Frases

Quello che vogliono

mst-05

di Paolo D’Aprile

Eu acho que vocês vão perder, acho que alguém vai sair morto daqui, pode ser nós pode ser vocês. Penso che voi perderete, e che da qui qualcuno ne uscirà morto, può essere uno di noi o uno di voi…

La lista è lunga. 240.000 studenti non potranno sostenere il loro esame di maturità.

La bava alla bocca aumenta esponenzialmente ad ogni giorno che passa. Ormai non hanno più remore di dire quello che hanno sempre pensato e, soprattutto, di fare quello che hanno sempre sognato. E il problema sta nel fatto che non solamente dicono quello che pensano, ma, purtroppo, quello che dicono lo pensano veramente. Se così stanno le cose, figuriamoci cosa c’è nei loro sogni. I loro sogni sono i nostri incubi più tenebrosi. La cosa positiva è che adesso, al punto in cui sono arrivate le cose, loro non possono più dire che il movimento di opposizione è composto da una quarantina di persone. Così ci definiva il presidente golpista e qualche suo ministro con bava inclusa. Il giorno dopo però centomila persone in piazza non gliele toglieva proprio nessuno.

Il ministro parla chiaro: occupare le scuole è un caso di pubblica sicurezza: una lista di centinaia di scuole occupate, un movimento assolutamente pacifico nato orizzontalmente tra i nostri ragazzi decide di far sentire la sua voce. Dicono che sono manipolati, che è un movimento politico, come se essere “politici” fosse un insulto o un delitto. Occupano le scuole in tutto il paese, gridano il loro No alla riforma scolastica e soprattutto alla perdita dei diritti di tutti i brasiliani che il golpe ha deciso di infliggere alla nazione in nome di un’efficienza amministrativa imparata dal mondo del profitto impresariale. E quando un movimento popolare è così vasto come quello degli studenti, anche i golpisti più furiosi sono costretti a riconoscerne la portata.

L’ultima misura è quella di sospendere gli esami di fine anno a duecentoquarantamila ragazzi. Il numero spaventa. Ma quello che spaventa ancora di più sono le parole con cui si esprimono le autorità. E dalle parole passano ai fatti. Dopo aver tagliato luce e acqua, impedito l’accesso alla scuola occupata, non solo dei viveri, ma dei genitori stessi, la repressione è durissima: ragazzi minorenni bastonati a sangue, ammanettati e trascinati in galera, lasciati senza mangiare, negando l’accesso alla stampa e agli avvocati che possano garantire l’incolumità. Alcuni di loro inquadrati nella legge anti terrorismo. Le immagini volano su internet. Nei canali ufficiali mai. Fino ad ora è andata così. Scuola occupata, intimidazione, obbligo dei presidi a fornire alle autorità di pubblica sicurezza i nomi dei ragazzi che vi partecipano, repressione.

Ieri però tutto è stato diverso. A cominciare dalla scuola. Non un liceo pubblico ma la scuola coordinata del MST, il movimento dos sem terra, da sempre spina nel fianco di ogni governo. Senza alcun mandato rilasciato dalla magistratura sono entrati ad armi in pugno, sparando in aria. Ufficialmente stavano cercando qualcuno ma in realtà si voleva lo scontro in una vera azione paramilitare ammantata di legalità. Lo dice un ufficiale dall’altra parte del cancello: penso che voi perderete e che da qui qualcuno ne uscirà morto, può essere uno di noi o uno di voi

L’azione fatta all’oscuro della legge ha come vero scopo la criminalizzazione di ogni movimento sociale organizzato. Penso che voi perderete e che da qui qualcuno ne uscirà morto…, quando si cercano delinquenti non si fanno proclami di questo tipo al cancello di una scuola.

Qualche settimana fa quando l’arresto di Lula sembrava imminente, una grande rivista di circolazione nazionale e voce ufficiale dei magistrati di cui ho ampiamente riferito in articoli precedenti, usciva con questa copertina. Ripeteva quella di Newsweek in occasione della morte di Gheddafi a linciaggio avvenuto, Gheddafi ucciso. I magistrati avevano appena accusato formalmente Lula di essere a capo di tutti i mali del paese e la rivista Veja non perde tempo.

senza-titolo

Quello che vogliono lo hanno detto chiaramente.

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