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Mùsica Brasileira 4

Riflessioni, racconti, canzoni, incoerenze, storie e qualche falsità

In questi capitoli cerco di abbracciare la vastità del mondo musicale brasiliano. Ho deciso di non seguire una linea temporale, ma di saltare a piacimento tra il classico e il profano, l’erudito e il popolare. In fondo, la musica è il linguaggio più antico, al di là del tempo e dei generi, dei gusti e delle mode, è il vero linguaggio degli uomini.

Spero davvero di riuscire trasmettere tutta la bellezza di questo Paese e di questa gente che da tanti anni mi abbraccia con la bellezza e l’amore della sua arte.

di Paolo D’Aprile

 

Cap.4

Mentre l’industria nasceva e prosperava nella fascia litoranea e nelle grandi città, l’interno del paese continuava nel suo isolamento di secoli. Il sistema feudale non solo di produzione ma della stessa organizzazione sociale, non dimostrava nessun segnale di cambiamento. Gli ultimi trent’anni del secolo XIX furono decisivi per il consolidarsi dell’oppressione economica e politica. Un susseguirsi di siccità devastanti ridusse le popolazioni allo stremo. Si calcolano in più di un milione i morti per fame ed epidemie in soli cinque anni.

Regioni intere devastate che mai più riusciranno a recuperare il loro aspetto originale, piantagioni ridotte a polvere, città e villaggi abbandonati, migrazioni in massa verso Fortaleza e Recife, trasferimenti coatti verso l’Amazzonia dei flagelados del sertão, la terra sterminata dell’interno del paese, a carico dei commercianti di schiavi. Insomma, un vero orrore sociale. Come forma di difesa nacque nel seno del popolo un sentimento di vendetta e giustizia incarnato da antiche leggende e miti mai del tutto abbandonati: il ritorno del Rei Sebastião. Scomparso giovanissimo alla testa dell’esercito portoghese nel deserto del Marcocco dopo la battaglia decisiva contro i mori nel secolo XVI, se ne aspetta il ritorno folgorante proprio nel sertão per portare vendetta e giustizia: o sertão vai virar mar e o mar vai virar sertão.

Il sertão diventerà mare e il mare sertão, così predicavano i profeti di quella terra. Camminando per le strade polverose andando di casa in casa, di villaggio in villaggio, reclutavano fedeli con la promessa di una nuova Gerusalemme tutta da costruire. Il più famoso e importante di questi profeti erranti, Antônio Conselheiro, fondò Canudos, una città di quasi trentamila persone, sorta nel nulla e autosufficiente, una specie di socialismo religioso messianico in attesa della sconfitta definitiva della Repubblica e dell’avvento di un regno di giustizia. La Repubblica nata da un colpo di stato militare, costituita secondo i principi del positivismo e del progresso, vedeva in Canudos e nella figura di Antônio Conselheiro il simbolo dell’arretratezza feudale e medioevale, Canudos doveva essere distrutta.

Fu inviata una spedizione di soldati che venne liquidata in poche ore da un esercito di contadini che conosceva il territorio e sapeva come muoversi nel deserto di cactus, e soprattutto come usare la tattica della guerra di guerriglia. Di spedizioni militari ce ne vollero quattro. Alla fine Canudos, come Cartagine, venne letteralmente rasa al suolo e i suoi abitanti massacrati a fil di coltello. Rimasero vive, tra donne e bambini, un centinaio di persone. Mario Vargas Llosa ha descritto questi fatti nel suo straordinario epico: La guerra della fine del mondo. Pure Sandor Marai ci ha scritto un bellissimo libro: Verdetto in Canudos. Entrambi però si sono ispirati ad Euclides da Cunha, testimone oculare degli avvenimenti che, oltre ad essere corrispondente per i giornali del sud, scrisse uno dei libri fondamentali della letteratura sudamericana: Os Sertões (tradotto in italiano con il titolo di Brasile Ignoto), in cui descrive la regione, il clima, gli uomini, la guerra, e analizza i motivi di un odio insensato da parte di una intera nazione verso una popolazione miserabile che cercava solo di vivere in pace e con giustizia.

Tutto questo per dire che nel nord est brasiliano, la musica, la storia, la gente, il clima, la terra, gli animali, le antiche leggende, tutto si amalgama in una indissolubile cultura, nella quale la musica esercita una parte fondamentale di raccordo. Lo strumento principale di questo sono i cantori popolari che raccontano con le loro rime le gesta dei tempi andati, oppure semplicemente inventano storie estemporanee su argomenti scelti sul momento: cuori infranti, tradimenti, differenze sociali tra ricchi e poveri.

Il ritmo usato varia molto a seconda della regione: assume connotazioni festive come la embolada in cui due cantanti seguendo un andamento rapido e sincopato inventano motti e barzellette sui passanti che si fermano al loro spettacolo. Girano per le piazze brasiliane e subito gli si forma una roda, una circolo di gente che diviene a sua volta protagonista dello spettacolo:

Oppure la musica è trasformata in lamento, una unica nota, triste lamento del sertão che rinchiuso in se stesso non riesce ad uscire dalla sua tragedia: Repentista, Repente, significa all’improvviso. Sono poeti popolari che attraverso la loro cantoria inventano versi con cui descrivono se stessi e soprattutto la loro gente:

Questo tipo di ritmo e di melodia, questa scala musicale è presente in tutta la musica brasiliana, anche in quella suonata da giovani artisti che mantengono un legame fortissimo con la tradizione, come la meravigliosa Daúde che rende omaggio ai uno dei più grande repentistas del nord est:

o come in questo concerto in compagnia di Alceu Valença:

Come si può intuire da questo tipo di musica, il Rap americano non ha inventato proprio niente!

A embolada, o repente, a cantoria, formano la base di tutta la musica popolare brasiliana del secolo. Nata da antiche tradizioni, legata alla terra, così regionale, così ristretta geograficamente, diventa, per i meccanismi assurdi dell’osmosi musicale, suono universale. Non più folclore quindi, ma semplicemente musica.

È bello vedere come giovani musicisti continuino a suonare la loro musica mantenendosi aperti ad ogni influenza, “con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro”.

Chico Science, leader del movimento musical-culturale Mangue Beat ha portato sullo scenario mondiale la nuova musica brasiliana, togliendola dagli stereotipi “sole – mare – belle donne”, Da lama ao caos. Dal fango al caos. Il fango, è lo scenario tipico di Recife dove le enormi paludi, o mangue, con i suoi granchi sono stati per secoli la prima fonte di sostentamento di quella popolazione.

Esistono musicisti che semplicemente ripropongono tale e quale il ritmo e le tematiche ancestrali in un vero miracolo culturale che lega il passato al presente, formando un inedito “presente storico” in cui le epoche e il loro susseguirsi convivono in modo naturale, semplicemente perché l’uomo e la cultura sono passato certo, presente vivo, e futuro sconosciuto. Meste Ambrosio è uno di questi gruppi, musico-culturali, una ventata di intelligenza in un mondo pastorizzato fatto di gusti americanoidi importati al ribasso ad ogni stagione, ma per i quali paghiamo il prezzo con la nostra intelligenza e la nostra integrità. Meno male che il Brasile è una costante fucina, un calderone culturale in cui rinnovamento e tradizione possono camminare insieme, collaborando l’un l’altro a formare la lingua universale della musica.

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