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Lula innocente

traduzione di Paolo D’Aprile

Traduzione del video che spiega in poche parole il processo a Lula. Si attiene esclusivamente ai fatti inerenti le indagini e la sentenza. Non racconta il clima di odio in cui la conduzione del processo stesso ha provocato in tutto il Paese. Dal sito http://www.averdadedelula.com.br/pt/

Un piccolo schema iniziale per sapere a chi si fa riferimento:

Ban Coop – Cooperativa dell’Associazione Bancari.

Marisa – moglie di Lula

Lula – ex Presidente della Repubblica

OAS Engenharia – Colosso industriale edile, responsabile di opere pubbliche e infrastruttura, in Brasile e in numerosi paesi.

Leo Pinheiro – presidente della OAS.

Sergio Moro – Giudice del Tribunale di “prima istanza”, responsabile della maxi inchiesta Lava Jato sulla corruzione e i legami tra il mondo imprenditoriale e la politica.

Petrobras – La più grande industria statale brasiliana. Si occupa di estrazione e lavorazione di petrolio e gas.

Caixa Economica Federal – Banca a capitale pubblico.

 

2003 – La Ban Coop, cooperativa dei bancari, mette in vendita nella città balneare di Guarujá  le quote del condominio Solaris.

2005 – Marisa acquista una quota relativa ad un appartamento di 85 m².

2006 – Lula, in campagna per la rielezione alla Presidenza della Repubblica, dichiara regolarmente al fisco la quota acquistata dalla moglie.

2009 – la Banc Ccop, in difficoltà finanziarie, trasferisce il condominio Solaris in beneficio della OAS con l’autorizzazione del Tribunale dei Conti e del Pubblico Ministero. I quotisti hanno due opzioni: o ricevere indietro l’importo versato; o rimanere con l’immobile ma con un valore diverso.

Marisa Letizia non sceglie nessuna delle due.

2013 –  La costruzione dell’edificio Solaris giunge al termine.

2014 – La OAS ristruttura l’appartamento e lo fornisce di nuovi elettrodomestici. Lula visita l’appartamento in compagnia di Leo Pinheiro, presidente della OAS. Marisa torna in visita all’appartamento una unica volta e desiste dall’acquisto.

2015 – In seguito a vari tentativi frustrati di rimborso dei valori versati alla Ban Coop, Marisa si rivolge al tribunale affinché regoli la questione.

2016 – Nel mese di Marzo, per ordine del giudice Sergio Moro, Lula è condotto di forma coatta a deporre. L’azione sorprende il Paese visto che l’ex presidente in nessuna precedente occasione ha mai opposto resistenza a presentarsi alla Giustizia. Nonostante l’assenza di riscontri, il Pubblico Ministero Federale insiste nell’affermare che Lula é il proprietario dell’appartamento. In Agosto Lula è indagato per corruzione passiva e riciclaggio di fondi neri. La Polizia Federale afferma che un perizia ha dimostrato l’esistenza di adulterazioni nel documento di adesione all’acquisto della quota Ban Coop: il numero dell’immobile, 141, era alterato con il 174, come se quest’ultimo fosse il numero originale, la qual cosa proverebbe l’acquisto fraudolento. In settembre il Ministero Pubblico Federale denuncia Lula; è convocata una conferenza stampa, trasmessa dal vivo da tutti i canali, in cui viene presentato un Power Point nel quale si accusa Lula di essere il comandante supremo di una associazione a delinquere che ha sottratto più di 87 milioni alla Petrobras. Per i procuratori federali la ristrutturazione dell’appartamento venne pagata dalla OAS come “vantaggio illecito” in cambio dei contratti tra l’impresa e la Petrobras. Ma non è questo ciò che viene provato nel processo. Durante 23 udienze, nessuno dei 73 testimoni – 27 dell’accusa e 46 della difesa – conferma la versione dei procuratori. Al contrario: le deposizioni sono unanimi: Lula e Marisa non hanno mai ricevuto le chiavi dell’appartamento, tantomeno ne hanno usufruito neanche per poche ore che siano. Non esiste alcun documento che ne attesti l’acquisto. La difesa prova che l’immobile venne dato dalla OAS in garanzia ad un fondo della Caixa Economica Federal, pertanto l’appartamento in questione non avrebbe mai potuto essere venduto a Lula senza che la OAS avesse saldato il debito con la stessa Caixa Economica Federale, e questo pagamento non è mai avvenuto.

Nonostante la mancanza di prove da parte dell’accusa, e, le varie prove testimoniali e documentali a favore presentate dalla difesa, il giudice Sergio Moro condanna Lula a nove anni e mezzo di prigione per i crimini di corruzione passiva e riciclaggio di fondi neri. Secondo il giudice l’appartamento fu “una mazzetta”, un regalo della OAS, di cui Lula ha nascosto o camuffato la proprietà. Il giudice Sergio Moro arriva a dichiarare in modo sorprendente: “Questo processo NON ha mai affermato nella sentenza finale o in nessuna altro documento, che i valori ottenuti dalla OAS nei contratti con la Petrobras siano stati utilizzati per il pagamento di vantaggi illeciti all’ex presidente”.

2017 – In Aprile, il Tribunale di São Paulo assolve dodici persone coinvolte in questo stesso processo, tra le quali Leo Pinheiro: secondo il giudice responsabile, l’accusa era inconsistente, dice la sentenza: “è necessario riconoscere la superficialità di quello che si intende come fatto delittuoso”. Ossia non esistono prove per condannare gli accusati. Dopo anni di indagini Lula è l’unico condannato perché solamente il suo caso è stato giudicato nel tribunale di Curitiba, sede della maxi inchiesta Lava Jato.

In tempo record rispetto alla prassi corrente, la Corte Federale di Appello, fissa l’udienza per il giorno 24 Gennaio. Tre giudici decideranno se modificare o mantenere la condanna. La sentenza di Sergio Moro è stata contestata sia in Brasile che nel mondo; la condanna si è basata appena sui sospetti dell’accusa che non è mai riuscita a comprovare la colpa di Lula e allo stesso tempo ha ignorato le prove di innocenza rivelate dalla difesa.

E qui mi fermo.


Pubblichiamo qui sotto una lettere/manifesto del prof Luigi Ferrajoli, uno dei più grandi giuristi italiani, che da un paio d’anni fa parte di quelle autorevoli voci (tra le quali Chomski, Oliver Stone, Bono Vox, ecc.) a favore di Lula e contro il golpe brasiliano, come si può vedere in questo intervento alla camera dei deputati.

Desidero esprimere preoccupazione per le forme con le quali è stato impostato e condotto il processo contro l’ex Presidente del Brasile Ignacio Lula.

L’impressione suscitata da questo processo in larghi settori della cultura giuridica democratica italiana è stata quella di un’assenza vistosa di imparzialità dei magistrati che l’hanno promosso, difficilmente spiegabile se non con la finalità politica di porre fine al processo riformatore che è stato realizzato in Brasile negli anni della presidenza di Lula e di Dilma Rousseff e che ha portato fuori della miseria 40 milioni di brasiliani.

Questa assenza di imparzialità — favorita da quel singolare tratto inquisitorio del processo penale brasiliano che è la confusione tra il ruolo giudicante e il ruolo istruttorio che è proprio dell’accusa — è segnalata da numerosi elementi.

Il primo elemento è la campagna di stampa orchestrata fin dall’inizio del processo contro la figura di Lula e alimentata da un inaccettabile protagonismo dei giudici, i quali si sono più volte pronunciati apertamente e pubblicamente fuori dalle sedi del processo contro il loro imputato, così manifestando contro di lui un’ostilità e un pregiudizio che in qualunque altro ordinamento ne avrebbero giustificato la ricusazione.

Un secondo sintomo di parzialità è stata l’attiva promozione da parte dei giudici di “delazioni premiate” e la tendenziale petizione di principio nellavalutazione delle prove, assunte di solito come vere se confermano e come false se contraddicono le ipotesi accusatorie.

Un terzo fattore di preoccupazione circa l’imparzialità del processo è dato dalla sua simultaneità con l’impeachment, di assai dubbia fondatezza giuridica, contro la Presidente Dilma Roussef, che ha generato l’impressione che le due procedure abbiano il senso politico di un’unica operazione di restaurazione antidemocratica. Infine, un’ultima ragione di preoccupazione in ordine all’imparzialità del giudizio è data dalla notizia, riportata concordemente e serenamente da molti giornali, che i giudici avrebbero affrettato la celebrazione del processo d’appello, rispetto ai tempi di solito assai più lunghi delle ordinarie impugnazioni, per giungere quanto prima alla condanna definitiva e così impedire all’ex presidente Lula, ancora assai popolare, di candidarsi alle prossime elezioni presidenziali. La mia speranza, ovviamente, è che i successivi sviluppi di questo processo smentiscano queste preoccupazioni.

Prof. Luigi Ferrajoli | Roma 15/1/2018

Qui il link a una della molte sottoscrizioni che girano per esigere il rispetto delle regole: basta pensare che se Lula viene condannato non può essere candidato. E il processo di appello è stato fissato in tempo record senza rispettare i termini consueti, affinché la difesa potesse organizzare prove e controprove. Mercoledì 24 nel bene o nel male si scriverà una pagina di storia.
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