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La crisi politica in Brasile e il ruolo dei movimenti

Joao 041. La natura della Crisi che stiamo vivendo

La crisi politica ha guadagnato consistenza e velocità nelle ultime settimane. Ogni giorno compaiono denunce, accuse, minacce e ipotesi per la conclusione di questa crisi. Aumentano anche le incitazioni all’odio e alla violenza da parte della destra, con minacce a militanti e organizzazioni. In mezzo a tanta informazione e a tante diverse voci, molti possono sentirsi perduti o scoraggiati. E’ importante, quindi, avere chiarezza su quanto è in gioco, chi sta giocando e con quali interessi.

Il primo elemento di cui dobbiamo tenere conto, per capire l’attuale momento politico brasiliano, è che questa crisi non è solo brasiliana. Al contrario, è il risultato anche della crisi economica iniziata nel 2008, che ha portato al fallimento di moltissime imprese del capitalismo internazionale, di interi paesi e ha squilibrato l’organizzazione dell’economia mondiale. Quello che è in discussione ora è proprio come riorganizzare l’economia nei prossimi anni.

Il capitale in tutto il mondo ha un progetto chiaro per uscire dalla crisi: diminuire i prezzi delle materie-prime (agricole, petrolio ecc.) e ridurre i salari e i diritti dei lavoratori per garantire i propri tassi di profitto. Questo è il progetto che tentano di realizzare in tutta l’America Latina e passa anche per un riallineamento dei nostri paesi agli USA. Per questo il Brasile subisce offensive di destra simili a quanto abbiamo visto in Venezuela, Bolivia e Argentina.

Ma questa via d’uscita dalla crisi attribuisce tutti i sacrifici e le perdite ai lavoratori, affinché il capitalismo torni a funzionare. Questa via d’uscita non fa che accrescere la crisi sociale perché porta ad un aumento della disoccupazione e alla diminuzione dei diritti. Inoltre, la crisi economica si sviluppa in altre crisi, come quella ambientale, con la distruzione irresponsabile dell’ambiente, come abbiamo visto a Mariana (MG) con la rottura della diga sotto la spinta del fango tossico della  Samarco/Vale do Rio Doce, e la crisi dei valori, dove quel che conta è ciascuno per sé e le merci che stanno al di sopra della vita umana.

In Brasile questo progetto è molto chiaro. Significherebbe ridurre le conquiste e i diritti sociali come la pensione (aumentando la durata della vita lavorativa); abbassare i salari, farla finita con il libretto di lavoro (e tutte le relative conquiste come le ferie, FGTS, la tredicesima). Significa anche affidare le risorse minerali importanti come il petrolio del Pré-sal a imprese straniere, così come le idroelettriche, le banche pubbliche (Banca del Brasile, Cassa Economica) e sospendere i progetti sociali.

Quel che ha aggravato la crisi economica in Brasile è che contemporaneamente stiamo vivendo una crisi politica. Da un lato, abbiamo un governo che è stato eletto per avanzare nelle conquiste e nei diritti sociali ma non riesce a realizzare il programma per il quale è stato eletto. Dall’altra parte abbiamo un Congresso non eletto dalla popolazione ma dalle grandi imprese, le quali, attraverso donazioni milionarie per le campagne elettorali, finiscono per decidere quali saranno i deputati e i senatori e che cosa voteranno. Nel 2015, per esempio, tutte le decisioni del Congresso nazionale sono andate contro i diritti dei lavoratori e a favore delle imprese: come la terziarizzazione al posto del libretto di lavoro, la riduzione della maggiore età penale per i figli dei poveri, l’abolizione  dell’esclusività della Petrobras nello sfruttamento del Pré-sal.           

IMG-20160401-WA0072. La vera via d’uscita dalla crisi politica sarebbe una profonda riforma della politica

La via d’uscita da questa situazione sarebbe una profonda riforma politica attraverso una costituente finalizzata solo a questo e che proibisse la donazione di privati a favore della campagna elettorale, facesse diventare le campagne più trasparenti e creasse altri meccanismi di partecipazione della popolazione, soprattutto sui temi fondamentali, attraverso referendum.

Quel che ha alimentato la crisi politica è stata chiamata “l’operazione Lava-Jato”, un’inchiesta che, giustamente, indaga sulle risorse donate illegalmente dalle imprese ai politici, che in cambio ricevevano incarichi e contratti milionari. Politici di tutti i partiti sono coinvolti nelle denunce, ma il giudice Sérgio Moro, del Pubblico Ministero del Paraná, punta solo ai politici legati al Partito dei Lavoratori (PT).

L’azione di Moro incontra appoggio in altri settori del potere giudiziario e nella Rete Globo che, illegalmente, ha accesso ai dati dell’inchiesta e pubblica solo quelli che gli interessano. Tanto il potere giudiziario quanto i mezzi di comunicazione agiscono senza dover rendere conto a nessuno, perché non sono stati eletti e non esistono meccanismi di controllo sociale nella democrazia brasiliana per contenere gli abusi di potere.

Poiché non ha vinto nelle urne, il progetto della destra di privatizzazioni e difesa del capitale vuole vincere “a tavolino”, come si dice nel calcio. Vuole vincere cambiando le regole del gioco, mentre il gioco si sta svolgendo e senza consultare il popolo. Per questo il suo primo obiettivo è mandare via la Presidenta Dilma Roussef. Per quanti errori il suo governo abbia commesso, è innegabile che è stata eletta democraticamente e ancora non è stato provato nessun crimine legato alla sua persona. Quindi non c’è una base per l’impeachment. Quello che esiste è solo l’azione della destra per finirla con la democrazia.

Tuttavia non basta che la destra mandi via la Presidenta. La crisi è di lungo periodo e anche il loro progetto. Per questo, oltre all’impeachment, le destre lavorano affinché il campo popolare non abbia nessun candidato che possa sconfiggerli di nuovo nel 2018 e quindi è importante attaccare il PT e il suo principale leader, l’ex-presidente Lula. Fino ad ora non è stato provato niente né contro Dilma né contro Lula ma i media, e in particolare la Rete Globo e le reti sociali, alimentano e danno grande pubblicità alle voci e alle menzogne, al punto di convincere parte dei lavoratori che i fatti sono successi realmente.

Poiché questo processo non rispetta la Costituzione, le leggi e le istituzioni, si tratta di un tentativo di golpe. Così come i militari hanno fatto nel 1964 passano sulla testa della popolazione e impongono il loro diritto. E se fanno questo ora con una Presidenta legittimamente eletta, possono fare molto peggio con i movimenti popolari, passando sopra i nostri diritti quando faremo le nostre lotte, arrestando senza ragione dirigenti, ecc. E per creare questa clima, la destra incoraggia settori di estrema destra a fare manifestazioni e attaccare militanti, sedi di partiti, sindacati e movimenti.

Manifestazione "Não vai ter golpe" Rio Grande do Norte

Manifestazione “Não vai ter golpe” Rio Grande do Norte

3. I veri obiettivi della destra, degli imprenditori e dei loro portavoce nella società: la Rete Globo

In realtà, siccome il capitale affronta una grave crisi, che significa diminuzione dei tassi di profitto, fallimento di imprese, concorrenza con altri capitalisti stranieri più forti e anche una concentrazione della ricchezza nel sistema finanziario, loro hanno bisogno di avere ampi poteri per fare cambiamenti neoliberisti in economia.

Per recuperare il tasso di profitto devono mettere fine ai diritti storici conquistati dai lavoratori. Hanno bisogno di far crescere il tasso di disoccupazione, per poter abbassare i salari. Vogliono diminuire le risorse pubbliche, che prima erano impiegate per l’educazione, la sanità, la riforma agraria e applicare tutte queste risorse nel loro modello di investimenti. Vogliono diminuire le tasse, come se fossero loro che le pagano. Devono completare il ciclo delle privatizzazioni, come le ultime imprese idroelettriche e soprattutto il petrolio, che sono fondi di ricchezza e di rendita straordinaria per i capitalisti.

Ma, per applicare questo modello neoliberista, non va bene un governo di coalizione come è il governo di Dilma. Hanno bisogno di poteri ampi. E per questo devono fare un golpe, mandar via Dilma e lasciare Temer per fare quello che vogliono.

La cortina di fumo della corruzione non ha niente a che vedere con la crisi. O voi pensate che dopo il golpe, l’operazione lava-jato farà arrestare i 316 politici iscritti come colpevoli, come persone che hanno ricevuto tangenti dalle imprese? O sarà che la rete Globo spiegherà da dove vengono le risorse della villa costruita illegalmente sulla spiaggia di Paraty? Risulta che l’impresa proprietaria è la stessa che pagava le tangenti per coprire le spese dell’ex presidente Cardoso.

Praca da Se, São Paulo, 31 Marzo 2016 - Foto di Paolo d'Aprile

Praca da Se, São Paulo, 31 Marzo 2016 – Foto di Paolo d’Aprile

4. Il nostro compito in una situazione così difficile

Sono tempi difficili ma anche tempi di lotta. I compiti che abbiamo di fronte sono grandi e non di breve durata.

Prima di tutto, bisogna studiare e conoscere la congiuntura. Riunire i vicini, gli amici e discutere, conoscendo le opinioni dei movimenti popolari e non lasciandosi trascinare dalle informazioni con cui i grandi media ci bombardano quotidianamente. Bisogna anche sapere che la destra sarà più aggressiva ed è importante che garantiamo la sicurezza di tutti i militanti, facendo attenzione a non cadere nelle provocazioni e preservando il patrimonio che abbiamo costruito.

Secondo, e più importante, ci deve essere lotta. Per fermare i movimenti di destra è necessario il popolo nelle strade, che discute con la società e mostra la nostra forza organizzata, in modo che gli altri percepiscano che non possono andare al di là delle leggi senza nessuna conseguenza, né eliminare la democrazia nel paese.

Nell’organizzazione di queste lotte dobbiamo costruire alleanze, riunendo partiti, sindacati, lavoratori e lavoratrici che vogliono lottare. Uno strumento che i movimenti popolari hanno costruito per questa battaglia è il Fronte Brasile Popolare che riunisce militanti di diverse organizzazioni intorno a due idee: dobbiamo difendere la democrazia e ottenere conquiste di maggiori diritti sociali, con cambiamenti nella politica economica.

Ora la cosa principale è essere organizzati e in lotta. Tuttavia abbiamo bisogno di costruire anche un Programma di Misure d’Emergenza che aiutino a far uscire il paese dalla crisi, senza sottrarre diritti ai lavoratori, ma passando i costi da sostenere ai capitalisti. Un programma che investa nella costruzione di case nei centri urbani, che migliori la cura della salute, che crei più posti di lavoro per opere necessarie, che faccia la riforma agraria e migliori la situazione della produzione di alimenti nel campo.

La lotta di classe si è acuita, il che significa che dovremo fare più lotte, alcune prolungate per un tempo più lungo. Ma è solo la lotta che porta le conquiste e i cambiamenti necessari per tutta la società brasiliana.

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