Frases

Salve o meu povo, Senhor

Le prime parole degli usurpatori sono state la più dura minaccia.

Il capo ha detto: “Non permetteremo che ci chiamino golpisti”

“Non lo permetteremo”

“No”

“Non permetteremo proteste!”

“No”

La prima parola degli usurpatori è stata NO.

Quello che viviamo in questi giorni è la prova di come la democrazia sia una conquista fragile.

Non è il mercato a sostenerla,

esso produce l’infamia della sottomissione;

né tanto meno le istituzioni

che facilmente cadono negli artigli di avvoltoi putrefatti.

Chi costruisce la democrazia

è il coraggio e l’abbraccio della mia gente.

Chi costruisce la democrazia é José, arrestato per lavorare.

Chi costruisce la democrazia è il Giudice Carlos.

Forse il giudice subirà le sanzioni amministrative previste, ma quello che ha fatto è un atto eroico. Ordina la liberazione di un ambulante e scrive nella sentenza: “Constatata l’assenza di una causa giusta per la manutenzione del suo arresto, determino l’immediato rilascio di José. Il cittadino si stava guadagnando il pane, mentre i banditi di questo Paese, che dovrebbero essere incarcerati, si trovano in libertà a organizzare il golpe contro la Democrazia”.

José, ambulante abusivo, viene arrestato in modo arbitrario dalla polizia e gettato in prigione in mezzo a ladri e assassini. Il Giudice Carlos ordina la sua liberazione. José può ritornare a guadagnarsi il pane. Il Giudice dimostra al mondo che la giustizia non può più essere cieca.

Mentre scrivo la voce della strada non si azzittisce. Migliaia di giovani gridano in piazza il loro amore per la democrazia e la libertà a coloro che cancellano la volontà popolare e usurpano il potere: “Nenhum direito a menos!”, “Nessun diritto in meno!”.

Affiorano ricordi di tenebrosi giorni, quando vidi stritolare la gioventù del mio paese sotto i carri armati, quando il silenzio era imposto con la forza della morte. Ho vissuto molto, so quanto la vita sia sempre pronta a riscuotere il suo pegno. So che a volte la disperazione fa spazio alla speranza, per questo chiedo:

Gene Santos 002

Foto di Gene Santos

Salva* il mio popolo, Signore

Salva la mia gente

Salva i figli della lotta e del dolore

che non più vogliono temere la frusta

il giogo del potere usurpatore.

Salva i giovani sfacciati, Signore

che mai più abbassino gli occhi

che affrontino l’ingiustizia, l’arbitrio, il terrore.

Trasformo il no in sì

il mai in sempre.

Passa il tempo come un sogno

e qui di nuovo siamo

la nostra voce, arma che grida

non più soprusi non più terrore.

Salva il tuo popolo, Signore

Promettono durezza e cemento

al viso della pace

promettono il rigore del lavoro

a chi possiede solo il suo sudore.

Che il mio paese insorga

dimentichi la paura, la morte, la sottomissione

che affronti i mostri del passato col dito accusatore.

Salva il mio popolo, Signore.

Edith Moniz – São Paulo, Brasil

traduzione di Paolo D’Aprile

*È difficile rendere il significato esatto dell’espressione SALVE. La si può intendere come il saluto latino (Salve ragazzi) o come il congiuntivo esortativo del verbo salvare (nel senso di aiutare) o come un salmo in chiesa (Ascoltaci o Signore). In portoghese SALVE ha assunto questa ambiguità. Quando ad esempio Edith dice: “Salve o meu povo, Senhor” Questo “Salve…” significa esattamente le due cose insieme: Salva nel senso di aiuta, ma anche “Salve oh mi popolo!”. Un doppio significato impossibile da rendere in italiano.
Qui la sentenza del giudice a cui Edith si riferisce.

Foto di Giulio Di Meo

Foto di Giulio Di Meo

SIM

As primeiras palavras dos usurpadores foram a mais dura ameaça.

Diz o chefe: “Não vamos deixar que nos chamem de golpistas”

“Não vamos deixar”

“Não”

“Não vamos permitir protestos”

“Não”

A primeira palavra dos usurpadores foi NÃO.

O que estamos vivendo nesses dias é a prova de que a democracia é conquista frágil.

Não é o mercado que a sustenta,

ele só produz a infâmia da submissão;

tampouco as instituições

que facilmente caem nas garras de carcomidos abutres.

Quem constrói a democracia

é a coragem e o abraço do meu povo.

Quem constrói a democracia é José, preso por trabalhar.

Quem constrói a democracia é o Juiz Carlos.

Talvez o juiz sofra sanções administrativas, mas o que fez foi ato heroico. Ao libertar um ambulante escreve na sentença: “Determino a imediata soltura de José porquê não há causa justa para a manutenção de sua prisão. Efetivamente o custodiado está a ganhar seu pão enquanto os bandidos deste País, que deveriam estar presos, estão soltos dando golpe na Democracia”.

José, camelô abusivo, foi preso de forma arbitrária pela polícia e jogado na prisão no meio de ladrões e assassinos. O Juiz Carlos, ordena a sua libertação. José pode voltar a ganhar o seu pão. O Juiz mostra ao mundo que a justiça não pode ser cega.

Enquanto escrevo a voz das ruas não se cala, milhares de jovens nas ruas gritam o amor à democracia e à liberdade para aqueles que traíram a vontade popular e usurparam o poder: “nenhum direito a menos, nenhum direito a menos!”

Afloram lembranças de tenebrosos dias, quando vi destroçada a juventude do meu país debaixo dos tanques, quando o silêncio era imposto com a força da morte. Já vivi muito, sei quanto a vida cobra de nós. Sei que às vezes o desespero dá lugar à esperança, por isso peço

Salve o meu povo, Senhor

Salve a minha gente

Salve os filhos da luta e da dor

que não mais querem temer o chicote

o açoite abrasador.

Salve os jovens destemidos, Senhor

que não mais baixem os olhos

não silenciem à injustiça, ao arbítrio, ao pavor.

Transformo o não em sim

o nunca em sempre.

Depois de tantos anos

aqui de novo estamos

a nossa voz, arma que grita

não mais injustiça não mais terror.

Salve o teu povo Senhor

Prometem dureza e cimento

à face da paz,

prometem o rigor do trabalho

a quem possui somente o suor.

Que o meu pais desperte

esqueça o medo, a morte, a submissão

enfrente os monstros do passado com o dedo acusador.

Salve o meu povo, Senhor.

Edith Moniz – São Paulo, Brasil

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