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Honduras: Gustavo Castro è libero e torna a casa

Partenza all’alba dall’aeroporto di Tegucigalpa (Foto SMS – Radio Progreso)

Partenza all’alba dall’aeroporto di Tegucigalpa (Foto SMS – Radio Progreso)

di Giorgio Trucchi | LINyM

traduzione Giampaolo Rocchi

Managua, 1 aprile – Gustavo Castro Soto, sociologo, attivista contro il modello estrattivo, fondatore dell’organizzazione Otros Mundos Chiapas e sopravvissuto all’attacco mortale che è costato la vita alla dirigente indigena Lenca Bertha Cáceres, è finalmente libero ed è tornato in Messico. La decisione figura nella risoluzione che il giudice della Prima Corte di Giustizia di Intibucá, Victorina Flores Orellana, ha emesso giovedì (31/3), attenendosi alla richiesta del Pubblico Ministero di “ordinare l’immediata cessazione delle misure cautelari emesse nei confronti del testimone protetto ABC 03-03-2016, visto che gli inquirenti hanno dichiarato di aver concluso la maggior parte delle indagini”. Contemporaneamente, il giudice ha chiesto alle autorità migratorie di “annullare la proibizione di lasciare il paese al signor Gustavo Enrique Castro Soto, emessa in data sette marzo duemilasedici”, come si legge nella risoluzione del Tribunale.

Nei giorni scorsi e in più occasioni, sia Gustavo Castro che il fratello Óscar, i loro avvocati e un ampio spettro di organizzazioni nazionali e internazionali, avevano denunciato con forza l’atteggiamento di ingiustificata persecuzione delle autorità honduregne. “Il governo dell’Honduras, il giudice e la Procura trattano Gustavo Castro come un delinquente, violano i suoi diritti di testimone e vittima e lo tengono in permanente stato di allerta, insicurezza e vulnerabilità legale”, segnalava ieri in un comunicato l’organizzazione Otros Mundos Chiapas/Amigos de la Tierra México. “Sono già passati 27 giorni nei quali è stato sottoposto a interrogatori per giorni interi, senza dormire, senza alcuna assistenza a protezione della sua integrità, subendo una detenzione illegale, un tentativo di essere sottratto alla protezione dell’ambasciata messicana in Honduras, sistemi coercitivi per fargli rilasciare dichiarazioni, minacce di arresto. Tutto ciò in assenza di chiare citazioni, con l’impossibilità ad accedere agli atti giudiziali, la sospensione del suo avvocato, l’assenza di risposte ai ricorsi presentati per togliere il blocco migratorio di 30 giorni e la privazione illegittima della propria libertà”, aggiungeva l’organizzazione nel documento.

Castro è sopravvissuto all’attentato che ha posto fine alla vita della coordinatrice del Consiglio civico delle organizzazioni popolari e indigene dell’Honduras, Copinh. Invece di essere trattato come vittima, il sociologo messicano ha vissuto nella condizione di “presunto implicato”. “Gustavo Castro è stato e continua a essere coinvolto in un azione giudiziaria completamente arbitraria e irregolare, che viola le stesse leggi honduregne e i Trattati e Convegni internazionali in materia di diritti umani e cura delle vittime”, chiariva ieri il Centro per la giustizia e il diritto internazionale (Cejil). In un comunicato la Procura ha dichiarato oggi (ieri per chi legge) di non escludere la possibilità in futuro di “richiedere la presenza del testimone qualora dovessero presentarsi nuovi elementi nell’inchiesta”. Quindi ha voluto ringraziare il signor Castro Soto “per tutta la collaborazione offerta”.

“Parto, ma con una certa preoccupazione per la criminalizzazione non solo nei confronti del Copinh, che spero continui la sua lotta e si rafforzi come organizzazione, ma anche contro tutti i difensori dei diritti umani che si trovano indifesi, di fronte alla mancanza di una struttura giuridico-legale che li protegga, che permetta loro di esigere il rispetto dei diritti umani in Honduras”, ha detto Gustavo Castro una volta conosciute le decisioni della giudice.

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