Frases

Senza titolo

di Paolo D’Aprile e Edith Moniz 

– Di cosa parliamo oggi?

– Non lo so, è da tanto tempo che non scriviamo niente.

– Di argomenti ce ne sono parecchi: per esempio l’impeachment…

– No, basta, non ne posso più di parlare di politica.

– Sì, hai ragione. Allora parliamo dell’ondata di freddo polare che da un mese ci costringe a temperature da far invidia alla brughiera mantovana. Dai, parlare del tempo è quello che sempre si fa quando quando non c’è niente da dire. In ascensore, incontri la donnetta: buon giorno dottore… ha sentito che freddo… un tempo così non lo ha mai fatto….

– È vero, me lo dice ogni inverno quando la temperatura si abbassa di un grado. E ogni estate: che caldo, dottore, un caldo così…

– Allora, il tempo. Poi parli delle tende da campo donate dal comune dopo la gaffe del sindaco: togliere i cartoni agli uomini di strada per non “favelizzare” il centro: al posto dei cartoni distribuire tende da boy scout, tanto loro negli alloggi provvisori non ci vogliono andare…

– Ha detto così? Dopo che sono morte cinque persone in una notte? Ha detto davvero queste parole?

– Sì, letteralmente, poi però ha chiesto scusa. Ed ha proibito ai vigili della guardia municipale di maltrattare i poveracci, di non rubare i loro pochi averi, i documenti, di non picchiarli, di non bastonarli, di non gettargli addosso l’acqua gelata. Non ti ricordi più? quando alla riunione del Consiglio Municipale di Pubblica Sicurezza, il colonnello Pinco diceva: “d’altronde gli uomini di strada non possiamo mica ammazzarli…”

– Non era il Pinco, ma l’assessore Pallino. Oggi candidato a sindaco alle prossime elezioni.

– Urca, che bello! Te lo immagini ammazzare ventimila uomini di strada…

– Hai detto ventimila? Così tanti?

– Non fare lo scemo, lo sai benissimo e li vedi anche tu tutti i giorni. Di questi ventimila ne conosci almeno la metà. Torniamo a noi. Se scrivi un bell’articolo sul tempo, puoi anche descrivere le file dei miserabili per lo zuppone servito dai volontari delle varie sette religiose.

– Ma non era stato proibito distribuire alimenti per strada come ai cani?

– Certo, era proibito, è lo è tutt’ora. Ma sai com’è, simm’ a napule paisà… una mano lava l’altra, e poi sta gente ha un freddo da bestia e ha fame. Pensa che vengono dalle favelas della periferia fino a qua per prendersi una ciotola di zuppone. Vuoi vedere la foto? File di centinaia di persone, straccioni, mendicanti… India, Calcutta… altro che centro di São Paulo! E intanto a Brasilia…

– Niente politica! Proibito parlarne. Rimaniamo sul tempo: è un freddo cane, l’altra notte zero gradi, cinque uomini di strada morti assiderati, São Paulo come la Siberia, le guardie che bastonano i poveracci, lo zuppone distribuito per carità, le file, l’India… Guarda che di articoli così, in vent’anni di lavoro ne avrò scritti un centinaio. Basta, ti ho detto che sono stanco. – E allora parla di Italo.

– Non sono capace, tu lo sapresti fare meglio. Una poesia, poche parole…

– No tu invece sai descrivere benissimo. Tu sai condensare i fatti come in un racconto kafkiano, puoi cominciare dalla fine, dal corpo di Italo steso sul sedile della macchina che aveva appena rubato dal garage di un palazzo di lusso, macchina di lusso, quartiere di lusso… poi racconti dell’inseguimento, la polizia che riceve l’ordine esplicito di evitare il confronto, ma che quando la macchina sbatte e si ferma…

– Così, racconto così, riassumendo tutto, o faccio una analisi della situazione?

– No, così, freddo, senza analizzare niente. Raccontare, poche parole, poche frasi. La macchina si ferma e la polizia spara a distanza ravvicinata. Italo colpito in testa muore sul colpo. Il complice viene trascinato fuori e portato in commissariato.

– E se cominciassi a raccontare, le parole del governatore: la polizia ha agito secondo tutte le norme…; oppure parlo della manifestazione accaduta il giorno dopo, quando sul posto del fattaccio la popolazione locale dei palazzi di lusso del quartiere di lusso, scende in strada in appoggio all’azione poliziesca, con striscioni di lode e gloria agli assassini…

– Assassini chi?

– La polizia che ha ucciso Italo, massacrato di botte il suo complice, interrogato senza avvocato. Poverino, ha cambiato la sua versione dei fatti almeno tre volte e ora si deve nascondere nel programma federale di protezione ai testimoni. Oppure, posso raccontare delle acrobazie che Italo avrebbe dovuto fare…

– Sì, le acrobazie per guidare e sparare allo stesso tempo: sparare all’indietro!

– No, scriverò della perizia, arrivata sul posto quando i poliziotti avevano manomesso tutta la scena. esistono le immagini che mostrano benissimo sia la sparatoria che il seguito. Un orrore.

– Fermo, fermo. Scrivi un articolo dei tuoi, in cui non racconti direttamente il fatto, ma descrivi la reazione della gente al fatto stesso. Del loro applauso agli assassini, del loro cinismo pubblico quando dicono che è meglio sia stato ucciso adesso, perché chissà quanta gente per bene avrebbe ammazzato se non lo avessero fermato. Insomma, dilungati sui commenti di quella gente che conosci, direttori di entità filantropiche a capo dei traffici delle adozioni internazionali… Dai, sei bravissimo quando scrivi quegli articoli.

– No, non ho voglia. E se mandassi la foto di Italo morto, sdraiato sul sedile, le gambette fuori: la prova della manomissione della scena del delitto… –

Niente foto, la si può trovare facilmente in internet con un click.

– Basta, sono stanco e poi lo sai che se superiamo la pagina e mezzo nessuno ci legge.

– Allora scrivi così, che il complice di Italo lo hanno consegnato alla madre e non hanno potuto punirlo secondo lo statuto dei minorenni.

– È vero, ha solo undici anni e per essere inquadrato dalla legge, processato ecc, ne devi avere almeno dodici.

– Italo ne aveva dieci. Dieci anni. Scrivi così. Anzi descrivi la foto. Italo sdraiato sul sedile, le gambette a penzoloni, fuori. E poi alla fine ripeti il suo nome, Italo, brasileiro, dieci anni. Non dire che i suoi genitori entravano e uscivano dalla galera, non dire che viveva per la strada come un cane, non dire niente, non dire che era già entrato tante volte nelle case di accoglienza per minori abbandonati da cui fuggiva sempre, non dire che sia il Consiglio per l’infanzia, sia le istituzioni del comune lo conoscevano da sempre, non dire nemmeno di quello che dichiara la polizia quando descrive il fatto: mentre guidava a tutta velocità, sparava all’indietro con una pistola più grande di lui, non dire della manomissione delle prove, non dire niente, scrivi solo il suo nome, Italo, e la sua età, dieci anni. Italo, brasilerio, dieci anni. Non ti confondere, non scrivere una parola in più. Come se pronunciando il suo nome lo scolpissi nel cuore di pietra di questa maledetta città complice del più orribile degli omicidi. Italo, brasileiro, dieci anni. Hai capito? Basta questo. Italo, brasileiro, dieci anni. Ripetilo con me, per poi non sbagliarti: Italo, brasileiro, dieci anni. Italo, brasileiro, dieci anni. Italo, brasileiro, dieci anni, Italo dieci anni brsileiro anni dieci Italo dieci brasilero anni, Italo anni brasileiro dieci Italo brasileiroItalodiecianniItaloItaloitalotalo. ITALO

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