Frases

Governamental

di Paolo D’Aprile

02-governamental

L’equipe dell’Istituto Medico Legale di Manaus paralizza le attività per tempo indeterminato. Non è possibile svolgere il lavoro in quelle condizioni. Manca tutto, dal materiale tecnico alle barelle. Molti i corpi ancora da ricomporre.

La propaganda istituzionale vuole prevenire la popolazione contro l’aumento degli incidenti, più di cinquantamila persone muoiono ogni anno sulle nostre strade. Una vera strage, un massacro un macello, qualcosa bisogna pur fare.

Bruno Júlio è stato esonerato. Lo leggo in questo momento sul computer appena acceso, dimissioni. Non per essere sotto inchiesta. No, quando venne chiamato ad assumere la carica, sotto inchiesta lo era già. È stato esonerato a causa della ripercussione delle sue parole.

L’equipe di Manaus: cerco su internet ma la notizia è scomparsa. Si dice però che i parenti, intere famiglie, aspettino davanti ai portoni sotto il sole. Per lo meno che qualcuno dica loro quando potranno seppellire quel che resta dei loro congiunti.

La propaganda istituzionale è durata due giorni. Il governo l’ha ritirata subito dalla circolazione. Non perché si prestasse ad interpretazioni razziste – uno dei personaggi è nero – ma per la polemica creatasi, e ciò di cui ha bisogno il governo in questo momento è ben altro.

Comunque, per creare consenso, ci vorrebbe un minimo di coerenza. E il ministro ieri si è sbugiardato da solo un paio di volte. Davanti a un documento da lui firmato ha dovuto ammettere la svista, smentendo però che quello stesso documento affermasse proprio quello che egli continuava a negare. Ma il ministro non è un Bruno Júlio qualunque. Il ministro è un pezzo grosso, per tanti anni responsabile della Pubblica Sicurezza dello Stato di São Paulo, oggi ricopre la doppia funzione di ministro dell’Interno e della Giustizia. Bruno Júlio invece è un cretino. Non che il ministro non lo sia, per carità; ma Bruno Júlio è un cretino assoluto, tant’è che è stato dimesso sommariamente. In verità, però, anche il ministro se ne dovrebbe andare, novanta morti in una settimana sono troppi perfino per un pit-bull come lui, faccia da skinhead, cranio pelato compreso.

Lavorare senza il materiale necessario per ricomporre sessanta cadaveri deve essere realmente impossibile. Uso la parola “ricomporre” in senso letterale: assemblare i pezzi. O meglio, “Ri-assemblare” i pezzi che in antecedenza erano ciascuno al suo posto e che ora non lo sono più. Insomma, rimontare i cadaveri, prendere una gamba e attaccarla al tronco giusto, e così un braccio, fare attenzione a non rimontare un corpo alla rinfusa con i pezzi mischiati, la gamba di uno, il tronco di un altro, il braccio di un terzo, la testa di un altro ancora. Non sto scherzando, non è una battuta, sono le rimostranze dell’equipe dell’Istituto Medico Legale di Manaus. E poi gli organi interni. Il cuore soprattutto. Anzi, i cuori.

La propaganda contro gli incidenti stradali, enfatizza che chiunque di noi teoricamente può trasformarsi in un assassino. Se non segui le regole del traffico, se usi il telefono alla guida, se passi col rosso, se acceleri dove non devi, se bevi un po’, puoi diventare una persona capace di uccidere.

Una delle immagini utilizzate dal governo nella campagna contro gli incidenti stradali.

Una delle immagini utilizzate dal governo nella campagna contro gli incidenti stradali.

Bruno Júlio è stato messo su quella poltrona da accordi di partito. Ignoro cosa abbia fatto in questi mesi di governo golpista. Quello che mi spaventa è pensare come una persona del genere abbia occupato una carica federale. No, no, quello che mi spaventa è che una persona con una carica federale dica quello che lui ha detto. No, no, quello che mi spaventa è che uno possa pensare in quel modo. Questo è veramente terribile, Bruno Júlio pensa e dice quello che la gente in questi giorni pensa e dice fino alla nausea, il luogo comune che diventa pensiero e prassi. Come, del resto, fa il governatore dello Stato dell’Amazzonia. A caldo (ma lo direbbe in qualunque altra occasione): “Là dentro nessuno è santo; sono tutti ladri assassini e stupratori”.

Sessanta cadaveri a pezzi, da rimontare. Quelli dell’Istituto Medico Legale non ce la fanno e si fermano. Le famiglie che aspettino. Tanto il presidente Temer non si è fatto sentire. Solamente dopo tre giorni di un lunghissimo e glaciale silenzio, davanti alla nazione attonita dice: “è stato un pauroso incidente… la mia è una solidarietà “governamental”.

Come posso tradurre Governamental? Con la parola “istituzionale”, oppure “governativa”. Non lo so. Lo lasciamo così, governamental. E così intitoliamo pure questo scritto. Governamental, una parola. Solidarietà governamental a chi? per chi? Solidarietà per le famiglie che non sono più in grado di riconoscere i loro morti tagliati a pezzi? Solidarietà governamental per l’equipe dell’Istituto Medico Legale di Manaus che non riesce più a raccapezzarsi in quel macabro puzzle? Solidarietà alle vittime? No, alle vittime no, se lo stesso governatore li ha definiti ladri stupratori e assassini, come può il presidente Temer essere solidale con gente simile? Però alcune corone di fiori il governatore le ha mandate! E sulla fascia c’era scritto proprio “Solidariedade do Governo de Estado da Amazônia”. Solidariedade governamental, appunto, per ladri assassini e stupratori. Scoppia una nuova polemica: il governo di stato che non fornisce all’equipe dell’Istituto Medico Legale il minimo necessario affinché possa ricomporre i cadaveri, si mette a mandare corone di fiori. Sessanta corone di fiori al prezzo di 700 Reais l’una. Fatevi i conti. E la furia popolare si attizza contro le famiglie delle vittime che chiedono l’indennizzo per la morte dei loro cari, assassinati quando erano sotto la custodia dello Stato.

La propaganda ufficiale per sensibilizzare l’opinione pubblica sugli incidenti stradali è, dal punto di vista visuale, molto semplice. La foto di una persona qualunque, una ragazza, un signore, un giovanotto. La prima con un cagnolino in braccio, Il secondo, vestito da dottore dell’allegria (un pagliaccio in camice bianco che aiuta i bambini ricoverati in ospedale) e il terzo, un tipico studente universitario abbracciato ai suoi libri. Ad ogni personaggio corrisponde una frase in evidenza che la si legge da lontano: Anche chi riscatta gli animali è capace di uccidere; Anche chi porta allegria ai bambini è capace di uccidere; Anche il più bravo della classe è capace di uccidere. In fondo al manifesto, timidamente, l’appello: “rispetta i limiti di velocità, rispetta le leggi stradali, non telefonare alla guida: Anche una brava persona può arrivare ad uccidere”.

Immagini contro il governo circolate in rete dopo l'uscita della campagna sugli incidenti stradali.

Immagini contro il governo circolate in rete dopo l’uscita della campagna sugli incidenti stradali.

Bruno Júlio, era sotto inchiesta per aver aggredito la moglie e per tentato stupro ai danni di una funzionaria del suo entourage. Ciò nonostante è stato chiamato dal presidente Temer per occupare la carica di una Segreteria di Governo, la Segreteria della Gioventù. Insomma, niente di strategico, ma una funzione che serve da trampolino politico.

Leggo su internet, aggiorno i dati. Nella prima settimana dell’anno, novantatrè morti. Sessanta a Manaus, trentatrè a Boa Vista nello stato di Roraima. Non è una sommossa e nemmeno una rissa. È una battaglia per il controllo del potere. Potere dentro e fuori dal carcere. Due fazioni contrapposte controllano il traffico di droga nel sud America. Tutta la cocaina che consumate in Europa passa di qua. La prigione di Manaus è gestita da un’impresa di sicurezza privata. Guadagna per il numero di detenuti. Quattromila reais al mese per capita. La media nazionale è la metà esatta, duemila reais. Parte l’inchiesta, si sospetta la solita corruzione. Lo Stato paga milioni all’impresa privata che gestisce la prigione di Manaus, ma il carcere è a pezzi e il numero di detenuti è il doppio di quello previsto. Arriva sul posto il presidente della corte suprema facendo le veci del ministro della giustizia che nega, malgrado ogni evidenza – il documento di cui sopra – di aver saputo della gravità della situazione. Il carcere è fatiscente, basta un calcio a far crollare la parete. E la parete crolla davvero. I reparti vengono invasi dal clan rivale. Comincia la caccia all’uomo. Per diciassette ore le telecamere interne trasmettono la carneficina. Dai corpi martoriati gli assassini estraggono gli organi che ora l’Istituto di Medicina Legale cerca di ricucire. Chi scavalca i muri e scappa, trova ad aspettarlo la polizia che gli spara a bruciapelo in faccia. Tutto finisce quando non c’è più nessuno da uccidere. Sessanta morti in diciassette ore. Tre giorni dopo il Presidente Temer espressa la sua solidarietà governamental, ma enfatizza il fatto della prigione venire gestita da un’impresa privata: “lo Stato non ha alcuna responsabilità per i fatti avvenuti”.

Ieri notte nel carcere di Boa Vista, una nuova battaglia, trentatré morti, squartati, decapitati, dilacerati, è la vendetta per gli avvenimenti di tre giorni prima a Manaus. Il ministro afferma che la situazione è sotto controllo: tutto a posto, il paese può stare tranquillo, non esiste uno situazione di emergenza-carceri.

Ieri sono giunte dal Brasile le notizie drammatiche del massacro avvenuto nel carcere di Manaus, dove un violentissimo scontro tra bande rivali ha causato decine di morti. Esprimo dolore e preoccupazione per quanto accaduto. Invito a pregare per i defunti, per i loro familiari, per tutti i detenuti di quel carcere e per quanti vi lavorano. Rinnovo l’appello perché gli istituti penitenziari siano luoghi di rieducazione e di reinserimento sociale, e le condizioni di vita dei detenuti siano degne di persone umane. Papa Francesco.

Il segretario della gioventù Bruno Júlio viene dimesso perché ai giornalisti dice: “dovrebbero ammazzarsi di più, di massacri come questo ce ne vorrebbe uno alla settimana”.

Il governatore di Manaus: “Sono tutti stupratori, ladri e assassini, tra loro là dentro non c’è nessuno che sia un santo”. “Esprimo la mia solidarietà governamental per questo pauroso incidente’’ le parole di Temer. Novantatrè morti in una settimana, novantatrè teste mozzate, novantatré cuori estratti, novantatrè intestini sparpagliati per i pavimenti delle prigioni… Il presidente dice che è un incidente. Come un incidente stradale. Ma in questo caso che è capace di uccidere è una “brava persona”; invece dentro alle prigioni non c’è nessuno che sia un santo, sono tutti stupratori ladri e assassini, che si ammazzino pure tra di loro, al massimo gli daremo una corona di fiori e la nostra solidarietà governamental.

Buon Anno a tutti.

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