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Poveri Maiali (Não vai ter golpe – terza parte)

Praça da Sé, São Paulo, 31 Marzo 2016 - Foto di Paolo d'Aprile

Praça da Sé, São Paulo (31 Marzo 2016) – Foto di Paolo d’Aprile

di Paolo D’Aprile

Li ho contati tutti. E vi giuro che sono di più. Li ho contati tutti due volte: la prima quando ero lì in piazza, la seconda adesso in casa guardando le fotografie. Poi penso ai poveri maiali.

E visto che stiamo paDinheirorlando di suini, proviamo ora ad esaminare con l’occhio dell’esteta questa fotografia, la copertina della rivista “Dinheiro” (Soldi…sì, si chiama proprio così, Soldi): sullo sfondo la sede della Fiesp colorata di verdeoro e la colossale scritta Impeachment; in primo piano un uomo avvolto nella bandiera, lo sguardo volitivo verso il futuro, l’espressione decisa di chi sa il fatto suo. Fiesp significa Federazione dell’Industria di São Paulo e l’uomo avvolto nella bandiera ne è il presidente. Gli industriali di São Paulo… Parentesi: la Commissione d’Inchiesta sui crimini della dittatura ha concluso che detta Fiesp contribuì con i suoi fondi e la sua logistica a costruire e mantenere l’apparato di repressione, buona parte del quale funziona tutt’ora. Chiusa parentesi. Ecco allora il presidente di tale associazione benemerita a fomentare il movimento pro-impeachment attraverso tutto il suo potere. Lo sguardo volitivo rivolto al futuro e l’espressione decisa di chi sa il fatto suo mi ricordano un po’ quella della famosa foto del Che Guevara… Mah.. Boh… Forse il motivo è che questo simpatico signore presidente della Fiesp è candidato al governo di stato per il partito socialista. Sì, sì, il partito socialista: il presidente della Fiesp nel partito socialista, alla testa del movimento per l’impeachment!

VejaE adesso guardiamo bene quest’altra foto. Uno sfondo rosso sangue, il viso truce di un Lula-demonio e la scritta che traduco: “il piano segreto di Lula per evitare la prigione: chiedere asilo all’Italia e lasciare il Brasile”. Attenzione: non è una rivista satirica o di gossip ma il più importante settimanale di circolazione nazionale sul quale scrivono fior di giornalisti. Una rivista che annuncia un piano segreto di fuga: Lula incontra l’ambasciatore italiano di notte come un carbonaro… Ecco, così si è aperta la settimana, con queste due fotografie emblematiche di come sia il livello della nostra informazione e fin dove si arriva per manipolare l’opinione pubblica.

Ma al di là di episodi pecorecci come questi, il fatto veramente grave è stata la lettera che il giudice Sergio Moro – responsabile delle indagini che hanno portato al falso arresto di Lula (già descritto in articoli precedenti) – ha scritto al Tribunale Supremo. Una lettera di scuse in cui ammette di aver divulgato illegalmente la registrazione di conversazioni private di Lula con il suo avvocato e con la presidente della repubblica. Chiedere scusa significa ammettere l’esistenza di una colpa.

Si parlava di suini, di maiali. La domanda è: quanti maiali ci vogliono per preparare una quantità di mortadella tale da poter sfamare tutta questa gente? Dunque, la polizia militare dice che sono diciottomila. Io li ho contatati tutti e vi giuro che sono molti di più. Al telegiornale e su quelle riviste di cui sopra, la notizia è che tutta questa gente per apparire nella foto è stata pagata trenta reais dal partito di Lula e sfamata con pane e mortadella, un panino a testa. Non solo a São Paulo, ma anche a Rio, Brasilia e in tutte le capitali degli stati brasiliani.

Praça da Sé, São Paulo (31 Marzo 2016) - Foto di Paolo d'Aprile

Praça da Sé, São Paulo (31 Marzo 2016) – Foto di Paolo d’Aprile

Giovedì scorso, 31 marzo, l’anniversario del golpe del 1964. Una grandiosa manifestazione per la democrazia e la legalità, contro un processo di impeachment puramente politico, senza alcun crimine di cui accusare la presidente della repubblica. Sul palco a Rio parla Chico Buarque. Chi conosce la sua storia sa quanto sia importante per la cultura e la politica brasiliana. Qualche settimana fa venne insultato per strada per il suo impegno a favore del governo. Le sue parole: “Siamo qui per la difesa intransigente della democrazia e voglio ringraziare tutti voi che mi fate credere che no, un’altra volta no: não vai ter golpe!” E così sarà.

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