Social News

Bill Hackwell: un fotografo contro

di Al Mayadeen pubblicata su Resumen Latinoamericano il 10 settembre 2016

traduzione di Martina Giordani

Nella foto Bill Hackwell

Nella foto Bill Hackwell

Bill Hackwell è un fotografo contemporaneo, residente a Oakland in California, molto conosciuto negli Usa e in America Latina. Gran parte del suo lavoro si focalizza sui cambiamenti sociali che riguardano i lavoratori e le comunità povere. Hackwell ha lavorato come fotografo in varie organizzazioni umanitarie e no-profit che operano in diverse parti del mondo. Per trent’anni ha seguito e partecipato attivamente ai movimenti per la giustizia sociale negli Stati Uniti. Le sue immagini spesso si concentrano sulle persone, le cui azioni sono in grado di palare a tutti.

La carriera di Hackwell è iniziata in Vietnam nel 1968. Nel tentativo di spiegare visivamente la devastazione causata dalla guerra, ha rivolto la sua macchina fotografica dalla guerra stessa al popolo vietnamita. Queste fotografie sono state raccolte in due libri: Combat Photographer e Reflexes and Reflections.

Foto di Bill Hackwell

Foto di Bill Hackwell

Nel 1977 si è laureato in Antropologia presso l’Università del Colorado del Nord, mentre stava completando un anno di studi visivi etnografici su Anzi, un villaggio di contadini nell’Italia meridionale. Altri progetti di quel periodo includono i sistemi tradizionali di mercato nel Messico meridionale e i modelli migratori dei contadini che lavoravano alla raccolta di barbabietole in Colorado.

Nel febbraio del 1996 Hackwell è stato il fotografo ufficiale di una delegazione in Iraq guidata dall’ex procuratore generale degli Stati Uniti, Ramsey Clark. Queste fotografie, ampiamente pubblicate ed esposte negli Stati Uniti e in Canada, hanno anche illustrato il libro The Children are Dying, un rapporto dell’Organizzazione per l’Agricoltura e l’Alimentazione delle Nazioni Unite che mostra l’impatto che hanno avuto le sanzioni in Iraq prima dell’occupazione statunitense.

Nel 2001 ha partecipato e documentato la marcia storica dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, dalla giungla del Chiapas fino a Città del Messico, per fare pressione per i diritti dei popoli indigeni. Nel marzo del 2002 si è recato in Argentina per coprire la crisi economica e sociale che si stava verificando in quel periodo. Nel novembre del 2002 ha realizzato una mostra fotografica nel Teatro Mella, a L’Avana, dal titolo Las Luchas en las Entrañas del Monstruo con immagini inedite sui lavoratori e i poveri che negli Stati Uniti partecipano ai movimenti contro la guerra e le ingiustizie (mostra esposta successivamente anche nella biblioteca principale di Córdoba, Argentina).

Negli ultimi venticinque anni ha lavorato su vari progetti di solidarietà con Cuba e ha accumulato migliaia di immagini del popolo cubano nella sua lotta per la dignità e la sovranità contro l’ostilità degli Stati Uniti. Hackwell è un membro attivo del Comitato Internazionale Pace, Giustizia e Dignità ai Popoli ed è uno degli editori del Bureau statunitense di Resumen Latinoamericano.

Come i fotografi Walker Evans e Dorothea Lange durante la grande depressione, Hackwell mostra la vita quotidiana di poveri e lavoratori, mettendo l’accento sulla dignità di queste persone e sulla loro speranza, senza alcun pietismo. L’orgoglio e la forza dei suoi soggetti danno l’idea che essi stessi un giorno riusciranno a superare le loro difficili situazioni. 

Foto di Bill Hackwell

Foto di Bill Hackwell

Può descrivere i momenti positivi e negativi che hanno segnato la sua carriera di fotografo?

Sono stato arruolato nell’esercito durante la guerra in Vietnam, dove ho iniziato a sperimentare la fotografia e a sviluppare una certa consapevolezza sulla realtà della morte e sulla distruzione che l’amministrazione del mio governo ha provocato in quel paese. Ancora oggi, purtroppo, negli Stati Uniti non ci viene insegnato ad essere pensatori critici. Non mi ero mai posto la semplice domanda del perché andare a combattere contro un popolo che non era mai stato una minaccia per la mia famiglia, per il mio paese o per me.

In Vietnam tutta la mia vita è cambiata. Ho capito che avevo più cose in comune con il popolo vietnamita che con la missione che mi era stata assegnata, che era essenzialmente distruggere il paese. Gli Stati Uniti stanno ancora cercando di riscrivere la storia di quella guerra ma la realtà è che, nonostante la potenza militare superiore, sono stati sconfitti da un paese in via di sviluppo, che non si è mai dato per vinto malgrado abbia perso da 3 a 5 milioni di persone. Gli Stati Uniti hanno perso anche perché ad un certo punto molti giovani soldati si sono disillusi della guerra. Io, ad esempio, ho smesso di utilizzare la mia macchina fotografica per documentare la guerra e ho iniziato a documentare il popolo vietnamita per capire come si sopravvive in quelle terribili condizioni. È stato un processo doloroso ma liberatorio che ha cambiato totalmente la mia visione del mondo.

Tra tutti i progetti ai quali ho lavorato, quello che mi ha maggiormente colpito è stato un viaggio in Iraq nel 1996. L’obiettivo della delegazione era documentare gli effetti devastanti delle sanzioni imposte a quel paese. Le foto scattate illustrano un libro contente un rapporto dell’ONU che documenta che più di mezzo milione di iracheni sono morti di malattie curabili a causa delle sanzioni. Quelle immagini sono state utili anche nella costruzione del movimento contro la guerra negli Stati Uniti. In particolare la foto di una ragazza in una strada devastata di Bassora è diventata un simbolo del movimento. Lei stava lì e ci guardava mostrando nei suoi occhi la voglia e la forza di sopravvivere del popolo iracheno.

Foto di Bill Hackwell

Foto di Bill Hackwell

Come fotografo di documentazione sociale, qual è la sua opinione sul ruolo della fotografia nell’opinione pubblica mondiale?

Questa è una domanda importante per il lavaggio di cervello che le persone di tutto il mondo, e soprattutto qui negli Stati Uniti, subiscono da parte dei grandi media. Noi ci riferiamo ai media di comunicazione come il 4° ramo del governo degli Stati Uniti per la sua disonestà e il suo costante gioco di “mezze verità”. Mi viene in mente l’esempio di Cuba. Questo paese ha un blocco draconiano da più di cinquant’anni e nonostante tutti i pronostici ha migliorato la qualità della vita dei suoi abitanti, ma viene ritratto costantemente dai mezzi di comunicazione come un luogo triste e repressivo.

Come fotografi di documentazione sociale e giornalisti dobbiamo sforzarci di mostrare la verità al più vasto pubblico possibile contro il costante bombardamento di una falsa informazione. Devo precisare che i fotografi di documentazione sociale non sono necessariamente giornalisti. Non divulghiamo solo la notizia ma cerchiamo di scattare foto per registrare le lotte dei popoli. Dobbiamo lavorare per ottenere immagini importanti e significative che resisteranno alla prova del tempo e che rappresentano la nostra prospettiva da dentro il movimento e la lotta quotidiana per un mondo migliore.

Questo lavoro non è mai stato così importante come adesso. La classe dirigente è arrogante e si sente autorizzata a scrivere la storia. Questa è la nostra sfida: non possiamo permettere che CNN, ABC, NBC, CBS e tutte le altre agenzie corporative mediatiche controllino le immagini e la narrativa. C’è bisogno di un esercito di documentaristi indipendenti e aggiornati su tutti gli aspetti della tecnologia istantanea per contrastarle. In altre parole, i lavoratori dei media con una coscienza sociale devono essere parte delle lotte dei popoli e assumersi la responsabilità di spiegare i cambiamenti sociali con onestà.

Foto di Bill Hackwell

Foto di Bill Hackwell

Qual è la sua opinione sull’attuale campagna elettorale negli Stati Uniti?

Apparentemente sembra che la campagna elettorale sia un copione di una commedia tragica ma la realtà è che riflette un importante spostamento a destra nella politica statunitense con conseguenze gravi e pericolose non solo per la democrazia e la giustizia negli Stati Uniti, ma anche per la pace nel mondo. Non ci potevano essere due candidati più pericolosi di Trump e Clinton. La popolazione degli Stati Uniti non ha opzioni reali ed è ostaggio di questo dramma, senza alcun modo di intervenire nel processo. Il mito secondo cui gli Stati Uniti sono una grande democrazia sta scricchiolando.

La campagna di Trump ha dato spazio agli elementi più razzisti e reazionari della società e alimenta quotidianamente la fiamma di un’ideologia fascista nel cittadino comune, soprattutto quando si tratta di immigrati. Scredita i migranti che svolgono i lavori più pericolosi e meno pagati, trasformandoli nel nemico principale. Trump inoltre ha facilitato Hillary Clinton che non deve spiegare il suo ruolo nel rovesciamento dei governi legittimi di Honduras e Libia, le sue bugie al Congresso sulla Fondazione Clinton, etc. Nel frattempo, il dibattito, che si svolge con la complicità dei media, si basa sulle accuse tra i due candidati e nel gettarsi fango a vicenda senza discutere o esaminare problemi reali. Non c’è alcuna discussione su come affrontare l’epidemia della povertà negli Stati Uniti, il crescente divario di ricchezza o qualsiasi aspetto della politica estera.

Foto di Bill Hackwell

Foto di Bill Hackwell

Come vede il futuro delle relazioni tra gli Stati Uniti e l’America Latina?

Dopo secoli di lotta, alla fine degli anni ’90, i popoli dell’America Latina hanno cominciato a sperimentare un cambiamento nel dominio della dottrina neoliberale che era stata imposta nel 1823 dai tempi della dottrina Monroe. Ciò ha significato non solo un allontanamento dallo sfruttamento e dall’oppressione ma ha anche segnato l’inizio di un nuovo periodo di importanti alleanze tra i paesi dell’America Latina, con programmi sociali e di cooperazione volti a migliorare la qualità di vita di milioni di persone. ALBA, CELAC, MERCOSUR, PETROCARIBE e altri sono nati per l’integrazione e l’indipendenza, mentre riducevano il debito devastante nei confronti del FMI e della Banca Mondiale. La chiave di questo sviluppo è stato l’emergere della Rivoluzione Bolivariana sotto la guida di Hugo Chavez in Venezuela e il suo rapporto con la Cuba socialista, un paese che non ha mai rinunciato ad essere sovrano.

Questi grandi progressi, che hanno migliorato le condizioni dei popoli dell’America Latina e dei Caraibi, sono ora sotto attacco da parte dell’imperialismo. Gli Stati Uniti hanno cambiato tattica nei confronti dell’America Latina: dai violenti rovesciamenti di governi democraticamente eletti per installare dittature militari si è passati ai “golpe soft” come quelli che hanno appena avuto luogo in Brasile e Argentina. Questo è il piano che vorrebbero realizzare in Nicaragua, Bolivia, Ecuador e soprattutto in Venezuela, paese ricco di petrolio. 

Nessuno deve pensare che i giudici e i politici corrotti delle vecchie oligarchie sarebbero riusciti a raggiungere i loro obiettivi senza l’aiuto diretto e l’assistenza del governo degli Stati Uniti e delle banche. Stiamo entrando in un periodo critico e solo i popoli organizzati con il sostegno del movimento di solidarietà possono evitare che ciò accada.

Foto di Bill Hackwell

Foto di Bill Hackwell

Pensa che le persone negli Stati Uniti siano informate sulla realtà del mondo arabo e sul sostegno degli Stati Uniti a Israele?

Il Medio Oriente è la regione più importante per la pace mondiale. Gli Stati Uniti hanno fatto grandi sforzi per seminare divisioni nel mondo arabo e ci sono riusciti armando Israele. La politica estera degli Stati Uniti, indipendentemente da chi sia il presidente, farà di tutto per mantenere la sua egemonia nella regione. Nonostante questo e molte battute d’arresto, il mondo arabo continua a lottare per la sua sovranità e indipendenza. Le persone qui sono disinformate sul Medio Oriente. Non ci può essere assolutamente nessuna critica a Israele, altrimenti si è marcati come anti-semita. La lobby israeliana, il Comitato di Pubblic Affairs USA-Israele (AIPAC), spende milioni per attaccare i sostenitori filo-palestinesi nelle università e i membri del Congresso che sostengono la Palestina. I media sono completamente in linea con questa politica: non criticano mai l’oppressione del popolo palestinese e dipingono costantemente un quadro della resistenza palestinese come se il popolo palestinese fosse l’aggressore e Israele la vittima.

Tuttavia, sembra che ci sia qualche speranza con la crescente campagna di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) e una maggiore consapevolezza dei miliardi di dollari che vengono utilizzati per mantenere a galla il sionismo. In passato il movimento contro la guerra qui ha incorporato la causa palestinese, che continuerà.

Foto di Bill Hackwell

Foto di Bill Hackwell

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...