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Agora, Adesso

testo e traduzione di Paolo D’Aprile

Anche se esistono ricorsi e cavilli, la sensazione è quella di aver ricevuto una mazzata sulla testa. Mi si permetta la citazione evangelica, ma davero “tutto è compiuto”. Il cerchio del gople che ha deposto la presidente Dilma, si è finalmente concluso. Lula, condannato a 12 anni di galera. Non voglio più raccontare il caso già descritto in articoli precedenti. Voglio dire che ieri la mazzata è stata forte. Esco, arrivo in piazza, un mare di gente. Così piena non l’avevo mai vista. Ci si guarda in faccia, con l’espressione di chi già sapeva ma non voleva crederci che sarebbe successo. Sì, i ricorsi… i cavilli… Sul palco arrivano i Leaders, la piazza ondula come un organismo vivo, arriva Lula: Non vogliono condannare me, ma voi, trasformiamo la nostra casa, il nostro lavoro, il tavolino del nostro bar, la nostra chiacchierata col vicino, trasformiamo il nostro quotidiano in un luogo di resistenza attiva, di disobbedienza civile. La piazza grida, applaude: Lula, Guerriero do Povo Brasileiro. Comincia il corteo pacifico in segno di disobbedienza all’ordine diretto del Governatore e della truppa anti sommossa: potete stare nel perimetro della piazza, ma ogni corteo è proibito. Comincia il corteo. La polizia non osa, sarebbe un massacro. I ricorsi… i cavilli, la resistenza quotidiana è appena cominciata.

Former Brazilian President Luiz Inacio Lula da Silva speaks after giving testimony to federal judge Sergio Moro in Curitiba, Brazil, May 10, 2017. REUTERS/Paulo Whitaker

Traduco un testo di Herton Gustavo Gratto

Per te è finita, ex-presidente ladro.
Anche senza prove, vado lo stesso alla avenida Paulista
e sbatto le pentole a favore della tua condanna,
per farti capire che il povero ha diritto a mangiare, ma solo una volta al giorno.
Per te è finita, metalmeccanico ignorante,
così impari a non fare mai più assistenza sociale con i miei soldi,
e osare di trasformare in ingegnere la figlia del muratore.
Per te è finita, ex presidente handicappato,
non è per l’appartamento per cui vieni condannato,
ma per la tua sfacciataggine nell’aiutare il cameriere a diventare un avvocato,
per contribuire all’ascensione del “negro favelado”.
che adesso crede di poter studiare medicina, uscire dalla miseria
e magari andare a Roma a conoscere la Cappella Sistina.
Per te è finita, ex presidente bandito,
così impari che il Nord-est deve continuare dimenticato
e che la sanità e l’istruzione sono per chi ha i mezzi, e non per chi vorrebbe averli.
Per te è finita, semi-alfabetizzato impertinente,
grazie alla tua mancanza di criterio,
il figlio della donna delle pulizie si è rivolto a mio figlio chiamandolo “amico”.
Tu sei condannato perché non ti rendi conto della realtà
e pensi che il povero sia un cittadino che adesso può mettersi un apparecchio nei denti,
può aver una casa tutta sua e può viaggiare in aereo.
Per te è finita, ex presidente immondo.
Così la smetti una volta per tutte di incentivare la mia cuoca a volere il contratto di lavoro.
Ci mancava pure questa, il proletariato che sogna una migliore qualità di vita.
Tu dovresti sapere che questa gente è nata per servirmi e non per essere servita,
ma tu sei così inopportuno che non vedi un palmo davanti al naso,
che permetti alla baby sitter di mio figlio piccolo
di sognare di poter diventare attrice e fare lezioni di inglese.
Tutta questa vergogna è il risultato della tua mancanza di criterio,
della tua irresponsabilità senza uguali,
imparalo una volta per tutte: la pancia vuota e i proiettili vaganti
fanno parte del quotidiano di questa gente abbronzata.
Hai voluto cambiare il mondo e ti sei messo in trappola da solo!
Per te è finita ex presidente imbecille,
sei stato condannato non per aver rubato, perché questo non è stato provato,
il tuo sbaglio è far la storia grande come il Brasile,
avere ottanta per cento di approvazione,
credere nell’uguaglianza e saper governare.
Per te è finita, ex presidente!

Former Brazilian President Luiz Inacio Lula da Silva arrives at Federal Justice, with senator Gleisi Hoffmann (R) for a testimony in Curitiba, Brazil, May 10, 2017. REUTERS/Nacho Doce

Fim da linha pra você, ex-presidente ladrão,
mesmo sem provas
bato panelas 
em prol da sua condenação;
isso é pra você aprender
que o pobre não tem direito a mais que uma refeição.
Fim da linha pra você, metalúrgico boçal,
isso é pra você aprender
a nunca mais fazer assistência social
com meu dinheiro
e nem se atrever a transformar em engenheira
a filha do pedreiro.
Fim da linha pra você, ex-presidente aleijado,
não é pelo triplex
que você está sendo condenado
é pela sua ousadia
em ajudar o garçom
a virar advogado,
em contribuir
pra ascensão do negro favelado
que agora acredita
que pode estudar medicina,
sair da miséria
e até conhecer a Capela Sistina.
Fim da linha pra você, ex-presidente bandido,
isso é pra você aprender
que o Nordeste deve continuar a ser esquecido
e que saúde e educação
é pra quem pode
e não é que pra quem quer.
Fim da linha pra você, semi-analfabeto atrevido,
graças à sua insensatez
o filho da faxineira
chamou o meu filho de amigo.
Você está sendo condenado
pela sua falta de noção
de achar que pobre é gente
que agora pode usar aparelho nos dentes
ter casa própria e andar de avião.
Fim da linha pra você, ex-presidente imundo
isso é pra você parar com essa palhaçada
de estimular a minha cozinheira
a querer ter carteira assinada;
era só o que me faltava
o proletariado sonhar com qualidade de vida.
Você devia saber
que essa gente nasceu pra me servir
e não pra ser servida
mas você é tão inconsequente,
não enxerga um palmo diante do nariz
que fez a babá do meu caçula
sonhar que pode estudar pra ser atriz
e fazer aula de inglês.
Essa pouca vergonha
é resultado
da sua insensatez
da sua irresponsabilidade desmedida
aprenda de uma vez,
barriga vazia
e bala perdida
fazem parte do cotidiano
dessa gente bronzeada.
Foi querer mudar o mundo
se meteu numa enrascada
Fim da linha pra você, ex-presidente imbecil
você está sendo condenado
não por ter roubado
porque isso não foi provado;
seu erro
foi ser fazer história
ser do tamanho do Brasil
ter oitenta por cento de aprovação popular
acreditar em igualdade
e saber governar.

Fim da linha pra você, ex-Presidente

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