Frases

Orrore

Orrore 02

di Paolo D’Aprile


Che a partire di oggi Dio possa versare la sua benedizione sul Brasile e sui brasiliani, io voto sì.

Avanti polizia federale, sì all’impeachment.

Per i militari delle forze armate da tanti anni vilipendiate, il mio voto è sì.

Per i medici, per i massoni del Brasile, io voto sì.

Contro i ladri, per Sergio Moro, per gli evangelici io voto sì.

Perché è ora di finirla con questi vagabondi remunerati dallo Stato, il mio voto è sì.

Per spezzare la spina dorsale di questa banda di ladri, sì.

Per i principi fondamentali del cristianesimo, io voto sì.

In rispetto al sudore e alle mani callose dei contadini della mia fazenda e degli operai delle mie industrie, io voto sì, buon compleanno Anna, nipotina mia.

Io voto sì, evviva Sergio Moro.

Per i miei figli Bruno e Felipe, io voto sì.

Per mio padre di 78 anni che mi ha insegnato la parola di Dio, io voto sì.

Per tutti gli agenti assicurativi, io voto sì.

Una elezione vinta non dà il diritto di saccheggiare il Brasile, fuori il PT, fuori tutti i ladri, sì.

Per il mio nipotino Pedro che è nato dieci giorni fa, sì.

Per mia moglie Paula, io voto sì.

In memoria di mio padre che mi direbbe di votare sì.

Per la famiglia del vangelo quadrangolare, voto sì, beata è la nazione il cui dio è il Signore.

Contro la proposta che incentiva i bambini a cambiare di sesso e che imparino il sesso nelle scuole, io voto sì.

Voglio citare una frase di Platone: “il giudice non è nominato per distribuire vantaggi e favori, ma per giudicare secondo la legge”. Per lo stato dell’Amazzonia, il mio voto è sì.

Per la nazione evangelica e la pace in Gerusalemme, io voto sì.

Questo paese ha scelto la bandiera rossa, ma si è accorto dello sbaglio, la gente qui fuori non viene né dal Venezuela, né dalla Corea del Nord, il mio voto è sì.

Per il popolo di São Paulo in piazza con lo spirito dei rivoluzionari del 1932, per i militari del 1964, il mio voto è sì! E Lula e Dilma in prigione.

Voglio chiedere scusa a Lula ma non posso non ascoltare il richiamo della rete, il mio voto è sì.

Dopo aver visto l’intolleranza e l’odio del PT in questo parlamento, io voto sì.

Dilma, in questo momento stai provando quello che dieci milioni di brasiliani hanno sentito a ricevere l’avviso di licenziamento. Ciao cara, vai a casa, e non tornare più. Sì.

Un grande abbraccio a mia moglie Mariana, sì.

Per gli uomini di strada che dormono all’addiaccio, che nascono per strada, senza l’aiuto dei programmi sociali del governo, io voto sì.

Io dico: “Il verde del tuo mare, oh Angra dos Reis, la luce della tua luna, oh Angra dos Reis, il brillare del tuo sole, oh Angra dos Reis” e sì all’impeachment contro Dilma.

Perché se l’agricoltore non semina, nessuno può pranzare né cenare, io voto sì.

Voglio chiedere scusa al mio partito, ma io voto sì.

Perché la nostra ex-presidente Dilma abbia ferie in eterno, io dico sì.

Di tutto cuore, sì.

Per te mamma, il mio voto è sì.

Per migliaia di brasiliani che sono vittime della droga, il mio voto è sì.

Che Dio abbia misericordia di questa nazione, io voto sì.

Quale onore il destino mi riserva, la possibilità che dalla mia voce esca il grido di speranza di milioni di brasiliani, signore e signori, sì per il futuro.


Avrebbe dovuto leggere un discorso, come il giorno prima della votazione: “È in atto un golpe, un golpe parlamentare-mediatico-giudiziario”. Oggi è distrutta non riesce a parlare, le trema la voce, sta per piangere, è come se avesse una patina di cera addosso, non riesce a concatenare le idee. Non è mai stata un grande oratore, non ha mai avuto il carisma di un trascinatore di folle. Oggi meno che mai, non riesce a dire due parole senza fermarsi e alzare gli occhi come se cercasse congiunzioni e sostantivi per aria, un pugile che si rialza e non si rende conto dei pugni che ha preso. Avrebbe dovuto leggere un discorso, parlare in modo istituzionale, solenne. Invece balbetta e rispondendo alle domande dei giornalisti cerca pure di essere simpatica. Un disastro. Certo, ora il processo di Impeachment andrà al senato, poi il ricorso, la commissione speciale. Possono passare anche sei mesi, prima dell’effettivo allontanamento dal potere. Ma non importa. A favore ha avuto solo 137 voti. Il parlamento le ha votato contro, 367 deputati hanno detto SÌ. Sì al processo di impeachment. Così era stato nella commissione speciale che analizzava la sua ammissibilità. Così farà il senato che suggellerà la volontà nazionale. Non importa ormai che poco più di un anno fa Dilma sia stata eletta con cinquantaquattro milioni di voti, non importa. Oggi le sono tutti contro. La si accusa di aver commesso un “crimine di responsabilità fiscale”. Un trucco contabile per far quadrare il bilancio: prendere soldi imprestati dalle banche pubbliche per garantire la continuità dei programmi sociali.

Praticamente nessuno dei deputati votanti ha votato basandosi sull’accusa. Uno ad uno venivano chiamati al microfono, tra urli e sghignazzi proferivano frasi e concetti senza alcun nesso sia con la gravità della situazione né con la solennità del momento né con la dignità del luogo. Un vero orrore politico. Per questo la Presidente oggi è ridotta in così. Per questo dice: “affronto un colpo di stato in cui si usa l’apparenza di legalità”. La guardo negli occhi, è disfatta. Tanto tempo fa, all’età di diciannove anni, venne catturata e torturata. Nei sotterranei dello stato venne torturata dalla polizia politica con tutti i metodi che sappiamo.

Jair Messias Bolsonaro, nel 1987, militare e politico di estrema destra brasiliano.

Jair Messias Bolsonaro, nel 1987, militare e politico di estrema destra brasiliano.

Dal microfono del parlamento il deputato Jair Bolsonaro, rappresentante dei militari, dell’estrema destra alla moda antica – fino a qualche mese fa un personaggio folclorico, oggi trasformato in leader popolare con il dieci per cento delle intenzioni di voto in un’eventuale elezione presidenziale – prende la parola per la sua dichiarazione: “Avete perso nel 1964, perdete adesso nel 2016, per la famiglia e l’inocenza dei bambini nelle scuole che il PT non ha mai rispettato, contro il comunismo per la nostra libertà, per la memoria del colonnello Carlos Alberto Brilhante Ustra, il terrore di Dilma Rouseff, per le forze armate, per il Brasile sopra ogni cosa e per Dio sopra ogni cosa, il mio voto è sì.”

Il colonello Ustra è stato smascherato recentemente dalla Commissione della Verità. Centinaia di vittime l’hanno accusato faccia a faccia: è lui, lui mi ha torturato. Malato e anziano è morto a casa sua protetto dalla legge dell’amnistia che ha messo sullo stesso piano le vittime e i boia.

La presidente si rifiuta di dare le dimissioni…la Presidente non ha più un alleato, il suo principale nemico politico, organizzatore dell’impeachment, è il vice presidente. Le parole del deputato risuonano dentro di me, citano i torturatori che seviziarono la presidente Dilma, non riesco a dormire. Tanti anni fa la nazione affidava a loro, ai torturatori, il compito di eliminare per sempre dalla faccia della terra gli indesiderabili. Oggi le parole del deputato funzionano come un avviso. Ecco le ragioni della risposta: “ho assistito alla votazione e non ho visto nessuna discussione sul crimine di cui mi si accusa. Se è possibile condannare un presidente senza indicarne la colpa, cosa sarà possible fare contro un comune cittadino? Ma non mi faccio abbattere, continuerò a lottare come ho fatto per tutta la mia vita, non uccideranno la speranza che è dentro di me”. Coraggio Presidente.

P.S. Le immagini di tutta la seduta parlamentare e l’intervento del deputato Jair Bolsonaro:

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