Frases

Un’altra Storia

di Paolo D’Aprile e Edith Moniz

Sono bastate due settimane di governo per chiarire le cose: coloro che hanno diretto il processo di impeachment gridando ai quattro venti contro la corruzione, hanno formato un nuovo governo con nove ministri sotto inchiesta. E come se non bastasse, il super ministro dell’economia, ex presidente del banco di Boston, è socio del più grande agglomerato bancario locale; il ministro della pubblica istruzione socio e padrone di università private; il ministro della sanità socio e padrone di compagnie assicurative sanitarie private; il ministro della giustizia (e dell’interno) ex-avvocato del PCC, il più feroce cartello del traffico di droga di São Paolo. E per terminare in bellezza il capogruppo parlamentare è accusato di omicidio. Sì, sì, accusato di omicidio.

Il primo atto del presidente: estinguere il ministero della cultura. Il secondo: emanare le più restrittive misure economiche del secolo. La riforma delle pensioni, ad esempio, prevede che si lavori fino ai 75 anni di età. Si aboliscono le conquiste di anni di lotta. Dieci milioni di famiglie vengono escluse dai programmi di assistenza di reddito minimo e di case popolari. E tutto questo in due settimane.

Tra ieri e oggi sono state rivelate nuove registrazioni, risalenti al febbraio e marzo scorso, in cui il presidente del senato ammette la sua volontà sia di cambiare le leggi sui collaboratori di giustizia, sia di interferire direttamente sul supremo tribunale e sugli stessi magistrati a capo della maxi inchiesta. Interferire sui magistrati attraverso un patto tra i leader politici, in modo da fare pressione sulla Corte Suprema per fermare le inchieste. Il motivo è che si sono accorti che i giudici stanno arrivando a tutti i settori della politica e non solo del PT di Lula. I problemi in realtà sono due: il primo è la divulgazione delle registrazioni in modo illegale (metodo usato costantemente dai giudici fin dall’inizio dell’inchiesta); il secondo è che se queste registrazioni fossero state rese note a suo tempo, non ci sarebbe stato l’impeachment. Infatti, se le registrazioni di Lula (un privato cittadino senza cariche pubbliche) fecero scandalo, figuriamoci queste di oggi in cui il presidente del senato dice peste e corna dei giudici, del procuratore capo, del supremo tribunale…

E nel frattempo i gruppi di estrema destra presentano proposte di legge in cui si vuole “proibire la fabbricazione, la vendita, la distribuzione di simboli emblemi ornamenti e distintivi di propaganda che utilizzano la falce e il martello o qualunque altro simbolo del comunismo”. I rappresentanti di questo gruppo sono stati ricevuti ufficialmente dal ministro della pubblica istruzione per discutere le nuove norme didattiche con le quali si vuole “liberare la scuola dai principi marxisti in nome dei sacri valori della famiglia di dio e della patria”.

E tutto questo in due settimane. Due settimane di governo.

Ecco allora che adesso più che mai bisogna resistere. Dalla piazza il grido è uno solo: “Fascitas Golpistas, Não Passarão”. Non passeranno.

Paolo D’Aprile

Un’altra Storia

La musica è da sempre la più alta espressione del nostro popolo. Attraverso la creazione partecipa attivamente alla vita del paese. In molte occasioni l’arte arrivò a influenzare gli eventi, a cambiare il corso della storia. I governati sapendo tutto ciò, cercarono in ogni modo di benedire le loro mostruosità attraverso musichette infami in favore di una situazione che presentava un paese felice e in pace. Come se il grido del popolo non esistesse, come se il sangue dei torturati, l’assordante silenzio dei desaparecidos, l’assenza muta degli esiliati non fossero altro che un delirio di chi, ancora, osava protestare. Ma la saggezza della mia gente è infinita e in quegli anni di piombo nascevano innumerevoli canzoni che proprio di questo parlavano, in barba ai mastodonti militari, ai mammut della repressione, prendendo a schiaffi la censura. Penso a Chico Buarque “Apesar de você”, a Milton Nascimento “Calice”, Nei Lopes “Senhora Liberdade” e recentemente Caetano Veloso e Gilberto Gil “Haiti”. La lista è lunga, potrei continuare per ore, chissà forse un giorno ne parleremo. Oggi nuove ombre buie cominciano ad oscurare il cielo del mio paese (avete visto?… queste parole potrebbero essere un verso di un samba: oggi nuove ombre buie…); il golpe bianco mediatico parlamentare giudiziario impresariale in poco più di due settimane fa vedere di cosa è capace. Chi ha paura della libertà detesta la democrazia. E la mia gente grida “Não vai ter golpe” e canta per la libertà.

A minha liberdade custou sangue, tantas lágrimas, a força o filho a sorte, viu a morte já esquálida, mas seguiu juntando os pedaços de novo, prenhou-se de fé e pro povo pariu democracia, e agora um novo bafio da fera, com ódio e raiva vem à vera, tomar de assalto a nação. Mas não tem quem vá, roubar, matar a fé que nos faz lutar até banir tanta maldade. A altivez dessa massa é chama que arde, tem tanto amor tanta raça, assusta covarde, quem de golpe não fugiu, não tem mais nada pra temer, faz outra história meu Brasil.

“A minha Liberdade cutsou sangre” di Arthur Tirone, Bruno Ribeiro, Douglas Germano e Fernando Szegeri

Molto sangue è costata la mia libertà. Il suo riscatto è richiesto e pagato ancora oggi nella favelas delle periferie, nei sotterranei delle prigioni di tutto il paese. I figli della patria piansero e piangono ma sono riusciti a raccogliere i cocci e con irriducibile fiducia hanno costruito la democrazia. Ancora oggi in questo esatto momento la putrefazione della bestia dell’autoritarismo, del nuovo fascismo ammantato di costituzionalità parlamentare, osa prendere d’assalto la nazione e tutte le conquiste sociali di questi ultimi anni, tutti gli avanzi che siamo riusciti a compiere. L’orgoglio, l’onore della mia gente è una fiamma viva, imbevuta di amore capace di allontanare i vigliacchi che ci attaccano. Nonostante le mazzate, i colpi innumerevoli ricevuti, per chi mai si è arreso, per chi mai è fuggito, per chi non ha nulla da temere, non esiste più niente che lo impaurisca: costruisci un’altra storia, con la musica, con l’arte, con la tua gente, scrivi la tua storia, Brasile, mio Brasile!

Edith Moniz – São Paulo, Brasil, XXI secolo

Outra História 

Desde sempre a música é a mais alta expressão do nosso povo. Através da criação participa ativamente à vida do país, em muitas ocasiões a arte chegou até a influenciar os eventos mudando o curso da história. Os governantes, sabendo disso, bem que tentaram abençoar as suas monstruosidades através de jingles e musiquinhas infames a favor de uma situação que apresentava um país lindo vivendo em paz. Como se o grito do povo não existisse, como se o sangue dos torturados, o assombroso silêncio dos desaparecidos, a ausência dos exilados não passasse de um devaneio de quem ainda ousava protestar. Mas a sabedoria do nosso povo é infinita e naqueles anos de chumbo choviam canções que disso falavam, na cara dos brucutus, dos mammuth da repressão dos milicos, um tapa na cara da censura. Penso em Chico Buarque “Apesar de você”, Milton Nascimento “Cálice”, Nei Lopes “Senhora Liberdade” e mais recentemente Caetano e Gil “Haiti”. A lista é longa, poderia continuar por horas, quem sabe, um dia escreverei sobre isso. Hoje, novos dias sombrios começam a obscurecer o céu do meu país (viu…, estas palavras poderiam ser um verso de uma samba: hoje novos dias sombrios…). O golpe branco midiático parlamentar judicial empresarial em pouco mais de duas semanas mostrou a que veio. E o meu povo na rua grita “Não vai ter golpe” e canta pela liberdade.

A minha liberdade custou sangue, tantas lágrimas, a força o filho a sorte, viu a morte já esquálida, mas seguiu juntando os pedaços de novo, prenhou-se de fé e pro povo pariu democracia, e agora um novo bafio da fera, com ódio e raiva vem à vera, tomar de assalto a nação. Mas não tem quem vá, roubar, matar a fé que nos faz lutar até banir tanta maldade. A altivez dessa massa é chama que arde, tem tanto amor tanta raça, assusta covarde, quem de golpe não fugiu, não tem mais nada pra temer, faz outra história meu Brasil.

Custou sangue a minha liberdade, muito sangue. O preço da liberdade é pago e cobrado ainda nos dias de hoje, nas favelas das periferias, no porão das prisões de todo o país. Os filho da pátria choraram e choram mas mesmo assim recolheram os cacos e com fé inquebrantável construíram a democracia. Agora, hoje, neste exato momento a putrefação da besta do autoritarismo, do novo fascismo vestido de constitucionalidade parlamentar, ousa assaltar a nação e todas as conquistas sócias destes últimos anos, todos os avanços que conquistamos. Ninguém matará a fé que temos em nos mesmos: conseguimos uma vez, lutaremos de novo. O orgulho, a honra da minha gente é uma chama viva, grávida de amor capaz de assustar os covardes que nos atacam. Quem, apesar das pancadas, dos golpes inúmeros recebidos, nunca arregou, nunca fugiu, não tem nada a temer, não tem mais nada que o assuste: faça outra história, com a música, com a arte, com a sua gente, escreva a sua historia, Brasil, meu Brasil!

Edith Moniz – São Paulo, Brasil, séc. XXI

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...