Frases

Tra un cognac e un cappuccino

di Paolo D’Aprile

Voi che in Brasile fate una vita così… animalesca… (Arturo, factotum)

Non è vero. Non ci credo. Non posso crederci, non riesco a crederci. Cercano di convincermi in tutti i modi, mi scrivono, mi mandano fotografie e articoli di giornale, ogni giorno mi bombardano con informazioni sul caso. E io niente, zitto, muto. Sì, perché possono raccontare la storia in mille modi, Tanto io non ci crederò. Sì, perché lo Stato, le istituzioni dello Stato democratico, nato dalle ceneri di una guerra fratricida, fondato sulla roccia della Verità non si affida ad arrivisti dallo slogan facile, lo Stato, soprattutto uno Stato come il nostro, ha come pietra angolare il diritto, la dignità, la libertà dei suoi cittadini.

E non sto parlando dell’ultima decisione del Tribunale dei Conti di bloccare i beni e le proprietà (un appartamento) della Presidente deposta. No. E neanche sto pensando all’arresto del ex ministro uomo forte del governo. Non mi riferisco alle circostanze, fermato in ospedale mentre accompagnava in sala operatoria la moglie gravemente malata. E neanche al suo rilascio poche ore dopo per motivi umanitari. La comunicazione del giudice, letteralmente: “non offre nessun rischio alle indagini e per motivi umanitari ordino il suo rilascio immediato”. Ma come, dico io, se non offriva rischi perché arrestarlo? In due ore da criminale pericoloso si è trasformato in bravo ragazzo? Perché andarlo a prendere in ospedale con dieci uomini e le armi da guerra? Sembra quasi lo facciano apposta… Mah.

Non è la prima volta che il giudice si comporta in questo modo. Con l’ex presidente fece la stessa cosa. Mandò i soldati armati a casa sua, un falso arresto… è una storia vecchia che ho già raccontato. Dicevo dunque, che esiste una cosa più forte del diritto e di ogni legge scritta, di ogni costituzione nata dal sangue: la dignità. La dignità dei cittadini, di ogni singolo cittadino. Non mi riferisco allo spettacolo messo in scena dai procuratori per accusare l’ex presidente di essere “il comandante massimo dello schema di corruzione”. Non mi riferisco al fatto di aver trasformato in prova uno schemino infantile fatto di freccette e palloncini. Sì, hanno detto proprio così: questo powerpoint è la prova. In rete nazionale, come in una conferenza, seduti al tavolo, il loro posto indicato da un cartellino con il rispettivo nome, a turno si alzavano per spiegare le ragioni dell’accusa: “Non abbiamo le prove ma abbiamo la convinzione”, e vai con le illazioni supposizioni, il powerpoint spiegava tutto, una freccetta di qua, una sfera di là, un grafico su, un grafico giù. E alla fine il più bello: al centro dello schermo in un sfera perfetta il nome dell’ex presidente e intorno a lui, come l’orbita dei pianeti, i suoi delitti. Da ogni delitto partiva una freccetta indicando il nome al centro. Ecco, questa – sissignori, hanno detto proprio così- questa è la prova! Più chiaro di così!

16-09-25

Stavolta sono stati spernacchiati anche dal Tribunale Supremo. Però il giudice ha accettato la denuncia e processerà l’ex presidente. Ah, sì… dimenticavo… è lo stesso giudice che mandò i soldati a prendere l’ex presidente, oggi accusato da un powerpoint, è lo stesso giudice che ha fatto arrestare il ministro in ospedale e lo ha rilasciato due ore dopo dicendo che non offriva pericolo… Ma io quando parlo di dignità, della dignità del diritto, del diritto alla dignità, non mi riferisco a niente di tutto questo. Sto pensando a ben altro. A quello che mi raccontano gli amici lontani e a cui non credo. Non ci credo. Perché gli uomini dello Stato non hanno bisogno dei facili consensi della folla, i veri uomini di Stato hanno dalla loro parte il sacro mandato che la democrazia gli ha affidato, non hanno nessuna necessità di arringare il popolaccio con le parole che a questo stesso popolaccio piace ascoltare.

E badate bene che non mi riferisco al giudice (lo stesso che ha fatto prendere il ministro, il presidente del powepoint, lo stesso che….) che nel caldo delle manifestazioni teleguidate di qualche mese fa, quando milioni di persone sostenevano in piazza la lotta dura alla corruzione, inneggiando al ritorno dei militari al potere, lo stesso giudice sulla porta del tribunale scriveva una lettera aperta al popolaccio letta dal procuratore del powerpoint. Una lettera aperta che diceva: ringrazio l’appoggio della popolazione alla nostra maxi inchiesta, senza il vostro sostegno non potremmo fare niente, grazie popolaccio mio. Il procuratore che sulla porta del tribunale legge una lettera al popolo che invoca il ritorno dei militari… lo stesso procuratore che appartiene a una setta evangelica, oggi si fa fotografare in ginocchio attorniato dai seguaci che gli impongono le mani per invocare la benedizione divina.

16-09-25aQuando parlo di dignità, non mi riferisco a niente di tutto ciò. Ed è inutile che continuate a raccontarmelo, tanto al Fertility Day non ci credo. Non è vero. Non è possibile. Non posso crederci, non riesco a crederci neanche davanti alla realtà del fatto compiuto. Quando hanno dato la notizia qui, ci siamo sbudellati del ridere, pensavamo a noi che non abbiamo certo bisogno di esortazioni ufficiali. Penso alla frase di Arturo, l’ometto che nel mio palazzo a Trastevere si occupava un po’ di tutto, elettricista, imbianchino, idraulico, muratore, filosofo. Un bella mattina, al bar sotto casa, io col mio cappuccino e cornetto, lui col suo immancabile cognac, dopo aver profondamente riflettuto, mi fa: “voi in Brasile che vivete una vita così… animalesca…” Lasciando i puntini di sospensione nel tono della voce, voleva che io continuassi, voleva che io descrivessi i nostri baccanali, le orgie carnevalesche, donne nude dappertutto. Povero Arturo è ancora là a pensare, perché gli diedi una pacca sulla spalla e me ne andai. Venni in Brasile a far le orgie e andar nudo per la via. Vi garantisco che è molto più dignitoso che stare lì da voi ad ascoltare gli inviti ammiccanti di un presidente-cipollino. Qui non abbiamo bisogno di esortazioni. Tra giudici invasati e popolaccio assetato di sangue, alla nostra vita animalesca ci pensiamo da soli.

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