Frases

Aa an

di Paolo D’Aprile

Quanto segue è copiato pari pari da un articolo di Florestan Fernandes Jr. dal sito www.viomundo.com.br

O meglio, quanto segue è ispirato all’articolo in questione, perché invece di tradurlo ne cambierò qualcosa qua e lá, senza il permesso dell’autore. Però prima voglio comunicare che l’università di Harvard ha invitato Anitta per una conferenza sul Brasile. L’anno scorso l’oratore fu il giudice Moro, il grande inquisitore di cui la figura mi ripugna assai e il parlarne ulteriormente mi ripugna ancor di più. Dicevo dunque che Anitta terrà una conferenza ad Harvard. Per chi naviga nell’ignoranza affermo e dichiaro che sulla medesima sono stati scritti articoli accademici e tesi di laurea in cui si parla di femminismo, nuova coscienza, diritti, cittadinanza, esclusione, inclusione, favelas, razzismo, emancipazione, empowerment, vecchio e nuovo Brasile.

Ma veniamo all’articolo di Florestan Fernandes Jr. Una citazione di un proverbio latino americano: Yo no creo en brujas pero que las hay, las hay; traduco letteralmente: non credo alle streghe, però che ci sono, ci sono. Se fosse un film lo vorrei con Norman Freeman e magari Julia Roberts. Un bel film sulla teoria della cospirazione, di quelli in cui un grande vecchio vuole controllare il modo ma alla fine arrivano i nostri e salvano l’umanità.

Dice Florestan Fernandes Jr. che nel 2007 la Petrobras scopre un enorme pozzo di petrolio in profonde acque oceaniche a due passi dalla nostra costa. Roba da miliardi e miliardi di barili. Un anno dopo vengono rubati quattro computer con informazioni ultra segrete, il futuro del Paese. Pochi mesi dopo WikiLeaks pubblica un documento nel quale si attesta che in una conferenza promossa dal programma Bridges Project – vincolato al Dipartimento di Stato USA –  il cui obiettivo era “consolidare la collaborazione bilaterale per l’applicazione della legge”, partecipa un giudice brasiliano: Sergio Moro.

Nel 2013 viene divulgata la notizia che la Presidente Dilma era spiata dalla CIA, e non solo, ma anche la Petrobras era sotto sorveglianza costante. Pochi mesi dopo inizia l’Operazione Lava Jato e  il giudice di cui sopra ne diviene il simbolo.

Nel mese di marzo del 2014 comincia l’offensiva politica-giudiziaria-mediatica che culminerà con la deposizione della Presidente Dilma, paralizzerà la Petrobras e distruggerà l’economia del paese attraverso il blocco delle attività industriali. Tutto in nome della lotta alla corruzione e con l’applauso massificato dei nostri mezzi di comunicazione (chi segue i nostri articoli, può farsi un quadro della situazione). Milioni di posti di lavoro perduti, migliaia di imprese pubbliche e private in bancarotta e un regresso totale nei diritti civili. Il governo che si instaura estingue una riserva ambientale di quattro milioni di ettari, annuncia la privatizzazione delle grandi imprese pubbliche, della zecca di stato, e la gestione dei campi petroliferi scoperti dalla Petrobras. Ieri, 6 febbraio, l’ex ministro dell’economia, ex uomo forte del governo Lula, in prigione per corruzione, dice al giudice Moro che la scoperta del petrolio è stata la rovina del Paese. Questa affermazione è un chiaro segno di sottomissione agli interessi strategici delle forze che portano alla privatizzazione il patrimonio pubblico. Affinché il Brasile continui in ginocchio è necessario neutralizzare le forze popolari rappresentate da Lula.

Qui finisce l’articolo di Florestan Fernandes Jr che, come ho già detto, ho modificato qua e là, senza il permesso dell’autore.

Se pensiamo che in queste ultime 48 ore, tutti i processi a carico di esponenti politici responsabili dell’impeachment di Dilma sono caduti in prescrizione; se pensiamo che il processo di appello in cui Lula è stato condannato a 12 anni di galera non ha rispettato i tempi consueti ma è passato davanti a ben 257 altri processi che aspettavano il loro turno, potremmo dire che non crediamo alle streghe, ma che ci sono, ci sono. In tutto questo dove entrino Morgan Freeman e Julia Roberts non ne ho idea. Ma che le streghe ci siano davvero, su questo non ci piove.

L’anno scorso il giudice Moro è stato ad Harvard, su youtube si può trovare tutta la sua vomitevole conferenza. Quest’anno ad Harvard ci va Anitta. Tiè. Eccomi arrivato al momento solenne: tradurre il testo che ha aperto le porte della prestigiosa università alla giovane Anitta. Accennavo sopra che su di lei sono stati scritti fiumi di articoli e tesi di laurea. Probabilmente è uno dei simboli del Brasile di oggi. Le prime due strofe: si tratta di un dialogo, un incontro ai massimi livelli in cui in um clima di alta riflessione i personaggi si scambiano parole di amorosi sensi e affinità elettive:

Vai birichina, an an / Ma sei pazza, tu a giocare con il culetto

An an tutudum, an an

Vai birichina, an an / Ma sei pazza, tu a giocare con il culetto

An an, tutudum, an an

Me lo chiedi, an an / Preparati che comincio a ballare, fai attenzione

An an, tutudum, an an

Non ce la fai / Prova a guardarmi mentre mi sballozzo fino a terra

An an tutudum, an an

Con la forza e lo stomaco di arrivare fino in fondo, avrete potuto notare la presenza fugace, ma non troppo, di una ballerina più vistosa delle altre, più opulenta, quelle le cui forme traboccano dal povero bikini. Visto il grande successo ottenuto ha inciso un disco. La ragazza si chiama Jojo Maronttinni, in arte Jojo Toddynho. Dicono sia candidata al Nobel. Volete vedere il video? Stavolta però ve lo andate a cercare da soli.

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