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Ti aspetto fuori

di Paolo D’Aprile

Perché se raccontassi che ci sparano addosso nessuno ci crederebbe. È come se avessero aperto il gabbione delle iene. O i tombini delle fogne dove tanti anni fa gli si ordinava di tornare, carogne tornate nelle fogne. Il nuovo fascismo fatto di efficienza e bellezza spara addosso ai reietti.

La finalità è quella di demolire tutto e costruire ex novo. Dalle ceneri dello storico quartiere vogliono far sorgere palazzi di cristallo, per uffici e centri culturali. L’amministrazione municipale precedente aveva osato affrontare il problema dal punto di vista umano. Un programma chiamato “De Braços Abertos”, A braccia aperte, accoglieva chi lo desiderasse per aiutarlo ad riscattarsi, offriva un alloggio degno, un lavoro, e il trattamento per liberarsi dalla dipendenza. Il quartiere Luz, Luce, da vent’anni è chiamato cracolandia, la terra del crack. Basta un click sul google per rendersi conto della situazione, che non descriverò.
Pochi mesi fa il cambio della guardia. Il nuovo sindaco oriundo del mondo impresariale, quel mondo impresariale che da secoli usa il sistema dei fondi pubblici per sostenersi e finanziarsi, è un miliardario con programma di televisione, tipo Trump. Pettinato, botox, e maglioncino sulle spalle, “il mio sogno è che ogni brasiliano possa vestire una Ralph Lauren”, “Non sono un politico ma un gestore”. Cidade Linda, il suo motto. Linda, bella, pulita. Si veste da spazzino – ovviamente facendosi aggiustare su misura l’uniforme – chiama i fotografi per farsi immortalare con la ramazza in mano; la domenica successiva, si siede in seggiola rotelle e percorre cento metri per sperimentare i disagi di un disabile; si trasforma in muratore, con casco e guantoni; vero Zelig televisivo ne inventa una ogni giorno pur di farsi vedere: la cidade linda non può tollerare i graffiti urbani, l’arte di strada. Una bella mano di grigio. Ecco fatto, problema risolto. Naturalmente è lui, pennellone alla mano, a dipingere i muri. Fa vedere che lavora.

Il giorno dello sciopero generale in diretta tv insulta i manifestanti, vagabondi, sabotatori. Insomma è il tipico rappresentante del nuovo fascismo impresariale, pronto a stritolarti con la riforma del lavoro, che terzerizza tutto, aumenta a dodici le ore giornaliere, elimina la necessità del contratto dicendo che che la libera negoziazione vale più di ogni regola stabilita dalla legge. Mentre il parlamento votava, una moltitudine mai vista, davanti ai palazzi del potere di Brasilia manifestava il suo dissenso. Arriva l’esercito. Non la polizia. L’esercito. Cominciano a sparare. Non importa se il presidente è stato beccato in flagrante delitto con un noto corrotto che ne ha registrato la conversazione. Quello che davvero importa è l’approvazione della riforma del lavoro. Vale tutto, anche sparare sulla gente.
Però i dieci morti non sono a Brasilia, ma in una fazenda nella regione del Parà. Contadini del Movimento dei Sem Terra, trucidati dalla polizia. Avevano invaso terre improduttive, lasciate marcire in attesa di specularci sul prezzo. Arriva la polizia con l’ordine del giudice. Catturano, torturano e uccidono, portano via i cadaveri per impedire la perizia, ed infine li restituiscono alle famiglie cinque giorni dopo, in avanzato stato di decomposizione. Le iene, il gabbione delle iene aperto, spalancato.
Il sindaco ordina. Arrivano le truppe d’assalto. Pulizia etnica. Tutti via, il quartiere sarà demolito. Sono costretti ad andarsene tutti, non solo i tossicodipendenti, ma anche chi in quelle case, in quei palazzetti storici decadenti ci lavora, i negozianti, il piccolo commercio al minuto. Protette dalle armi, è mattina presto, arrivano le ruspe.

Cominciano i lavori. Si demolisce tutto. Con la gente dentro. Con la gente dentro. Con la gente dentro. Il muro si abbatte sulle stanze di una pensione in cui dormivano ancora. Arrivano le ambulanze, ci sono dei feriti. I responsabili: avevamo avvisato. La colpa è delle vittime. Il sindaco, elegante pettinato, fascista di merda, vuole seppellire vivi i miserabili, vuole uccidere i tossicodipendenti, vuole la sua Cidade Linda. Iena. Mi hai insultato il giorno dello sciopero, hai detto che ero un vagabondo. E tu sei un pezzo di merda. Gestore di merda. Hai capito bene? Sindaco di merda. Hai proprio la faccia di chi da ragazzo non ha mai fatto a botte, la faccia da figlio di papà. Ti aspetto fuori, vigliacco, vuoi seppellire la gente viva, vigliacco di merda. Ti aspetto fuori.

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