Frases

America the Beautiful

di Paolo D’Aprile

La grande differenza tra Obama e Trump… ieri guardavo la cerimonia… ascoltavo il discorso… osservavo per bene le espressioni della famiglia, di quel povero bambino senza via di scampo e ricordavo i sorrisi delle figlie di Michelle. Ma no, la grande differenza tra i due presidenti non sta in tutto questo. La cerimonia prevede un rituale specifico: i discorsi, il giuramento del vice, la canzone, un ‘altro discorso, il giuramento presidenziale. Un rito in cui ogni cosa significa se stessa e simbolizza tutto il resto, come la scelta di chi debba cantare la canzone: America The Beautiful. Trump ha chiamato il Mormon Tabernacle Choir. Ecco la grande differenza tra i due: la canzone. Ascoltiamo attentamente il coro:

Una delle bellissime canzoni americane trasformata in volgare marcetta. Si immagini questo ritmo suonato da una banda con tanto di bombardino e basso tuba, che sottolineino con il loro suono pernacchioso la parola “America”… No, le modulazioni armoniche non sono sufficienti per emozionarmi, anzi, sono il tentativo puerile di farmi calmare la rabbia e tutto l’orrore che sento.

Il coro dei mormoni è proprio quello che è: un coro di mormoni. E le facce? Le vogliamo guardare una ad una? la tipica donna di casa da film di terrore, capace di darti la torta di mele e di accoltellarti alla schiena. Il tipico uomo, marito di quella donna, genitori di figli che un bel giorno si alzano, prendono il fucile, vanno a scuola e ammazzano venti compagni di classe.

La canzone cantata in quel modo, il ritmo da fiera paesana, le facce, il colore rosaceo di quelle facce paffute, la sciarpetta, i capelli tinti di quelle donne, ecco, così è questo coro scelto da Trump, rappresentanti di un’America profonda e scura capace di tutto per difendere il suo way of life. Ecco chi sono, chi rappresentano: the Horror, the Horror.

Otto anni fa, la stessa canzone venne cantata così.

Devo spiegare la differenza?

p.s. E non mi si dica che era un’altra cerimonia… è vero, chi cantò in quella occasione fu, scusate se esisto, Aretha Franklin.

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