conferenza stampa durante la quale aveva denunciato che quattro leader della sua comunità erano stati uccisi e molti altri avevano ricevuto minacce. Nel 2015 ha vinto il Premio Goldman, un premio assegnato annualmente come ricompensa ai difensori della natura e dell’ambiente.

Berta-Isabel-Caceres

A poche ore dalla sua morte, la figlia è stata intervistata. Di seguito riportiamo la traduzione dell’intervista.

INTERVISTA a Isabel Berta Cáceres, figlia di Berta Cáceres Flores

Il mio nome è Isabel Berta Cáceres, sono figlia di Berta Cáceres Flores, e nella mattina di oggi abbiamo ricevuto la terribile notizia del suo omicidio all’una di notte in casa sua, nella sua casa, a Esperanza, in Honduras.

Che informazioni avete fino ad ora?

Fino ad ora sappiamo che sono state due persone sconosciute, sappiamo che c’è stato un testimone che ha ricevuto 4 proiettili, sappiamo che mia madre è stata portata stamattina all’obitorio di Tegucigalpa per farle l’autopsia e capire di più su com’è avvenuto questo omicidio, fare chiarezza e trovare i responsabili di questo omicidio.

Chi responsabilizzate voi di questo omicidio, avete alcuni indizi?

Noi sappiamo che in Honduras è molto facile pagare persone perché commettano omicidi, ma dietro sappiamo anche che ci sono persone potenti con denaro, un sistema che permette loro di commettere questi crimini.

Io personalmente responsabilizzo l’impresa costruttrice della diga idroelettrica di Agua Zarca nella zona di Rio Blanco che più volte l’ha minacciata direttamente o indirettamente, pagando anche sicari per assassinarla in diverse occasioni.

Responsabilizziamo anche il governo di Honduras dal momento che dal 2010 hanno dato una gran quantità di concessioni alle imprese minerarie o idroelettriche. Anche loro sono responsabili per aver dato queste concessioni senza il rispetto dell’opinione delle comunità che sono colpite e soffrono per questi progetti che rubano l’acqua e distruggono il loro habitat.

Ma anche la polizia e l’esercito di Honduras che sono stati complici di questo assassinio, che difende la proprietà privata e gli interessi di queste imprese.

Responsabilizziamo categoricamente anche la banca olandese, la banca finlandese e la banca centroamericana d’integrazione economica che finanziano questi progetti di morte: l’omicidio di mia madre è uno in più dei tanti commessi per costruire questi progetti, come il progetto della diga di Agua Zarca.

Responsabile è anche il sistema capitalista, patriarcale, razzista, di morte che alimenta lo sfruttamento minerario e idroelettrico, e sfrutta l’esclusione e la violazione dei diritti delle comunità indigene, di tutta la nostra regione.

Parlaci un po’ di tua madre, cosa faceva?

Mia madre era la coordinatrice del COPINH. è stata una delle fondatrici di questa organizzazione che nacque con l’intenzione di difendere i diritti degli indigeni, dal momento che questi sono violati per l’esistenza di un sistema di esclusione che colpisce i diritti dei popoli indigeni, dei contadini, delle donne, di tutto il polo onduregno, del mondo.

Lei era una ferma lottatrice che credeva in un mondo diverso, più giusto, in armonia con gli esseri umani, con la natura, con tutta la vita.

COPINH

Cosa faceva lei nel COPINH, quale era il suo compito?

Come coordinatrice generale cercava di coordinare quello che l’organizzazione faceva, soprattutto nel tema della difesa dei territori delle comunità indigene, per il diritto alla terra, i boschi, l’acqua, coordinandosi con gli altri movimenti sociali, poiché la lotta indigena nel nostro paese non è distinta dalle altre lotte sociali. Credeva nel riscatto della cultura Lenca, nelle sue tradizioni, nella sua spiritualità, nella sua autonomia.

Da quante persone è composta la tua famiglia?

Ho due sorelle e un fratello, poi c’è mia nonna – la madre di mia mamma -, molti zii e zie, cugini e cugine. Ci sono anche molte persone che sono molto vicine a lei, che sono come parte della famiglia e sono lottatori e lottatrici.

Cosa ti aspetti da tutte queste persone e soprattutto dai movimenti, dalle organizzazioni, dalla società, non solo in Honduras ma in tutta America Latina?

Quello che noi speriamo è che ci sia una denuncia coordinata. Il nostro obiettivo principale è fermare questo progetto idroelettrico. Non vogliamo più morti. Speriamo che tutti i movimenti sociali e le persone solidarizzino con lei, escano in strada per farsi sentire, come sempre hanno saputo fare, per onorare la loro figlia.

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