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Brasile: lettera aperta dei professori universitari

Venerdì 18 marzo 2016. Manifestazione vermelha "Não vai ter golpe " a favore di Dilma e Lula.

Venerdì 18 marzo 2016.
Manifestazione vermelha “Não vai ter golpe ” a favore di Dilma e Lula.

Siamo ricercatori e professori universitari brasiliani e ci rivolgiamo alla comunità accademica internazionale per denunciare il grave processo di rottura della legalità attualmente in corso in Brasile.

Dopo una lunga storia di colpi di stato e una violenta dittatura militare, il Brasile ha vissuto finora il suo più lungo periodo di stabilità democratica – retta dalla Costituzione del 1988 che ha consacrato una vasta lista di diritti individuali e sociali.

È vero che ci sono stati importanti progressi sociali degli ultimi anni, ma il Brasile resta un paese profondamente disuguale, con un sistema politico contraddistinto da un alto livello di clientelismo e corruzione. L’influenza delle grandi aziende sulle elezioni politiche, tramite il finanziamento privato delle campagne elettorali, ha provocato successivi scandali di corruzione che stanno interessando tutta la classe politica.

La lotta contro la corruzione è diventata un clamore popolare. Organi di controllo dello Stato hanno risposto a questa richiesta e negli ultimi anni le azioni anticorruzione sono state intensificate e sono arrivate all’elite politica e alle grandi aziende.

Esiste, tuttavia, una strumentalizzazione politica di questo discorso di cui ci si serve sempre più per destabilizzare un governo eletto democraticamente, rendendo ancora più  profonda la grave crisi economica e politica attualmente attraversata dal paese.

Uno degli epicentri che strumentalizza e destabilizza il governo viene da settori di un potere che dovrebbe tutelare l’integrità politica e legale del paese.

L’operazione nota con il nome “Lava Jato”, diretta dal giudice di prima istanza Sérgio Moro che da due anni accentra le principali inchieste contro la corruzione, è stata macchiata dall’uso costante e ingiustificato di misure che, secondo quanto stabilisce la legislazione brasiliana, dovrebbero essere eccezionali, come l’arresto preventivo di accusati e la conduzione coercitiva di testimoni. Gli arresti arbitrari sono apertamente giustificati perché considerati un modo per fare pressione sugli accusati e ottenere da loro rivelazioni su presunti complici.

Vengono inoltre rivelate all’opinione pubblica, in maniera permanente e selettiva, informazioni sui processi tramite i mezzi di comunicazione. Ci sono indizi che operazioni della polizia siano state rivelate alla stampa per poter ampliare l’esposizione di chi viene preso di mira. Persino la Presidente della Repubblica è stata oggetto di intercettazioni telefoniche illegali e parti di queste intercettazioni, tanto legali quanto illegali, sono state messe a disposizione dei media per la divulgazione pubblica, sebbene trattassero solo di temi personali senza importanza per le investigazioni in corso, così che l’unica intenzione poteva essere quella di esporre e mettere in difficoltà determinate personalità politiche.

Le denunce che emergono contro i leader dei partiti di opposizione sono state in larga misura ignorate nelle investigazioni ed escluse dai media egemonici. Allo stesso tempo, nonostante non ci sia nessuna denuncia contro la Presidente Dilma Rousseff, l’operazione “Lava Jato” è stata usata per sostenere il tentativo di impeachment in corso alla Camera dei Deputati, presieduta dal deputato Eduardo Cunha, dell’opposizione, accusato di corruzione e investigato dal Consiglio di Etica della stessa Camera.

Quando il modo di procedere delle autorità pubbliche si scontra con i diritti fondamentali dei cittadini, calpestando regole liberali essenziali come il principio della presunzione d’innocenza, l’isonomia giuridica per un processo legale, il diritto al contraddittorio e alla possibilità di difesa, è necessario tornare alla cautela. La tentazione di perseguire nobili fini è forte abbastanza da giustificare decisioni arbitrarie che mettono in dubbio i procedimenti adottati ed è lì che si nasconde un pericolo enorme.

Il giudice Sérgio Moro ha dimostrato di non avere più l’imparzialità e l’equità necessarie perché continui ad essere responsabile per le investigazioni in corso. La lotta alla corruzione deve essere fatta dentro i limiti precisi della legalità e nel rispetto dei diritti fondamentali degli accusati.

Il rischio di contravvenire ai principi della legalità, per un’associazione tra settori del Potere giudiziario e di mezzi di comunicazione storicamente allineati con l’oligarchia politica brasiliana, in particolare la “Rede Globo de Televisão” – che ha appoggiato ed è stata il principale canale di sostegno della dittatura militare brasiliana durata dal 1964 al 1985 – può compromettere la democrazia brasiliana, portando a una situazione di polarizzazione e di scontri senza precedenti.

Per tutti i motivi qui esposti, chiediamo la solidarietà e l’appoggio della comunità accademica internazionale, perché vengano difese in Brasile la legalità e le istituzioni democratiche.

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