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Mùsica Brasileira 3

Riflessioni, racconti, canzoni, incoerenze, storie e qualche falsità

In questi capitoli cerco di abbracciare la vastità del mondo musicale brasiliano. Ho deciso di non seguire una linea temporale, ma di saltare a piacimento tra il classico e il profano, l’erudito e il popolare. In fondo, la musica è il linguaggio più antico, al di là del tempo e dei generi, dei gusti e delle mode, è il vero linguaggio degli uomini.

Spero davvero di riuscire trasmettere tutta la bellezza di questo Paese e di questa gente che da tanti anni mi abbraccia con la bellezza e l’amore della sua arte.

di Paolo D’Aprile

Cap. 3

L’origine della musica popolare brasiliana, oltre a venire da lontano, ha una profonda radice locale, forgiata sul territorio e dal territorio, dalla sua geografia, dal suo clima. La stessa lingua portoghese, dura e ostica in Portogallo, diviene qui dolce e languida. Nelle pagine di Guimaraes Rosa si può capire tutta la bellezza sonora di questa trasformazione. I suoni della lingua proferiti da un abitante del sertão – le steppe centrali – descrivono la durezza, l’arsura, il caldo, le piogge repentine, il fango e la polvere della terra, il volo degli uccelli, la magia, lo spavento, l’amore e tutto l’odio e il rancore di cui gli uomini sono capaci. Quando i naviganti portoghesi avvistarono il Monte Pascoal, nei pressi di Porto Seguro, i primi abitanti della terra, gli indios, divisi in decine di etnie diverse per lingua cultura e tradizioni, erano circa sei milioni. La musica, parte integrante della vita di quei popoli, veniva impiegata in ogni aspetto del quotidiano, i canti rituali religiosi e magici, il ritmo scandito per accompagnare i movimenti del lavoro, la festa, il gioco. Oggi sono ancora vivi, grazie ad una intransigente resistenza culturale di molti popoli ma anche ad un lavoro instancabile di musicisti che ne studiano la tradizione, la composizione e l’esecuzione e che spesso le riproducono in elaborate versioni contemporanee. Le melodie complesse formate da minime variazioni tonali, ricordano molto gli esperimenti minimalisti di Steve Reich, oppure i mantra indiani, o i canti sardi:

Marlui Miranda è una musicologa, cantante e autrice, in costante ricerca del suono originale indio. Le sue ricerche sulla musicalità ancestrale dei popoli nativi hanno portato alla rivalutazione e alla divulgazione di quella musica, ispirando sia i compositori contemporanei ad usufruire dell’immenso patrimonio musicale, sia gli stessi indios a non perdere le loro tradizioni:

Dall’incontro con i portoghesi nasce una musica mestiça, meticcia, che penetra nel quotidiano di ogni persona e ne accompagna i gesti, i movimenti e perfino il modo di pensare. La lingua diventa canto e il canto si fa prassi, movimento. Nuovi strumenti vengono inventati e non solamente a percussione, ma anche melodici. Il pífano, una specie di flauto traverso, è diffusissimo nel nord est, in tutto il sertão, le famose bandas de pífanos rallegrano le feste popolari e richiamano la gente in occasioni delle grandi ricorrenze :

La rabeca è il violino del nord est brasiliano, ogni musicista si costruisce il proprio per dargli la sua particolare intonazione. In questo caso la canzone utilizza la scala melodica tipica brasiliana che caratterizza la nostra musica alla stregua di quella pentatonica che definisce il Blues americano, è un pezzo bellissimo, straordinaria musica popolare:

Lo zabumba, strumento principe della percussione popolare capace di varie tonalità percussive a causa dell’uso di due tipi di pelle differenti, lo si incontra praticamente in tutta la musica brasiliana.

Anche la voce, il canto, nasce e si rinnova traendo spunto dai suoni della natura, gli animali compagni di viaggio nelle grandi transumanze. Nasce la musica sertaneja, del sertão, l’enorme continente lontano dalla costa “civilizzata”, territorio dove la leggenda è più vera di qualunque verità, sempre uguale da generazioni, immune al tempo e alle mode, preserva la sua dignità grazie a grandi artisti nati nella vita semplice di una terra sconosciuta alla metropoli che ha sempre guardato loro come fenomeni da baraccone, fino a quando i grandi musicisti come Villa Lobos e tanti altri hanno dichiarato la loro ammirazione. Un piccolo esempio: Cascatinha e Inhana

Di questa canzone esiste una versione memorabile niente meno che di Gato Barbieri, uno dei più importanti jazzisti di ogni tempo. Oppure Tonico e Tinoco, cantori della vita dei campi, veri paladini del canto campagnolo raccontano la solitudine del vaqueiro, il suo lungo viaggio, e la morte del compagno che – e lo si scopre solo alla fine, “era meu legítimo irmão” era mio fratello legittimo:

Il popolo più povero, più emarginato, spesso abbandonato, vittima di un brutale sfruttamento, riesce non solo a preservare culturalmente la sua storia e se stesso, ma anche a proporre soluzioni musicali che poi, come vedremo, incendieranno il Brasile e il mondo.

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