Frases

O amigo do povo

di Edith Moniz

traduzione di Paolo D’Aprile

La notizia arriva con la violenza di una carezza, perché chi è già grande in vita, al morire, diventa immortale.

Fu lui a denunciare al mondo gli squadroni della morte della esecrabile giunta militare che governò il paese per più di vent’anni. Fu lui ad affrontare a muso duro i capi della repressione che alla sua temerarietà risposero con la minaccia esplicita: “a partire da questo momento non possiamo più garantirle l’incolumità”. Fu lui che organizzò l’incontro ecumentico in suffragio del giornalista Vladimir Herzog, impiccato nella sede della polizia politica. Fui lui a creare il centro di coordinamento per le vittime delle dittature latinoamericane. Fu lui l’organizzatore della commissione Justiça e Paz, capace di denunciare l’arbitrarietà del potere. Fu lui che abbracciò la causa dei Sem Terra e di tutti i diseredati della città. Fu lui che permise il sorgere delle comunità di base nelle periferie abbandonate, e fu grazie a lui che i vari movimenti sociali riuscirono ad organizzarsi. Quando gli chiesero come avrebbe voluto essere ricordato, rispose: come amigo do povo, amico del popolo, amico della gente.  

Il Brasile oggi piange uno dei suoi figli più nobili, un protagonista della nostra Storia. Dom Paulo Evaristo Arns, classe 1921, frate francescano, cardinale, cittadino, amigo do povo, eroe.

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O AMIGO DO POVO

Lacrime in me, lacrime di me, lacrime.

Seduta sull’imponente scalinata, protetta dal sacro santuario, sono parte di una immagine. Persone schiacciate l’una all’altra per fuggire dalla rabbia dei cani. Persone al grido di Pane e Libertà, perseguitate dalla furia di un potere assoluto. Lì su quella scalinata erano al sicuro.

Anch’io lo sono. È notte e i meninos de rua mi consolano. Trafficanti e assassini ci circondano, il male della piazza ci circonda, tutto il male che il mio paese riesce a produrre ci circonda.

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Ma io, come le persone della foto, qui mi sento sicura. So che niente può succedermi. Per questo riesco a lavorare e ad abbracciare uno ad uno i miei meninos, così sporchi, così stracciati, così drogati. Niente può succedermi, niente può succedere a loro, rimanendo qui, sui gradini del santuario, annulliamo la droga, la miseria, la fame, siamo liberi, saremo liberi: come le persone della foto costruiamo la nostra dignità.

Dopo molti anni, eccomi di nuovo a salire la scalinata del santuario, la porta principale spalancata. Lacrime in me, lacrime di me, lacrime. O amigo do povo ancora una volta abbraccia la sua città, abbraccia la città che ha protetto dalla furia dei cani, abbraccia i miei bambini, oggi già tutti morti, seduti su quegli stessi gradini, abbraccia anche me. E la città intera accorre per farsi abbracciare per l’ultima volta.

O amigo do povo, adesso è parte dell’Infinito Amore, è ricordo vivo nel cuore di tutti gli oppressi delle Americhe che qui sullo scalone del santuário, tra le sue braccia, trovarono affetto, la sicurezza di un riparo, la garanzia di salvezza. Amigo do povo. Non lo conoscevo, ma quando mi salutò sorrise como se avesse incontrato la sua più grande amica. Per questo di notte sui gradini del santuario io e i miei meninos eravamo al sicuro: ero la migliore amica di Paulo Evaristo Arns, il francescano che affrontò il regime militare, gli squadroni della morte, il francescano che denudò il re. Io ero la sua miglior amica, a me e ai miei bambini niente di male avrebbe potuto succedere. Oggi vengo qui nell’immensità dei marmi della cattedrale a piangere la nostalgia dell’assenza e della mancanza che sento di te, caro amico.

Paulo, nome di apostolo. Paulo, nome della nostra città, Paulo, cardinale, principe della chiesa, amigo do povo, amico mio.

002-dom-pauloLágrimas em mim, lágrimas de mim, lágrimas.
Sentada na imponente escadaria, protegida pelo sagrado santuário, sou parte de uma imagem. Pessoas apertando-se umas nas outras para fugir da raiva dos cães. Pessoas lançando o grito por pão e liberdade, perseguidas pela fúria de um poder esmagador. Ali na escadaria estavam seguras. Eu também estou. É noite e as minhas crianças me afagam. Traficantes e assassinos nos rodeiam. O mal da praça nos rodeia, todo o mal que o meu país consegue produzir nos rodeia.
Mas eu, como as pessoas da foto, aqui segura estou. Sei que nada pode me acontecer. Por isso consigo trabalhar e abraçar uma por uma as minhas crianças, tão sujas, tão maltrapilhas, tão drogadas. Nada vai me acontecer, nada vai acontecer com elas, estando aqui, nos degraus do santuário, espantamos a droga, a miséria, a fome, estamos livres, somos livres, como as pessoas da foto construímos nossa dignidade.
Depois de muitos anos eis me aqui de novo subindo os degraus do santuário. A porta principal escancarada. Lágrimas em mim, lágrimas de mim, lágrimas. O amigo do povo mais uma vez abraça sua cidade, abraça a cidade que protegeu da fúria dos cães, abraça as minhas crianças sentadas comigo na escadaria e que já morreram, abraça a mim. E a cidade inteira corre para ser amparada pela última vez. O amigo do povo, agora é parte do Infinito Querer, é lembrança viva no coração de todos oprimidos da América que aqui, na escadaria do santuário, entre os seus braços encontraram ternura, abrigo, garantia da salvação.
Amigo do povo. Não o conhecia, mas quando me cumprimentou sorriu como ao encontrar a amiga mais querida. Por isso de noite, na escadaria do santuário, eu e as minhas crianças estávamos seguras. Eu era a amiga mais querida dele, Paulo Evaristo Arns, o franciscano que enfrentou o regime militar, os esquadrões da morte, o franciscano que expôs a nudez do rei. Eu era a melhor amiga dele, a mim e as minhas crianças nada de mal podia acontecer.

Hoje venho aqui na imensidão dos mármores da catedral para chorar a saudade da sua ausência e da falta que você me faz, caro amigo. Paulo, nome do apóstolo. Paulo, nome da nossa cidade, Paulo, cardeal, príncipe da Igreja, amigo do povo, meu amigo.

São Paulo, 14 de dezembro

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